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Rifiuti illegali a Livigno, il sindaco si chiama fuori: "Del tutto estraneo ai fatti"

Remo Galli è il primo degli indagati a rompere il silenzio: "Fornirò nelle sedi opportune ogni chiarimento sulla mia posizione"

Il sindaco di Livigno, Remo Galli, rispedisce al mittente le accuse su un suo possibile coinvolgimento nella mala gestione dei rifiuti. Secondo il primo cittadino, infatti, nell'inchiesta “sono ipotizzati fatti di origine remota, ai quali mi ritengo del tutto estraneo". Una presa di posizione netta che prende le distanza da quanto ipotizzato dagli inquirenti.

Secondo il giudice delle indagini preliminari di Milano, Galli, il suo predecessore Damiano Bormolini e l'assessore Christian Pedrana (Politiche Ambientali e del Verde - Sicurezza del Territorio - Politiche Agricole - Rifiuti - Risanamento Ambientale) sarebbero stati "a conoscenza del fatto che il corpo di polizia locale offrisse ai commercianti" del paese "un improprio 'servizio' di smaltimento dei rifiuti commerciali" anche "pericoloso per l'ambiente". 

Nella mattinata di lunedì 18 luglio i tre amministratori locali, congiuntamente dal comandante della polizia locale Cristoforo Domiziano Franzini, avevano visto perquisire le loro abitazioni ed i loro uffici, alla ricerca di prove sulle "presunte condotte fuorilegge, perpetrate negli anni da diversi soggetti economici con sede a Livigno, organizzate e finalizzate all'illecito smaltimento dei rifiuti derivanti dallo svolgimento delle attività d’impresa". Per questo Franzini si è visto interdire dal lavoro per nove mesi.

Dal canto suo Remo Galli, primo tra gli indagati a rompere il silenzio, si dichiara pronto a collaborare. "Fornirò senz’altro nelle sedi opportune ogni chiarimento sulla mia posizione, confidando in piena fiducia nell’operato della Magistratura”.

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