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Rifiuti e favori agli amici: bufera a Livigno

Documenti falsificati e comunicazioni "non dovute" durante la pandemia. I primi dettagli dell'inchiesta della Procura

Inizia a delinearsi, con la pubblicazione di alcuni particolari, anche "collaterali", l'indagine condotta a Livigno da questura e guardia di finanza sullo smaltimento illecito di rifiuti che ha visto il coinvolgimento del comandante della polizia locale Cristoforo Domiziano Franzini oltre che tre amministratori locali. Il sistema sarebbe collaudato e prassi da, almeno, il 2007.

Nel Piccolo Tibet, infatti, per la maggior parte degli esercenti sarebbe stata consuetudine smaltire i rifiuti con "un'illecita procedura di gestione". A dimostrarlo numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che interrogatori e acquisizioni di documenti, riportati nell'ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabrizio Filice.

Gli investigatori - coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano - sono riusciti a ricostruire "il numero delle operazioni di illecito smaltimento che in 13 anni sono state perpetrate a Livigno: sono stati reperiti 863 verbali, di cui ciascuno riportante decine e a volte centinaia di singoli smaltimenti" tra cui prodotti cosmetici, farmaceutici, liquidi per sigarette elettroniche, strumenti informatici o elettrodomestici. Verbali che sono risultati falsi.

"È emerso che ingenti quantità di rifiuti (la stima è attorno alle 18 tonnellate, ndr) sono state abusivamente riversate nel centro di compattamento di Val Viera, destinato esclusivamente alla raccolta indifferenziata effettuata sul territorio comunale tramite ditte autorizzate. È stato accertato come detta struttura sia stata utilizzata illegalmente per smaltire i beni di cui i commercianti dovevano disfarsi", si legge nell'ordinanza. 

Si è poi anche scoperto che "una ridotta quantità di merce è stata direttamente trattenuta dal comandante Franzini (ora interdetto dal lavoro per 9 mesi) mentre, per la maggior parte dei rifiuti, non è stato possibile accertare la reale destinazione, essendosene persa ogni traccia" continua l'ordinanza in cui emerge come le aziende coinvolte "non abbiano mai pagato nulla al Comune di Livigno per il servizio di smaltimento offerto". Ma il risparmio di spesa ottenuto non sarebbe stato l'unico vantaggio dei commercianti: "grazie ai verbali redatti dalla polizia locale gli indagati hanno poi conseguito il controvalore economico relativo al 'reso' del prodotto dichiarato distrutto ma per cui in realtà non hanno sostenuto alcun costo".

Rapporti d'amicizia 

Tra i comportamenti contestati al comandante della polizia locale livignasca vi sono, inoltre, i favori fatti agli "amici", anche durante la pandemia. Era "consuetudine" per il capo dei vigili avvisare i commercianti sui turni di servizio di un suo collega "integerrimo", di modo che questi potessero organizzare anche feste nei locali, nonostante le regole anti covid in vigore. "Scusa domani sera abbiamo una festa", scriveva un imprenditore al comandante il 30 novembre 2021.

Negli atti si legge che l’imprenditore di solito chiedeva a Franzini "le previsioni meteo" e quest’ultimo "rispondeva con emoticon": il sole per indicare che quel collega era "a riposo" e "condizioni di meteo avverse (bufera o nuvoloso)" per "indicarne invece la presenza in servizio". Per questi comportamenti la Dda di Milano ha contestato a Franzini, tra i vari reati, anche la rivelazione del segreto d’ufficio, ma il gip non ha riconosciuto la contestazione. 

Inoltre Franzini avrebbe pure alterato "il sistema di videosorveglianza della Ztl" per non far prendere multe ad alcuni imprenditori. Infine, la Procura lo indaga anche per peculato, perché si sarebbe tenuto dei beni da smaltire, tra cui flaconcini di profumo ed altro. E per presunta corruzione, perché, per i pm, si sarebbe fatto pagare dagli imprenditori pranzi e generi alimentari.

“Sistema tollerato”

Secondo il gip di Milano gli Amministratori locali sarebbero stati "a conoscenza del fatto che il corpo di polizia locale offrisse ai commercianti" del paese "un improprio 'servizio' di smaltimento dei rifiuti commerciali" anche "pericoloso per l'ambiente". È per questo motivo che nella mattinata di lunedì 18 luglio sono state perquisite le abitazione, oltre che gli uffici, del sindaco Remo Galli, del suo predecessore Damiano Bormolini e dell'assessore Christian Pedrana (Politiche Ambientali e del Verde - Sicurezza del Territorio - Politiche Agricole - Rifiuti - Risanamento Ambientale). Per loro, come per Franzini, la Procura di Sondrio aveva richiesto la custodia in carcere, misura negata dal gip. Oltre agli amministratori locali, nell'inchiesta sono coinvolti oltre trenta indagati.

La replica del sindaco Galli: "Del tutto estraneo"

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