rotate-mobile
La replica

A processo contro Arianna Fontana: si difendono Dotti e Cassinelli

I legali dei due atleti della nazionale italiana di short track: "Nessuna ammissione di colpevolezza e, soprattutto, nessun audio"

Nei giorni scorsi si è tenuta, davanti al Tribunale federale della Fisg (Federazione italiana sport del ghiaccio) la prima udienza del processo che vede imputati Tommaso Dotti e Andrea Cassinelli, accusati di aver volutamente fatto cadere Arianna Fontana, per infortunarla, durante un allenamento a Courmayeur.

Il caso, in un primo momento archiviato, è stato riaperto perchè è stato ammesso come prova un audio in cui Dotti e Cassinelli ammetterebbero il loro comportamento ai danni della campionessa di Polaggia. Così, almeno, è emerso, ma i legali dei due atleti azzurri hanno smentito con forza questa ricostruzione negando la presenza dell'audio e ribadendo l'innocenza dei loro due assistiti.

"Con non poco rammarico siamo stati costretti ad assistere, nella giornata del 6.12.2023, alla pubblicazione di diversi articoli on line di diverse testate, relativi all'udienza tenutasi in data 5.12.2023, avanti al Tribunale Federale della F.I.S.G, in seno al noto procedimento disciplinare che vede coinvolto il nostro assistito, signor Tommaso Dotti, atleta olimpionico della squadra Fiamme Oro e della Nazionale italiana di Short track, avente ad oggetto le accuse mosse (anche) nei suoi confronti dall'at1eta Arianna Fontana - hanno sottolineato in un comunicato stampa gli avvocati Riccardo Verbena e Tommaso Margiotta -. In relazione a ciò, riteniamo opportuno porre alcune puntualizzazioni, cui auspichiamo che se non altro per correttezza oltre che nel pieno rispetto del diritto di cronaca, venga data la medesima visibilità riservati agli articoli in questione".

"Preliminarmente, giova evidenziare che la partecipazione della stampa all'udienza del 5.12.2023, per espressa disposizione del Tribunale Federale, era subordinata, tra l'altro, al “divieto di divulgare a mezzo stampa quanto appreso nel corso dell'udienza medesima”: circostanza, questa, da cui consegue che ogni articolo in merito alla predetta udienza è stato pubblicato (sia dalla - unica - testata presente alla stessa sia da quelle che hanno semplicemente ripreso l'articolo della prima) in palese violazione di quel divieto e della ratio espressamente sottesa allo stesso, dichiaratamente identificata nella “tutela delle parti del procedimento” (parti, la cui tutela, è appunto venuta meno con la suddetta pubblicazione) - proseguono i due legali -. Ciò che si intende precisare, a chiare lettere, con il presente comunicato, è che detti articoli sono colmi di imprecisioni ed errori (anche solo cronologici), sia per quanto attiene ai fatti sottesi al procedimento sia per quanto concerne quanto accaduto in seno allo stesso".

"Senza volersi soffermare sul carattere evidentemente "di parte” delle pubblicazioni in questione (cui si è ormai abituati da quasi due anni), emblematicamente riscontrabile anche da aspetti terminologici tesi ad esaltare una parte e svilirne un'altra (ancorchè medagliata olimpica), si rimarca con forza che tutto ciò che è riportato negli articoli, in particolare sui fatti imputati al signor Dotti, sul contenuto ed il valore della più volte menzionata "prova regina", costituita dalla registrazione depositata dalla signora Arianna Fontana (e sulla cui genesi nessuno degli organi di stampa sembra essere particolarmente interessato, ancorchè la stessa sia fortemente emblematica della fondatezza delle accuse mosse al signor Dotti), ed altresì sull'esistenza di dichiarazioni asseritamente confessorie del signor Dotti rispetto alle accuse che gli vengono mosse, lungi dal rappresentare un fatto acclarato o una verità già emersa ed accertata, rappresenta, tutt’al più, una sintesi della tesi accusatoria della (sola) signora Fontana. Tesi che è fortemente e fondatamente contestata dal signor Tommaso Dotti in ogni suo aspetto e che si confida venga sconfessata all'esito del procedimento che mira - appunto - ad accertare la verità".

"Non è certo questa la sede per esporre le ragioni in forza delle quali la presente difesa ritiene le accuse mosse al suo assistito palesemente destituite di ogni fondamento (lo si sta facendo e lo si farà nelle sedi competenti, con la massima fiducia nelle istituzione chiamate a decidere), né è intenzione della presente difesa porre limiti alla sacrosanta libertà della stampa; ma, d'altro canto, non si può continuare ad assistere inermi al racconto di una sola versione dei fatti, senza perlomeno pretendere che venga precisato che questa è - appunto - una sola versione - si conclude il comunicato -. Il silenzio serbato fino ad ora dal signor Dotti sulla questione è giustificato non certo dall'assenza di cose da dire, quanto semmai dal profondo rispetto per gli Organi di giustizia sportiva e per i doveri di comportamento (cui tutti gli atleti dovrebbero attenersi), oltre che dalla volontà di non turbare la serenità della squadra con vicende “mediatiche”; ma non può e non deve trasformarsi nell'occasione per accreditare una verità inesistente, sulla base dell'unica voce che ha interesse a farsi sentire. Si auspica, quindi, per il futuro, una maggior attenzione e precisione nel riportare i fatti nell'ambito di un sereno esercizio del diritto di cronaca".

Andrea Cassinelli

Anche i legali di Andrea Cassinelli hanno diramato nelle scorse ore una nota in cui difendono il loro assistito e soprattutto smentiscono con forza la presenza dell'audio incriminato.

"Il signor Cassinelli non è accusato di aver fatto cadere la signora Fontana - spiegano gli avvocati -. Cassinelli (così come Dotti) non ha mai ammesso alcunché né tantomeno la sua ammissione è mai stata registrata; la registrazione della riunione del 18 settembre 2019, che fu effettuata di nascosto e presentata solo in un secondo momento dalla difesa della signora Fontana per chiedere la riapertura delle indagini, non dice quanto riportato dall'articolo in discorso. In tale riunione, alla quale parteciparono il Segretario Generale della Federazione, tecnici ed atleti, si discusse semmai del comportamento tenuto in pista durante gli allenamenti dal signor Lobello, marito e allenatore personale della signora Fontana, e dei problemi che la presenza in pista dello stesso comportava per gli atleti durante gli allenamenti. Tant'è che a seguito di quella riunione al sig. Lobello non fu più consentito di accedere alla pista durante gli allenamenti degli atleti".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

A processo contro Arianna Fontana: si difendono Dotti e Cassinelli

SondrioToday è in caricamento