«Il Morelli è un ospedale fondamentale», la Regione spiega nel dettaglio le sue scelte sulla sanità

Alte specialità, Unità spinale e servizio d'emergenza: Sertori e il dirigente regionale Salmoiraghi fanno chiarezza sul futuro dell'ospedale di Sondalo

Da sinistra: Della Pona, Cecconami, Saporito, Sertori, Turba, Salmoiraghi e De Gonda

Efficacia ed efficenza, capacità di rispondere alle necessità sanitarie del territorio utilizzando nel migliore dei modi le risorse a disposizione: essere in rete con le strutture della regione operando, al contempo, con un approccio interdisciplinare. Si potrebbe racchiudere in queste poche parole la volontà di Regione Lombardia di riorganizzare la sanità in Valtellina e Valchiavenna. Una visione generale, su tutta la provincia di Sondrio, che mira a rendere il sistema sanitario provinciale adeguato al tempo che stiamo vivendo, fatto di tecnologie e competenze nuove, oltre che di un'importante emergenza sanitaria capace di stravolgere l'organizzazione e l'operato dei presidi sanitari.

È in questa logica che, lungo la conferenza stampa organizzata presso l'ospedale Morelli di Sondalo, per fare chiarezza sulla tanto dibattuta riorganizzazione dei presidi ospedalieri della provincia di Sondrio, sono intervenuti l'assessore regionale alla Montagna, Massimo Sertori, il vice direttore della Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, Marco Salmoiraghi, il direttore generale di ASST Valtellina e Alto Lario, Tommaso Saporito, il direttore generale dell’ATS, Lorella Cecconami, il direttore dell’Unità operativa complessa della Chirurgia Toracica di Sondalo, Claudio Della Pona, e il direttore dell’Unità operativa complessa della Neurochirurgia e dell’Oculistica, Federico De Gonda.

Le motivazioni

Al centro della conferenza stampa le scelte che hanno spinto, anche alla luce dell'emergenza covid-19, Regione Lombardia e ASST a spostare i reparti delle cosiddette alte specialità (neurochirurgia, chirurgia vascolare e toracica) dall'ospedale Morelli di Sondalo all'ospedale civile di Sondrio.

«Si pensa sempre che ci siano dei doppi fini in operazioni di questo tipo ma noi vogliamo solo migliorare le prestazioni sanitarie che la provincia di Sondrio eroga. Personalmente sono orgoglioso e fiero che ci stia muovendo soltanto nel tentativo di offrire una qualità di servizi sanitari migliori. Facciamo delle scelte cercando di cogliere l’essenza delle strutture, guardano si alla loro storia ma proiettandoci in avanti, osservando dova va la medicina che è cambia radicalmente e continuamente negli ultimi 30 anni. I professionisti della sanità lombarda ci stanno dicendo nei tavoli di lavoro istituiti da mesi di fare delle scelte. È giunto il momento che le competenze dei professionisti siano mantenute al massimo standard di preparazione e tecnologia. Ciò è possibile solamente avendo, banalmente, professionisti bravi e formati che hanno la possibilità, inoltre, di avere un volume di attività (operatoria e ambulatoriale, ndr) importante» ha spiegato Marco Salmoiraghi.

In tempo di covid le tre alte specialità chirurgiche sono state spostate nel capoluogo valtellinese e, con ogni probabilità ci rimarranno, con la previsione che equipe mediche adeguate si spostino a Sondalo all'occorrenza per operare. «Rispetto a quando ho iniziato io, 30 anni, le cose si sono stravolte. Allora la chirurgia toracica era figlia della tisiologia, della TBC. Le antibioticoterapie non era efficaci e quindi c'era la necessità di strutture come il Morelli. Oggi invece gli stravolgimenti tecnologici fanno si che un paziente abbiamo bisogno di meno tempo per guarire: i concetti di spazio e tempo sono cambiati nella medicina moderna. Per lavorare al meglio c'è bisogno di un significativo volume di attività che si ottiene solo se si hanno risorse umane in grado di usare la tecnologia che abbiamo disposizione. Stante il piano, con gli adeguati investimenti, penso si possa fare un'ottima chirurgia toracica a Sondrio, perchè c'è la possibilità di operare in interdisciplinarietà» ha spiegato il primario Della Pona.

«Fin dal mio insediamento ho cercato di collaborare, sfruttando le mie conoscenze ed amicizie, con altre strutture ospedaliere regionali di primissimo piano. Collaborazioni fruttuose, per esempio quella con l'Istituto Besta o il Galeazzi di Milano, che ci permettono di operare pazienti del Morelli in luoghi dove c'è una tecnologia avanzata. Lavorare in rete, salvaguardando le mie competenze e quelle dei miei collaboratori, è per me fondamentale» ha aggiunto il dottor De Gonda, anch'egli favorevole ad un equipe medica "mobile" capace di muoversi tra gli ospedali all'occorrenza.

Le scelte politiche

«La volontà di ripensare alla sanità della provincia di Sondrio nasce nel luglio 2018 quando io e l'assessore Welfare, Giulio Gallera, abbiamo pensato di proporre uno studio tecnico terzo, senza coinvolgimento campanilistico, che permettesse di pensare ad un piano efficace, partendo da una condizione reale. Il piano, redatto dal Politecnico di Milano e presentato nell'ottobre 2019, prevedeva una serie di tavoli tecnici di confronto con il territorio. L’Alta Valle si è sempre rifiutata di sedersi ad un tavolo provinciale e me ne dispiaccio personalmente visto che mi sono preoccupato, anche informalmente, di favorire il dialogo. Il dualismo Sondrio-Sondalo non è opportuno, il tema è garantire un sistema sanitario adeguato al bisogno di tutta la popolazione della provincia di Sondrio che è lunga circa 200 chilometri. I 71 sindaci hanno fatto le loro osservazioni mentre dal Bormiese non è pervenuto nulla» ha evidenziato l'assessore pontasco Massimo Sertori.

«Prima di fare delle scelte la Politica ascolta, innanzitutto, le rilevanze tecniche. Ho chiesto personalmente al presidente Fontana e al collega Gallera che la delibera che andremo a firmare nel prossimo settembre abbia al suo interno anche un piano finanziario sugli investimenti, con delle tempistiche precise delle realizzazioni e la descrizione delle risorse umane necessarie» ha aggiunto Sertori.

Le critiche dell'Alta Valle

Entrando nella contrapposizione tra l'Alta Valle, rappresentata dai sei sindaci del Bormiese e dal “Comitato a difesa della sanità di montagna - Io sto con il Morelli” (leggi qui), ed i restanti 71 sindaci della provincia di Sondrio, è stato il vice direttore della Direzione generale Welfare, Marco Salmoiraghi, ha spiegare nel dettaglio la posizione di Regione Lombardia: «Il documento firmato dai 71 sindaci coglie bene il disegno organizzativo dell’intera provincia, esponendo delle problematiche ed enfatizzando alcuni aspetti che erano stati lasciati a margine dal documento del Politecnico».

Tra i dubbi che preoccupano di più l'Alta Valle c'è la volontà, da parte regionale, di utilizzare i padiglioni 1 e 4 del Morelli per contrastare il coronavirus, a differenza di sindaci e comitato che vorrebbero fossero utilizzati i padiglioni 6 e 7 per evitare "contaminazioni" e poter sfruttare al meglio la struttura ospedaliera sondalina. «L'ospedale di Sondalo nacque con un'esigenza di un certo tipo ed ha una volumetria pensata per allora. Quattro padiglioni sono sufficienti per permettere l'ordinaria attività,  280/300 posti rappresentano un ospedale medio-grande a livello regionale» ha evidenziato Salmoiraghi.

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«Non ci saranno problemi neanche per l'Unità spinale, che funzionerà con gli specialisti che si sposteranno in base alle esigenze dei pazienti.  Potremo anche aumentare la ricettività perchè Sondalo è un luogo di competenza in cui vogliamo crediamo. Ricordando sempre che dobbiamo ragionare nella logica di efficacia ed efficienza. Per noi il Morelli è un ospedale fondamentale che è e rimane un ospedale di primo livello oltre che un dipartimento di emergenza di primo livello. Non è assolutamente vero che c’è intenzione di togliere il ruolo del pronto soccorso, i codici gialli e rossi vengono ancora portati a Sondalo» ha aggiunto il dirigente regionale ricordando come l'ipotesi di trasformare il Morelli in un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS).

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