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PNRR, per Uncem Lombardia la montagna è penalizzata

La parole del presidente Tiziano Maffezzini: "In montagna in numerosissimi bandi manca una visione di insieme, di cooperazione e condivisione di obiettivi strategici che siano davvero in grado di fare la differenza per la cosiddetta 'next generation'"

"È passato un anno, era il luglio del 202, dall’approvazione del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza #Nextgenerationitalia” (PNRR) e qualche riflessione è d’obbligo". Così Uncem Lombardia prende posizione e condivide alcuni spunti di riflessione rispetto a quella che si può e si deve a buon titolo definire un’opportunità imperdibile.

Complessivamente sono 191,5 miliardi di euro i fondi messi a disposizione, ai quali il Governo italiano ha sommato risorse pari a 30,6 miliardi di euro del Fondo complementare, ripartiti in sei missioni:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura - 40,32 miliardi
  • rivoluzione verde e transizione ecologica - 59,47 miliardi
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile - 25,40 miliardi
  • istruzione e ricerca - 30,88 miliardi
  • inclusione e coesione - 19,81 miliardi
  • salute - 15,63 miliardi.

"A nostro avviso vi sono però numerosi 'se' e 'ma' da non trascurare, quasi un monito. Abbiamo condiviso con entusiasmo le dichiarazioni/esortazioni del presidente della Repubblica Matterella - spiega il presidente di Uncem Lombardia, Tiziano Maffezzini - che, il 9 novembre del 2021, ha ricordato a tutti noi come '[…] il PNRR debba essere un’ occasione significativa per riprogettare il Paese, per il cambiamento, per ridurre ed eliminare i divari tra realtà urbane e zone rurali, per mettere in valore risorse come quelle montane, da tempo esposte al declino. È una sfida difficile che ci costringe a ripensare modelli di vita, distribuzione e accesso ai servizi, dopo decenni in cui la spinta al risparmio di risorse pubbliche, ha inciso profondamente e non sempre raggiungendo gli obiettivi'. A distanza di un anno però - prosegue Maffezzini  - i problemi già sollevati a suo tempo per esempio da Uncem nazionale sono ben lungi dall’essere stati risolti o quanto meno consapevolizzati”.

“Ciò che, ancora oggi, lamentiamo come realtà montane è la mancanza, in numerosissimi bandi, di una visione di insieme, di cooperazione e condivisione di obiettivi strategici che siano davvero in grado di fare la differenza per la cosiddetta 'next generation' - spiega Maffezzini. Una generazione futura che rischiamo, per l’ennesima volta, di deludere e tradire lasciando irrisolti una serie di problemi la cui soluzione, a mio avviso, non è più rinviabile. E’ necessario premiare nei bandi la capacità di coesione fra gli enti e non favorire una lotta quasi fratricida tra piccoli comuni, spesso anche vicini geograficamente, per accaparrarsi le risorse finanziarie messe a disposizione. Questo significa sottoscrivere il fallimento e rinunciare ad una programmazione oculata e intelligente che possa favorire un reale ed innovativo sviluppo del sistema montagna oggi più che mai in crisi e alle prese con una fragilità complessiva davvero allarmante. Ma quale modello di sviluppo vogliamo attuare per le nostre terre? Come conciliare innovazione, modernizzazione, economia e servizi con la sostenibilità, un imperativo categorico per altro imposto dal PNRR?”.

Montagna penalizzata

Per Uncem Lombardia, iniziative estemporanee tanto per non perdere i bandi, interventi a breve termine, progetti limitati a piccole comunità, quasi fossero galassie a sè stanti, non favoriscono il bene della 'next generation', che compare con tanto di hashtag a corredo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Insomma, secondo Uncem Lombardia i bandi non sono solo molto complessi per le piccole amministrazioni locali che per altro non hanno strutture operative (personale e competenze) in grado di predisporre gli iter di partecipazione, ma non interpretano nemmeno i reali bisogni di una montagna che vanno ripensati in un’ottica di sistema e non più di singola comunità.

"Per questo sarebbe auspicabile dare finalmente corso alla riforma del TEUL, il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali per rendere le amministrazioni più agili e dinamiche, anche dal punto di vista dell’organizzazione interna e della pianta organica così come sarebbe necessario, benché ve ne siano già svariate, incentivare e moltiplicare le occasioni e i momenti di formazione per il personale" continuano dall'associazione di Comuni montani.

“Bene l’approvazione del provvedimento di riparto che stanzia per la montagna 300 milioni di euro per il 2022/2023 - aggiunge Maffezzini - ma ribadiamo il bisogno di supporto da parte degli enti locali rispetto alla programmazione di medio/lungo termine”. “Faremo la nostra parte  - conclude. La montagna lombarda, con le sue persone e le amministrazioni che la rappresentano ogni giorno, è e sarà in prima linea per seguire i successivi passi di quella che è una partita che non possiamo permetterci non solo di perdere ma di giocare male”.

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