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La Lega arranca alle politiche, è l'ora dei malumori

Per il partito di Matteo Salvini una netta perdita di voti anche nelle storiche roccaforti come la Valtellina. Ugo Parolo: "Basta con la politica del 'decido tutto io' o 'degli amici'". E Fontana potrebbe non essere ricandidato a governatore della Lombardia

Dopo le elezioni politiche si apre una fase di analisi all'interno della Lega. Per alcuni, all'interno del partito, potrebbe essere la fine dell'era Salvini. Scendere dal 17 al 9% nazionale e doverlo digerire. Senza dimenticare il 15% preso in provincia di Sondrio così lontano dal 40% del 2018.

Il segretario, tuttavia, dopo aver trascorso la domenica elettorale in Valtellina dall'amico Massimo Sertori, lunedì mattina in via Bellerio ha provato a mostrarsi sereno e si è concentrato soprattutto sul buon esito della coalizione di centrodestra: "Dopo tanti anni c'è un governo scelto dai cittadini con una maggioranza chiara di centrodestra, e conto che per almeno 5 anni si tiri diritto senza cambiamenti e mettendo al centro solo le cose da fare. Ho messaggiato con Giorgia alle 5 mattino, le faccio i complimenti: lavoreremo a lungo insieme".

La lettura del netto calo di consensi, per il segretario leghista, è quella di avere governato a tratti, durante la legislatura appena conclusa, prima con il Movimento 5 Stelle e poi con la larga coalizione di Draghi, mentre Giorgia Meloni si è sempre posizionata all'opposizione. Salvini non si è pentito ("lo rifarei, data la situazione che c'era") ma ha ammesso che, a questa tornata elettorale, "è stata premiata l'opposizione" e si è comunque intestato di avere contribuito a staccare la spina al governo Draghi, lanciando anche una frecciata a chi, nella Lega, non era d'accordo: "Se prima del governo Draghi la Lega aveva più voti di Fdi e ora ne abbiamo meno, la conclusione è ovvia".

Rabbia interna

Inutile dire che l'umore, in casa Lega, non sia alle stelle. Tra i primi ad esprimersi apertamente è stato Ugo Parolo, deputato uscente e leghista di spicco in Valtellina e nel Lecchese. "Quando in tutti questi anni sollevavo. le mie perplessità, sia sul territorio valtellinese che a livello nazionale, venivo trattato come 'rimpic***oni', oppure come disfattista, oppure, nella migliore delle ipotesi, accusato di non 'essere informato'. Adesso nella Lega il rischio è quello di far finta di cambiare tutto per non cambiare niente! E magari trovare un unico responsabile! E coloro che per anni hanno ripetuto i comportamenti e i messaggi sbagliati come ripetitori televisivi senza la minima riflessione critica, potrebbero improvvisarsi capi popolo della rivolta!".

"Ci si è dimenticati che grazie al loro metodo dirigista e narcisista hanno portato la Lega dal 40/50% a poco più del 10%, come nei territori dell’Alta Valtellina, senza considerare che in termini assoluti la perdita di voti è ancora maggiore perché c’è stato maggior astensionismo. Dobbiamo tornare ad ascoltare/ci e confrontarci seriamente con il territorio, basta con la politica del 'decido tutto io' o 'degli amici'. Non ho niente da chiedere alla Lega, ho già avuto tutto e avrei tutto l’interesse a stare fuori da queste vicende. Ma come ho già detto, la Lega è la mia casa politica, ho lottato 30 anni per un ideale di libertà e ora non può finire così . La Lega è un patrimonio di tanti, è la nostra terra che torna a fare Politica per un progetto di libertà e di sviluppo. Servono congressi veri, subito, sia quello nazionale che quello federale. Ci vuole un vero confronto sui progetti politici altrimenti il prossimo passo, le elezioni regionali lombarde e venete, saranno la vera Caporetto della Lega".

Come Parolo anche Paolo Grimoldi, già segretario lombardo, che un mese fa si era lamentato di una candidatura non vincente nel risiko delle caselle, si è espresso pubblicamente. "La dignità imporrebbe dimissioni immediate", non la manda a dire: "Abbiamo perso in maniera disastrosa. Ora servono subito i congressi per ricostruire il movimento. Persino i 5 Stelle ci hanno superato e siamo appaiati a Calenda e alla 'morente' Forza Italia, nonostante un'affluenza molto bassa al sud. Un disastro assoluto". Secondo Grimoldi, una forza "che si definisce autonomista" avrebbe dovuto evitare di gestire "la campagna elettorale con commissari imposti dall'alto, senza mai coinvolgere la base".

Per uno che parla, tutti gli altri preferiscono trincerarsi nel 'no comment' e, almeno ufficialmente, guardare al risultato globale, che darà al paese una maggioranza di centrodestra. Difficile in questo momento 'scavare' per trovare qualche voce disposta a contestare apertamente il segretario. Salvini, d'altra parte, promette congressi provinciali e regionali e poi un congresso federale: "A quel punto la Lega sarà al governo già da tempo". Come a dire, la tempesta, se mai ci fosse in questo momento, sarà passata. 

Fontana

E, sulla ricandidatura di Attilio Fontana a governatore della Lombardia nel 2023, Salvini è tornato per (cercare di) chiudere il discorso: "Ho letto ricostruzioni fantasiose, ma il centrodestra ha la maggioranza assoluta in Lombardia e squadra che vince non si cambia". Certo è che i rapporti di forza interni alla coalizione sono opposti rispetto a prima. A Monza, per esempio, Fdi ha il 26%, la Lega è inchiodata all'11%. Nel collegio di Varese, quello da cui provengono sia il fondatore Umberto Bossi sia l'attuale governatore lombardo Attilio Fontana, Fdi sfiora il 30%, la Lega resta sotto il 15%. Stesso distacco (29-15) nel collegio di Bergamo.

Difficile pensare che Fdi, nelle prossime settimane, non chiederà di riconsiderare la candidatura di Fontana. Le frizioni interne al centrodestra si erano già fatte sentire nei mesi scorsi, in modo evidente da parte della vicepresidente, Letizia Moratti, che non aveva fatto mistero di pensare alla candidatura al posto di governatore; e in modo più sotterraneo, ma comunque "rumoroso", proprio da parte di Fratelli d'Italia, che probabilmente aspettava il 25 settembre per aprire il dossier. Ora, risultati alla mano, i leader lombardi del partito di Giorgia Meloni si faranno certamente sentire con gli alleati. E' presto per capire se spingeranno per la candidatura della Moratti o, magari, di un esponente di Fdi di più stretta osservanza. Di certo la posizione di Fontana al piano più alto di Palazzo Lombardia scricchiola un po'. Suonano chiare, sempre lunedì, le parole della deputata di lungo corso Paola Frassinetti: "Ci mettiamo a disposizione della persona che si ritenga possa vincere. Può anche essere il presidente uscente. Ma noi oggi ci sediamo al tavolo con un altro peso politico".

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