Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

"Laura Ziliani ammazzata per l'eredità", le figlie cercavano come uccidere su internet

Al momento della scomparsa della donna i cellulari delle figlie e del genero erano nuovi, resettati alle impostazioni di fabbrica

"I tre indagati avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell’amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici". A scriverlo è il Gip Alessandra Sabatucci, nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto di due delle tre figlie della donna morta in Valle Camonica lo scorso maggio: Silvia e Paola Zani (la prima di 27 anni, la seconda di 19) e del fidanzato della maggiore, Mirto Milani.

Si legge ancora nelle 38 pagine degli atti, dove emergerebbe una chiara volontà omicida degli arrestati: "Il proposito omicidiario è il frutto di una lunga premeditazione che ha permesso ai tre indagati di organizzare un piano criminoso che ha consentito loro di celare per lungo tempo la morte della donna e di depistare le indagini a loro carico". 

Un residente di Temù, inoltre, avrebbe visto il 25 maggio i due fidanzati Mirto Milani e Silvia Zani entrare nella boscaglia, dove i carabinieri hanno poi trovato la scarpa mancante. La prima era stata rinvenuta nel torrente Fumeclo, "in un punto che sarebbe incompatibile con la direzione verso monte che avrebbe intrapreso la signora Ziliani", spiegano i carabinieri.

Le intercettazioni

Le sue comunicazioni erano intercettate dalla Procura, ma Paola Zani, ovviamente, non lo sapeva. Dall'analisi delle registrazioni emersa nella giornata di ieri emergono particolari inquietanti sulla vicenda.

Paola Zani, parlando con un'amica, avrebbe svelato che il cognato Mirto Milani - 27 anni, laureato in psicologia, sopranista e organista in chiesa - «Ha fatto ricerche su come uccidere la gente, piante velenose, crimini perfetti, serial killer e torture». Stando a quanto riferito all'amica, anche le due sorelle si sarebbero informate «Anche io e Silvia siamo iscritte ad un canale di You Tube denominato Truecrime». 

Un altro elemento sotto la lente degli inquirenti è quello che riguarda i telefoni cellulari dei tre arrestati. Al momento del sequestro, in seguito alla scomparsa di Laura, i tre apparecchi erano nuovi, resettati alle impostazioni di fabbrica. Interrogati su questa anomalia, i tre dissero di aver venduto i vecchi apparecchi a un immigrato in stazione a Brescia «perché avevamo bisogno di soldi», e di averne poi però acquistati di nuovi. La tesi non ha mai convinto gli investigatori, il Gip ha ipotizzato si tratti di un'operazione volta ad eliminare eventuali prove contenute sui telefoni di sorelle e cognato.

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