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Sabato, 28 Maggio 2022
Coltivazioni da tutelare

Gli agricoltori che subiscono danni potranno far abbattere i cinghiali

In base a una delibera approvata da Regione Lombardia i soggetti interessati dovranno indicare due operatori abilitati al contenimento dell'animale sui propri terreni

In Lombardia gli agricoltori che subiscono danni causati da cinghiale alle coltivazioni potranno indicare due operatori abilitati al contenimento dell'animale sui propri terreni. È quanto stabilisce la delibera approvata dalla Regione su proposta dell'assessore all'agricoltura, alimentazione e sistemi verdi, Fabio Rolfi.

Adottate tutte le misure possibili

"In questi anni - ha dichiarato Rolfi - abbiamo introdotto la possibilità per gli agricoltori provvisti di licenza di intervenire direttamente, abbiamo aggiornato la legge, abbiamo introdotto la caccia di selezione al cinghiale tutto l'anno anche con visore notturno, abbiamo previsto la facoltà di foraggiamento ossia il posizionamento di piccole quantità di cibo per attrarre il cinghiale. La Lombardia ha fatto tutto ciò che consente la norma nazionale, spesso finendo anche nelle sedi giudiziarie per difendere le proprie leggi e il diritto dei territori di gestire la piaga del cinghiale. Ora serve l'intervento dello Stato, da sempre inerte: la proliferazione incontrollata di cinghiali causa danni all'agricoltura ed è un pericolo per la sicurezza stradale".

"Il cinghiale - ha ricordato l'assessore - è anche il principale vettore della peste suina africana e questo dovrebbe far riflettere sugli effetti del disinteresse manifestato in questi anni da parte dei ministeri competenti".

La richiesta

Il proprietario o conduttore del fondo sul quale vengano certificati danni alle colture o al sistema agrario, al fine di incentivare il contenimento delle popolazioni di cinghiale potrà quindi presentare ai competenti Corpi di Polizia provinciale specifica istanza di autorizzazione per due operatori abilitati al controllo selettivo degli ungulati.

"Questa misura - ha affermato l'assessore - conferma la volontà di regione di attivare ogni misura possibile per incrementare ancora di più il contenimento del cinghiale nell'ottica della difesa delle coltivazioni e della sicurezza delle comunità locali".

I numeri

Nel 2021 gli abbattimenti totali in Lombardia sono stati 12.972, a cui vanno aggiunti i 1.187 in parchi e riserve, contro i 9.198 totali del 2020 e i 7.371 del 2019. Di questi abbattimenti in provincia di Sondrio ne sono stati registrati 279 nel 2019, 362 nel 2020 e 477 l'anno scorso

Gli agricoltori, i cittadini che abitano in montagna e i sindaci - ha sottolineato Rolfi - hanno bisogno di risposte concrete e il nostro impegno va in questa direzione. Con la delibera di oggi abbiamo colmato una ulteriore lacuna. Alcuni Ambiti territoriali e Comprensori alpini di caccia in aree non idonee al cinghiale non hanno predisposto i Progetti pluriennali di gestione del cinghiale o gli interventi annuali di prelievo. Ora abbiamo stabilito un cronoprogramma che prevede la predisposizione del documento entro il 1° luglio 2022, in alternativa scatterà il potere sostitutivo di Regione e predisporremo direttamente i piani per avviare ovunque la caccia di selezione".

La soddisfazione di Coldiretti

Ringraziamo l’assessore Rolfi per l’attenzione con cui guarda a questa problematica - ha sottolineato Coldiretti Lombardia - testimoniata da questa ulteriore misura. La situazione nelle nostre campagne è ormai insostenibile in varie aree. I cinghiali stanno mettendo a rischio la tenuta stessa delle aziende agricole, a causa delle devastazioni che provocano alle colture in campo: dal fieno, la cui qualità è compromessa dall’andirivieni di questi animali sui prati, al mais, le cui semine vengono decimate se non azzerate; dalle patate ai piccoli frutti che sono ricercati come cibo. Non vengono risparmiati neanche il riso, schiacciato dai loro zoccoli, o le vigne dove le piantine più piccole vengono sradicate mentre il frutto maturo viene mangiato. Danni si registrano anche negli uliveti con i cinghiali che scavano vicino alle radici delle piante, pregiudicandone la tenuta. Questi animali sconvolgono l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico e non risparmiano i muretti a secco, la cui arte è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità".

"Non c’è più tempo da perdere, serve un’azione sinergica su più fronti per mettere in campo interventi decisivi e riportare sotto controllo la gestione di questi animali, sia a livello numerico che spaziale - conclude Coldiretti Lombardia - attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge e le azioni programmabili nella rete delle aree protette".

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