Nel 2019 l'utile netto di Creval è stato di 56,2 milioni: +77% rispetto all'anno precedente

L'Amministratore Delegato, Luigi Lovaglio: «In 7 mesi dalla presentazione del piano industriale, abbiamo raggiunto ragguardevoli risultati in termini di efficienza e miglioramento del profilo rischio con un forte focus sulla redditività»

Luigi Lovaglio, Amministratore Delegato di Creval

Il Consiglio di Amministrazione del Creval ha esaminato e approvato i risultati consolidati al 31 dicembre 2019 che evidenziano un utile netto pari a 56,2 milioni di euro in crescita del 77%, rispetto ad un utile di 31,7 milioni di euro registrato nell’esercizio 2018.

«Il 2019 rappresenta un anno molto importante per il Creval: in 7 mesi dalla presentazione del piano industriale, la banca ha raggiunto ragguardevoli risultati in termini di efficienza e miglioramento del profilo rischio con un forte focus sulla redditività, riuscendo così a conseguire un utile netto in forte crescita rispetto all’anno precedente. Abbiamo registrato un trend positivo dei volumi della clientela retail trimestre dopo trimestre, dimostrando la nostra capacità dicrescere nei territori che rappresentano le  nostre origini e dove vogliamo continuare a servire famiglie, anche con prodotti di risparmio gestito, e piccole e medie imprese. Stiamo procedendo a pieno ritmo con la riduzione dello stock di NPE e in data odierna abbiamo siglato un accordo vincolante per la cessione di un primo portafoglio di crediti in sofferenza di circa 357 milioni di euro (GBV), senza impatto a conto economico e riducendo l’NPL ratio al 9,4%. La banca sta già dimostrando la capacità di generare capitale virtuosamente, con un CET1 fully loaded che ha raggiunto il 15,5% a fine dicembre, migliorando di oltre 200 punti base rispetto allo scorso anno» ha dichiarato Luigi Lovaglio, Amministratore Delegato di Creval.

«Insieme a tutti i colleghi, proseguiamo nell’implementazione del piano con determinazione e disciplina. Confidiamo di essere sulla strada giusta per il raggiungimento degli obiettivi intermedi al 2021, anno nel quale la banca prevede di tornare alla distribuzione del dividendo sulla base dell’utile 2020. Quest’anno è incominciato con una progressione positiva, considerato il perfezionamento della cessione dell’attività di credito su pegno che ha generato una significativa plusvalenza con un importante
contributo al risultato netto» ha aggiunto Lovaglio.

I risultati dell’esercizio 2019 riflettono gli effetti dell’implementazione delle prime azioni del nuovo Piano Industriale 19-23 “Sustainable Growth” (il “Piano”) approvato lo scorso giugno, volte da un lato a migliorare il profilo di rischio della Banca, mantenendo al contempo un’elevata posizione di capitale e dall’altro a porre le basi per un incremento della redditività.

Gli interventi posti in essere si sono concentrati sulle priorità strategiche individuate dal Piano, ovvero riduzione dei rischi di credito, ottimizzazione della struttura operativa, razionalizzazione della base costi e rifocalizzazione dell’attività commerciale verso famiglie e PMI.

Cessione di un portafoglio di sofferenze

Nella stessa giornata di mercoledì 5 febbraio è stato firmato l’accordo di cessione pro soluto di un portafoglio di sofferenze unsecured per un valore contabile lordo di circa 357 milioni di euro, a Hoist Finance (“Operazione”).

Il portafoglio di crediti ceduto è composto da circa 8.000 posizioni in larga parte riferibili a clientela corporate; una significativa parte dei crediti ceduti è entrata in sofferenza prima del 2011.

L’Operazione, che non ha impatto a conto economico, si inserisce nel piano di cessioni di 800 milioni di euro di GBV previsto dal Gruppo nel Piano Industriale 2019-2023 “Sustainable Growth” entro il 2020 e consente di ridurre il NPE ratio lordo al 9,4% dal 11,3% del 30 settembre 2019, accelerando pertanto il percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo di Piano previsto per il 2021 (<7%).

L’Operazione sarà perfezionata nel corso del primo trimestre del corrente esercizio ed è stata strutturata con l’assistenza di Rothschild & Co Italia S.p.A. in qualità di advisor finanziario e dello studio legale Chiomenti, tramite il partner Gianrico Giannesi, per gli aspetti legali.

Rischi di credito

Sul fronte della gestione dei rischi di credito, si è proceduto a segregare un portafoglio di NPE composto da UTP e sofferenze in una divisione non-core di nuova creazione dedicata alla gestione delle posizioni non-performing. Quest’ultima è stata rafforzata con nuove risorse focalizzate, in particolare, nell’attività di monitoraggio e recupero delle esposizioni UTP attraverso una gestione proattiva che prevede azioni mirate e dei chiari obiettivi.

Il sistema di monitoraggio del credito è stato potenziato con team dedicati, sia a livello regionale che centrale, al fine di garantire interventi più tempestivi ed efficaci già nei primi 30 giorni di sconfino. Inoltre, sono stati rivisti in un’ottica maggiormente prudenziale tutti i processi di erogazione del credito.

Tali interventi hanno contribuito a ridurre il default rate al 1,7% dal 2,1% del 2018 e incrementare il cure rate al 3,0% dal 2,0% dello scorso anno.

Struttura operativa e base costi

Gli interventi realizzati hanno riguardato in particolare l’area delle spese amministrative, nell’ambito della quale è stato lanciato un significativo processo di ottimizzazione dei costi, che ha comportato la revisione di tutti i processi di spesa in una logica più rigorosa, la rinegoziazione dei contratti in essere e l’ottimizzazione dei servizi di consulenza esterni.

Inoltre allo scopo di semplificare i processi e migliorare l’efficienza operativa si è proceduto ad accentrare i vari centri di costo in un’unica divisione e a segregare l’attività di procurement.

A fronte degli interventi sopracitati e grazie ai risparmi di spesa realizzati rispetto allo scorso esercizio, gli oneri operativi calano del 16% su base annua.

Piattaforma commerciale

Coerentemente con l’obiettivo strategico di Piano di rilanciare la piattaforma commerciale e rafforzare il ruolo di Creval quale punto di riferimento dei territori serviti, la Banca ha proceduto a rifocalizzare la propria attività commerciale sulla clientela retail, ovvero famiglie e PMI.

Le principali iniziative in tale ambito hanno visto l’ampliamento dell’offerta di prodotti di finanziamento facendo leva anche su primarie partnership esterne, la ridefinizione dei processi di erogazione del credito al consumo con una riduzione dei tempi decisionali e potenziamento dell’offerta digitale con nuovi prodotti innovativi.

Inoltre, con lo scopo di sfruttare gli ampi margini di crescita che la banca presenta nel comparto del risparmio gestito, (i) è stata creata una divisione Wealth Management che gestirà la strategia di sviluppo in tale settore, (ii) è stata potenziata la piattaforma di private banking nelle aree con più elevato potenziale dove la Banca opera e (iii) sono stati introdotti nuovi strumenti per supportare i relationship manager nella gestione del portafoglio.

Tali iniziative hanno favorito la ripresa dei volumi commerciali, in particolare i crediti verso la clientela retail crescono del 1,8% su base annua, trascinati dall’aumento dei nuovi mutui e finanziamenti al consumo, in rialzo rispettivamente del 16% e 27%.

Gli aggregati patrimoniali

La raccolta commerciale è pari a 16,4 miliardi di euro in crescita del 7,8% su base annua, trascinata dall’aumento dei depositi e conti correnti (+12%), per effetto della buona performance dell’attività posta in essere. La raccolta diretta totale è pari a 19,0 miliardi di euro in calo del 4,9% su base annua, in seguito alla dinamica della raccolta istituzionale (pari a 2,6 miliardi di euro) che diminuisce del 45% per effetto della riduzione dei PCT (-65%), parzialmente compensata dal collocamento concluso con successo mese di novembre, di un’obbligazione senior preferred per 300 milioni di euro dedicata agli investitori istituzionali.

Tale emissione si inquadra nella strategia di funding prevista dal Piano Industriale 2019-2023, che ha come obiettivo una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento. In particolare, è volta a sostituire parte dei prestiti obbligazionari retail scaduti nel 2019.

Gli impieghi netti verso la clientela retail si attestano a 6,4 miliardi di euro, in aumento del 1,8% rispetto al 31/12/2018, beneficiando di un’azione commerciale volta al miglioramento del mix a favore dei finanziamenti verso le famiglie e piccole medie imprese, dettata dal nuovo Piano Industriale. I crediti netti totali verso clientela, esclusi i crediti rappresentati da titoli di debito (5,0 miliardi di euro), si assestano a 14,5 miliardi di euro, in calo del 7,5% rispetto al 31/12/18, per effetto sia del citato accordo di cessione, che della strategia volta da un lato, alla riduzione delle esposizioni non-core (in particolare pronti contro termine -76% rispetto al 31/12/2018) e dall’altro all’adozione di un approccio più risk-price adjusted nei finanziamenti verso la clientela corporate.

Includendo nell’aggregato i crediti rappresentati da titoli di debito (principalmente titoli di Stato) i crediti netti totali sono pari a 19,5 miliardi di euro in calo del 8,8% su base annua, in seguito al processo di riduzione del portafoglio titoli avviato da inizio anno, il cui ammontare si è ridotto del 12,4%.

I crediti deteriorati netti, sono pari a 732,5 milioni di euro in riduzione del 15,9% rispetto al 31/12/18 (871,2 milioni di euro), grazie sia alla citata operazione di cessione, che alla positiva performance registrata nell’attività interna di work-out. Escludendo dai crediti verso clientela i titoli governativi (4,0 miliardi di euro), l’incidenza dei crediti deteriorati netti si attesta al 4,7% in calo dal 5,0% del 30/09/2019. Su base lorda l’incidenza è pari a 9,4% in significativa riduzione dal 11,3% del 30/09/2019 .

Nel dettaglio, le sofferenze sono pari a 144 milioni di euro in calo del 29,6% rispetto al 31/12/18 (204 milioni di euro); le inadempienze probabili sono pari a 547 milioni di euro in riduzione del 9,7% rispetto al 31/12/18 (605 milioni di euro); le esposizioni scadute sono pari a 42 milioni di euro in diminuzione del 32% rispetto al 31/12/18 (62 milioni di euro).

La copertura delle sofferenze si assesta al 74,2% (82,7 al 30/09/19) e rimane su livelli elevati posizionandosi nella fascia alta del settore, pur scontando la citata cessione.

La copertura delle inadempienze probabili è pari al 41,3% (41,7% al 30/09/19) e quella dei past due è pari al 10,7% (11,2% al 30/09/19).

La copertura dei crediti deteriorati si attesta pertanto al 52,3% (59,3% del 30/09/19) in linea con la media delle principali banche del sistema.

La copertura dei crediti verso clientela in bonis (escludendo i titoli governativi) è pari allo 0,6% in linea con il dato del 31/12/18.

La raccolta indiretta è pari a 10,4 miliardi di euro in crescita del 3,0% rispetto al 31/12/18 trascinata dall’aumento del risparmio gestito il cui ammontare è pari 7,6 miliardi di euro (+7,2% da fine 2018). Il risparmio amministrato è pari a 2,8 miliardi di euro in calo 6,7% rispetto al dato del 31/12/18.

Le attività finanziarie rappresentate da titoli si attestano a 6,2 miliardi di euro in riduzione del 21,7% rispetto al 31/12/18, per effetto del citato processo di riduzione del portafoglio titoli in atto, coerentemente con quanto previsto nel Piano Industriale 2019-2023. All’interno dell’aggregato, l’ammontare dei titoli di debito governativi si assesta a 4,8 miliardi di euro in diminuzione del 24,2% rispetto al dato del 31/12/18. La riserva dei titoli di Stato italiani classificati a FVTOCI (al netto dell’effetto fiscale) è positiva per 2,1 milioni di euro in miglioramento rispetto al 31/12/18 (-20,5 milioni di euro).

La banca continua a beneficiare della robusta posizione di liquidità. L’ammontare di attivi liberi stanziabili in BCE è pari a 3,3 miliardi di euro e gli indici di liquidità (LCR e NSFR) sono ampiamente sopra i minimi richiesti dalla normativa.

Nel corso del 2019 la liquidità del Gruppo ha beneficiato da un lato dall’aumento della raccolta da clientela retail - in particolare conti correnti e depositi - che continua a rappresentare la principale fonte di funding e dall’altro dal citato collocamento obbligazionario.

Il patrimonio netto e i coefficienti patrimoniali

Il patrimonio netto di pertinenza del Gruppo al 31 dicembre 2019 si attesta a 1.656 milioni di euro rispetto a 1.566 milioni di euro al 31 dicembre 2018.

Il capitale CET1 al 31 dicembre 2019, calcolato in regime di Phased-in, è pari a 1.897 milioni di euro a fronte di attività di rischio ponderate (RWA) per 9.423 milioni di euro. Il totale dei fondi propri ammonta a 2.078 milioni di euro.

I coefficienti patrimoniali della Banca evidenziano i seguenti valori:
- 20,1% CET1 ratio
- 20,1% Tier 1 ratio
- 22,1% Total Capital ratio
I coefficienti risultano ampiamente superiori ai seguenti requisiti minimi SREP che Creval deve rispettare. Il coefficiente CET1 ratio a regime (“fully loaded”) al 31 dicembre 2019 è pari al 15,5%, in aumento rispetto al trimestre precedente (14,7%), per effetto dell’inclusione dell’utile dell’esercizio 2019 e riduzione degli impieghi, in particolare verso esposizioni corporate, coerentemente con le linee strategiche del Piano.

I risultati economici

Il margine di interesse nel quarto trimestre 2019 è pari a 84,8 milioni di euro in crescita dellov0,9% rispetto al trimestre precedente grazie principalmente alla riduzione del costo della raccolta commerciale.

Su base annua, il margine di interesse si attesta a 347,5 milioni di euro in calo rispetto al dato del 31 dicembre 2018 (366,2 milioni di euro) per effetto principalmente della dinamica dei tassi di interesse e della campagna commerciale sui depositi posta nel primo semestre dell’anno.

Le commissioni nette nel quarto trimestre sono pari 63,1 milioni di euro in rialzo del 1,4% rispetto al trimestre precedente. All’interno dell’aggregato le commissioni derivanti dall’attività bancaria tradizionale sono pari a 46,9 milioni di euro in crescita del 1,2%, trascinate principalmente dalle componenti connesse alle gestione dei conti correnti (+2,0%) e all’attività di impiego (+2,1%). Le commissioni del comparto gestito sono pari a 16,2 milioni di euro in crescita del 2,3% rispetto al trimestre precedente.

Su base annua le commissioni nette si attestano a 249,1 milioni di euro in contrazione rispetto a 274,8 milioni di euro del 2018. Si evidenzia che il calo è in parte attribuibile al deconsolidamento di Global Assicurazioni e Global Broker avvenuto a fine dicembre 2018 che ha comportato una diversa contabilizzazione del contributo delle due società nel conto economico.

All’interno dell’aggregato le commissioni derivanti dall’attività bancaria tradizionale sono pari a 183,0 milioni di euro rispetto a 185,9 milioni di euro registrati lo scorso anno.

Le commissioni del comparto del risparmio gestito sono pari a 66,1 milioni di euro in calo rispetto a 74,2 milioni del 2018, principalmente in seguito a commissioni up-front connesse ad una speciale campagna commerciale realizzata nella prima parte dello scorso esercizio.

Il risultato netto dell’attività di negoziazione, copertura e di cessione/riacquisto è pari a 28,0 milioni di euro in aumento rispetto a 8,1 milioni di euro del 2018 per effetto principalmente della plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione detenuta in Nexi S.p.A.

I proventi operativi si attestato a 637,4 milioni di euro rispetto a 689,5 milioni di euro registrati nel 2018.

Le spese del personale sono pari a 265,6 milioni di euro in calo del 18,8% rispetto ai 327,1 milioni di euro registrati nel 2018, che includevano il costo relativo al Piano di esodi anticipati realizzato lo scorso anno. Nel quarto trimestre 2019 il dato è pari a 63,6 milioni di euro in riduzione del 2,3% rispetto ai 65,2 milioni di euro del trimestre precedente.

Il totale delle risorse in organico è pari a 3.634 rispetto a 3.668 a fine 2018. Il calo si è concentrato nella seconda parte del 2019.

Le altre spese amministrative sono pari a 141,9 milioni di euro in calo del 22,4% rispetto al dato registrato nello scorso esercizio (182,9 milioni di euro), in seguito sia a risparmi di spesa connessi ad interventi di ottimizzazione e razionalizzazione della base costi, che all’applicazione del principio contabile IFRS 16. Il dato del quarto trimestre 2019 è pari a 28,6 milioni di euro in calo del 24,6% rispetto al trimestre precedente. Escludendo da entrami i trimestri il contributo al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, le altre spese amministrative registrano un calo del 5,3% su base trimestrale.

I costi sistemici per l’anno 2019 sono pari a 20,6 milioni di euro di cui 11,2 milioni di euro relativi al contributo al Fondo di Risoluzione e 9,4 milioni di euro relativi al contributo per il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali sono pari a 44,9 milioni di euro in aumento rispetto a 25,9 milioni di euro del 2018, in seguito all’impatto dell’applicazione del principio contabile IFRS 16.

Il totale degli oneri operativi si attesta pertanto a 452,4 milioni di euro in calo del 15,6% su base annua.

Il risultato netto della gestione operativa è positivo per 185,0 milioni di euro in aumento del 20,4% rispetto allo scorso anno.

Le rettifiche/riprese di valore per rischio di credito si attestano a 157,1 milioni di euro. L’aggregato include la contabilizzazione di rettifiche straordinarie, avvenuta nel secondo trimestre 2019, volte al rafforzamento delle coperture funzionale alla cessione di crediti deteriorati.

La voce Utili (perdite) da cessione/riacquisto da attività finanziarie valutate al costo ammortizzato è positiva per 8,3 milioni di euro ed è riferita essenzialmente alle cessioni di titoli di Stato in portafoglio effettuate da inizio anno. Il dato si confronta con una perdita di 107,3 milioni di euro dello scorso anno riferita alle cessioni di crediti deteriorati effettuate nei primi nove mesi del 2018.

Gli accantonamenti ai fondi per rischi e oneri sono pari a 10,2 milioni di euro in calo del 35,6% rispetto a 15,8 milioni di euro del corrispondente periodo dello scorso anno.

L’utile da cessione di investimenti e partecipazioni è pari a 4,0 milioni di euro rispetto a una perdita di 1,3 milioni di euro registrata lo scorso anno. 

Il risultato dell’operatività corrente al lordo delle imposte si assesta a 30,1 milioni di euro rispetto ad un risultato negativo pari a 99,2 milioni di euro registrato nel 2018.

Le imposte sul reddito del periodo sono positive per 26,2 milioni di euro, principalmente per effetto dell’iscrizione nel secondo trimestre dell’anno di DTA, in relazione al parziale reassessment della fiscalità differita su perdite fiscali pregresse precedentemente non iscritte e alle recenti modifiche introdotte nella Legge di Bilancio 2020.
Il risultato netto di periodo si attesta a 56,2 milioni di euro in rialzo del 77% rispetto ad un utile di 31,7 milioni di euro registrato nel 2018.

Prevedibile evoluzione della gestione

Le più recenti risultanze della crescita economica in Europa disattendono marginalmente le previsioni formulate a dicembre che prevedevano una tenuta della crescita anche nell’ultimo trimestre 2019. Secondo le elaborazioni di Eurostat, la crescita del 2019 si attesta a +1% rispetto a una previsione prossima all’1,2%. Sebbene le tensioni commerciali negli ultimi mesi dell’anno si siano stemperate, non sono state sufficienti per un ultimo miglioramento di fine anno. Le attese rimangono favorevoli a un miglioramento che acquista forza nel corso del primo semestre del 2020.

Lo scenario internazionale e italiano rimane però connotato da prevalenti rischi al ribasso. Alle già note tensioni commerciali USA-Cina si devono aggiungere il nuovo round di negoziati USA-UE ancora tutto da definire e aspetti geopolitici emersi inaspettatamente nel mese di gennaio.

Inoltre un ulteriore impatto sulla crescita economica globale di difficile quantificazione è dato dall’incertezza sulla gravità e la durata della recente epidemia di Coronavirus.
Le banche centrali rimangono i principali attori sui mercati e il loro intervento monetario espansivo, con FED e BCE in primo piano, rimane una costante anche nelle previsioni del 2020.

Il PIL italiano ha mostrato per tutto il 2019 una resilienza che però non è stata sufficiente a raggiungere una performance analoga alla media UEM intorno all’1%. Le risultanze preliminari del PIL dell’ultimo trimestre 2019 sono state negative pari a -0,3% t/t con un bilancio che in media d’anno si conferma, come da previsioni, nell’intorno dello 0,2% a/a e che può quindi definirsi di sostanziale stagnazione.

Le attese di ripresa sono rimandate al 2020 con una crescita del PIL prevista allo 0,5% ancora ben al di sotto della media UEM.

In tale contesto, la Banca, nel corso del corrente esercizio continuerà con l’implementazione delle linee guida previste dal Piano Industriale 2019-2023 complessivamente improntate ad un incremento della redditività, un continuo miglioramento del profilo di rischio del Gruppo e un mantenimento di una elevata patrimonializzazione.

L’attività commerciale continuerà ad essere focalizzata sulla clientela retail, in particolare favorendo gli impieghi verso famiglie e piccole medie imprese, il cui stock è previsto in ulteriore aumento.

La redditività della gestione operativa dovrebbe da un lato beneficiare di una dinamica dei ricavi commissionali attesa in miglioramento, in particolare con riferimento al comparto del risparmio gestito e dall’altro di un ulteriore contenimento dei costi in seguito alle azioni di razionalizzazione ed efficientamento in atto.

La qualità del credito continuerà ad essere oggetto di particolare attenzione. Lo stock di crediti dubbi è previsto ancora in calo grazie sia all’ulteriore cessione di un portafoglio di crediti deteriorati, che all’attività di work-out interno potenziata nel corso del 2019. La dinamica del costo del credito dovrebbe beneficiare del miglioramento del default rate.

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