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Sondrio, in città spuntano manifesti "anti gender"

Ad affiggerli Provita & famiglia. Le proteste di Cgil e varie associazioni: "Inammissibili, ne pretendiamo l'immediata eliminazione"

Nel centro di Sondrio, in prossimità di scuole e ospedale, sono stati affissi alcuni manifesti "anti gender": autrice dei manifesti "Provita & famiglia" che ha affidato alle sue affissioni un messaggio inequivocabile: "Basta confondere l'identità sessuale dei bambini. #stopgender nelle scuole".

Un messaggio che ha scatenato molteplici reazioni e sta facendo discutere, tanto che la Cgil di Sondrio come "ente capofila" insieme ad altre associazioni attive sul territorio (Il coraggio di Frida, Centro culturale Oltre i muri, Agenzia per la pace, Scarizza Odv, Circolo Il Forno, Valtellina Arcobaleno, Archivio 68 Sondrio, Oltre i Muri, Cooperativa lotta contro l'emarginazione e Laagam) ha diffuso un comunicato in cui condanna duramente l'affissione di tali manifesti in città, chiedendone l'immediata eliminazione.

"I manifesti "targati" Provita & famiglia diffondono messaggi lesivi della dignità e della libera espressione di genere, proponendo stereotipi oltremodo inaccettabili. Manifesti di cui pretendiamo l'immediata eliminazione - sostengono con forza Cgil e associazioni -. Ci teniamo a sottolineare che non sono certo i progetti LGBTQIA+ che vengono portati avanti nelle scuole a turbare giovani e bambini, né tantomeno l'introduzione della Carriera Alias o i messaggi gender sulla sessualità fluida sui social o in televisione. Sono scossi piuttosto dalla violenza, dai messaggi che circolano nella società, patriarcale e retrograda, non certo al passo con il loro modo di vedere il mondo, aperto, libero, a colori, che contempla la diversità non certo come un problema. Giovani scossi dalla violenza che troppo spesso si respira nelle famiglie cosiddette tradizionali, dove, ricordiamo, vengono maggiormente consumati violenze e femminicidi".

La lista dei pregiudizi, si sa, è lunga. Ma ancor più lungo è il percorso per combattere gli stereotipi. Per questo, però, bisognerebbe essere capaci di spiegare a tutte e tutti, sin da piccoli, l'esistenza della diversità - prosegue il comunicato -. Con onestà intellettuale. Insegnando così, anche a scuola, che è sempre dall'incontro con le differenze che si struttura la nostra identità, anche quella di genere. Lo scopo dell'insegnamento dell'educazione all'affettività e alla tolleranza nei confronti delle tante differenze è proprio volto a favorire il rispetto di chiunque, indipendentemente dalla propria identità e dal proprio orientamento sessuale".

"Giusto per rinfrescarci un po' la memoria: nel novembre 2020 la Commissione Europea ha adottato il documento "Verso l'uguaglianza LGBTIQ: liberi di essere sé stessi nella UE" nel quale si individuano, tra le altre, alcune strategie per garantire un'istruzione sicura e inclusiva per tutti i bambini, i giovani e gli adulti, ad esempio creando ambienti di apprendimento favorevoli per i gruppi a rischio di risultati insufficienti, sostenendo il benessere a scuola, affrontando gli stereotipi di genere, il bullismo e le molestie sessuali - ricordano sempre i rappresentanti di sindacato e associazioni -. Ma già il Ministero dell'Istruzione nel 2017 aveva promosso il Piano Nazionale per l'Educazione al Rispetto, finalizzato a contrastare nelle scuole ogni forma di violenza e discriminazione e a favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i principi espressi dall'articolo 3 della Costituzione italiana. Nell'ambito di quel Piano Nazionale, il Ministero ha emanato "Linee guida nazionali per l'attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 per la promozione dell'educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere", messe a punto da un gruppo di esperti istituito presso il Ministero, per offrire alle scuole uno strumento culturale per combattere le disuguaglianze e gli stereotipi, "rendere centrale l'educazione al rispetto e alla libertà dai pregiudizi, riconoscendo dignità a ogni persona, senza esclusioni, nell'uguaglianza di diritti e responsabilità per tutte e tutti".

"L'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e lo IAP (Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria) hanno rinnovato l'8 marzo 2021 il protocollo di intesa, che ha come finalità la loro stretta collaborazione affinché gli inserzionisti pubblicitari che utilizzino le affissioni locali adottino modellidi comunicazione commerciale che non contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne; che tutelino la dignità della donna nel rispetto del principio di pari opportunità, eche propongano una rappresentazione dei generi coerente con l'evoluzione dei ruoli nella società evitando il ricorso a stereotipi di genere offensivi - si ricorda ancora nel comunicato -. La legge numero 156 del 9 novembre 2021, all'art. 1, comma 4 e comma 4-bis, vieta sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell'appartenenza etnica, oppure discriminatori con riferimento all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche".

"Ora, per tutto quanto sopra, coerentemente con i principi, si chiede all'amministrazione comunale - concludono Cgil e associazioni - l'immediata rimozione delle affissioni e si pretende la stretta vigilanza per il futuro, nel rispetto dei regolamenti e leggi citate. Perché altrimenti, senza azioni concrete, non si tratta più di principi, ma soltanto di ipocrisia. La Cgil di Sondrio, insieme alle associazioni del territorio aderenti al comunicato, è indignata nel vedere, ancora, circolare certi messaggi e ritiene necessario e fondamentale educare invece alla diversità, all'inclusione e all'accoglienza. Ribadiamo la nostra ferma contrarietà a messaggi che anziché diffondere amore e libertà, diffondono invece odio e discriminazione".

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