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Treno per la Memoria: un viaggio per non dimenticare

Il racconto-riflessione di Matilde, studentessa del Liceo Nervi di Morbegno, del viaggio a Auschwitz-Birkenau

22 marzo 2018, Milano, stazione centrale.

Ci siamo riuniti tutti, noi ragazzi della classe quarta del liceo Nervi Ferrari di Morbegno assieme agli altri 400 ragazzi che avrebbero partecipato a questo progetto, in prossimità di quel binario che, dal 1943 fino al 1945, ospitò i convogli destinati ai campi di sterminio tedeschi. Il Binario 21.

Dopo esserci sistemati all'interno dei nostri scompartimenti è iniziato, a tutti gli effetti, il nostro viaggio: non solo quello percorso fisicamente da Milano a Cracovia, ma anche quello interiore e personale.

Durante il percorso in treno noi ragazzi abbiamo potuto partecipare ad alcuni laboratori e presentare i libri letti in vista dell'iniziativa; queste attività hanno sicuramente accresciuto la nostra consapevolezza riguardo al tema fondamentale di questo progetto: la Shoah e tutte le vittime dei campi di sterminio.

Arrivati a Cracovia il 23 marzo, è iniziata subito la nostra visita ai luoghi della cultura ebraica, quale il Kazimierz (quartiere ebraico della città) e le ultime testimonianze materiali del ghetto creato dai nazisti nel 1941e distrutto nel 1943.

Attraversando le vie del quartiere ebraico sembrava quasi di vedere i bambini giocare per strada, le madri ebree mentre preparavano il pranzo e gli uomini nel abito tradizionale.

A noi oggi sembra impossibile che questa quotidianità sia potuta scomparire in soli 2 anni: eppure così è accaduto. I nazisti, infatti, riuscirono a scacciare più di 50.000 ebrei cracoviani e dei 15.000 rimasti nel ghetto furono quasi tutti uccisi nei campi di sterminio.

Ora la comunità ebraica di Cracovia conta solamente 100 persone.

Questi dati di cui noi ragazzi siamo venuti a conoscenza durante la visita ci hanno subito molto colpito e dovrebbero farci riflettere.

La giornata seguente non è stata sicuramente facile, nonostante lo splendente sole che brillava nel cielo. Al mattino abbiamo visitato il campo di concentramento di Auschwitz, il quale ospita ora il museo del campo stesso all'interno dei “Block”, cioè le caserme ancora presenti in cui vivevano i prigionieri.

Nel pomeriggio ci siamo recati al campo di sterminio di Birkenau, situato a soli 2 chilometri da Auschwitz I; un'enorme e desolata distesa di terra circondata da un fosso e filo spinato, dove sorgono le ultime baracche rimaste, i resti degli impianti di sterminio: camere a gas e forni crematori, nella quale più di un milione di persone persero la vita.

Alla fine della visita guidata abbiamo assistito alla cerimonia di deposizione della corona di fronte al Memoriale della Shoah, monumento progettato da italiani e realizzato dallo scultore Cascella, organizzata dai responsabili del viaggio, durante la quale abbiamo potuto commemorare le vittime di ogni Paese .

La sera stessa abbiamo potuto assistere al concerto di Davide Van de Sfroos, noto cantautore del lago di Como, che è riuscito a coinvolgere tutti i presenti attraverso la sua musica e le sue parole facendoci riflettere ma, allo stesso tempo, divertire.

L'ultimo giorno a Cracovia l'abbiamo trascorso per lo più nell'auditorium di Nowa Huta, il noto quartiere in stile socialista, dove quasi tutte le classi partecipanti hanno potuto esporre il loro lavoro di approfondimento svolto nei mesi precedenti, tra esse anche la nostra, che ha deciso di concentrarsi sul tema delle leggi razziali che furono promulgate in Italia a partire dal 1938.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, la partenza, sicuramente molto diversa rispetto quella di quattro giorni prima da Milano. Il viaggio di ritorno non è stato facile: tante erano le domande senza risposta che continuavano a ripresentarsi nella nostra mente.

Ci chiedevamo e tuttora ci chiediamo il perché di tutto questo, il perché nessuno si sia opposto e come si sia potuto permettere tale sconvolgente opera di distruzione dell'uomo da parte di un altro uomo.

L'unica risposta che siamo riusciti a trovare è racchiusa in una sola parola: indifferenza.

Quanti di noi ancora oggi di fronte alla sofferenza, al disagio e all'emarginazione si voltano dall'altra parte per paura, per noncuranza o per semplice e puro conformismo?

Quando ci comportiamo in questo modo davanti alle ingiustizie, alle discriminazioni, alla mancanza di rispetto verso gli altri siamo anche noi colpevoli e tutti abbiamo sempre la nostra parte di responsabilità.

“L'opposto dell'amore non è odio, è indifferenza. L'opposto dell'arte non è il brutto, è l'indifferenza. L'opposto della fede non è eresia, è indifferenza. E l'opposto della vita non è la morte, è l'indifferenza.” (E. Wiesel)

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