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Martedì, 24 Maggio 2022
la vicenda

La storia del detenuto evaso nascosto da un mese nei boschi dell'Alto Lario

Massimo Riella è scappato a cinque agenti penitenzieri durante un'uscita premio. Secondo il padre 81enne viene ospitato da amici notte dopo notte

Massimo Riella ha fatto perdere le sue tracce il 12 marzo 2022 quando dal cimitero di Brenzio, una frazione di Gravedona ed Uniti, sull'Alto Lario, era stato accompagnato dagli agenti della Penitenziaria per visitare la tomba della madre. In quell'occasione, un permesso speciale, è riuscito a fuggire nonostante fosse scortato da 5 guardie della polizia penitenziaria.

Da allora sarebbe nei boschi sulle montagne sopra il Lago di Como, una zona che Riella conosce molto bene data la sua precedente attività da bracconiere e dato che in quei luoghi ci è cresciuto. Quasi un mese da latitante e nonostante all'inizio siano state messe in atto ricerche serrate anche con l'utilizzo dei cani molecolari, l'uomo è ancora a piede libero.

Sebbene Riella sia perfettamente in grado di vivere nei boschi, procacciarsi cibo e nascondersi di casolare in casolare, col passare dei giorni si era fatta avanti l'ipotesi che qualcuno lo stia aiutando. Le parole del padre Domenico, riportate su Il Corriere della Sera, sembrerebbero proprio avvalorare questa tesi.

"Oh insomma, sveglia! La gente se lo passa di casa in casa, il mio Massimo non vaga nei boschi cacciando a mani nude. Lo tengono una notte a testa, quindi riparte. Semplice" ha dichiarato il padre. Quindi all'immagine quasi leggendaria del fuggitivo selvaggio, capace di rompere manette sulla roccia e mangiare erbe e lumache, si affianca quella di un uomo che si sta facendo aiutare dai suoi amici, che se lo palleggiano di casa in casa. 

Il genitore ha detto che sarà lui stesso a portare suo figlio Massimo dai carabinieri, ma solo quando si sarà trovato il vero colpevole della rapina di cui è accusato e per cui era stato incarcerato al "Bassone" di Como. Riella si è sempre dichiarato innocente e anche la figlia, in un post su Facebook nel giorno delle Festa del papà, aveva scritto che suo padre, nonostante abbia fatto mille sbagli, non è responsabile di quella rapina dove due anziani erano stati aggrediti. Gli fa eco il padre Domenico, 81 anni, che ribadisce che il figlio non è un santo ma non avrebbe mai fatto male a due persone anziane. 

Continua, quindi, la fuga sulle montagne del Lago di Como dove le ricerche proseguono e si cercano informazioni e si aspetta la soffiata. Sembrerebbe che l'evaso comunichi con amici e paesani tramite messaggi scritti su fogli che sono poi lasciati sotto sassi, legni e in luoghi che solo chi abita nella zona e la conosce bene può trovare. E la latitanza continua...

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