Nuova tassazione

Arriva la nuova tassa sui frontalieri: finanzierà la sanità

L'articolo è previsto nella bozza della legge finanziaria presentata dal governo

La bozza della legge finanziaria continua a far discutere anche in Valtellina e Valchiavenna. Tra gli articoli su cui si sta maggiormente dibattendo anche in provincia di Sondrio c'è il numero 50, dal titolo "Contributo al servizio sanitario nazionale": a grandi linee, nel testo del documento è prevista una nuova tassa a carico dei frontalieri e di chi lavora all'estero - i registrati all'anagrafe degli italiani residenti all'estero - ma mantiene in essere il servizio sanitario italiano. Un contributo che sarà applicabile ai residenti che lavorano e soggiornano in Svizzera che utilizzano il servizio sanitario nazionale e a coloro che fanno parte della categoria dei "vecchi frontalieri", coloro che lavoravano in Svizzera prima della firma del recente accordo sulla tassazione dei frontalieri che ha debuttato lo scorso luglio. Con la manovra del ministro varesino, ma valchiavennasco d'adozione, Giancarlo Giorgetti si va verso l'introduzione di una tassa compresa tra il 3% e il 6% del reddito netto annuale, ma l'aliquota sarà decisa dalle regioni di confine.

Il Servizio sanitario nazionale viene alimentato dall’Irpef - imposta fiscale sul reddito - pagata da tutti i lavoratori attivi in Italia. I "frontalieri fiscali" (cioè che lavorano nei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese, vivono nei Comuni di confine e rientrano giornalmente a casa) sono sempre dei lavoratori che producono un reddito e che vivono in Italia, tuttavia essi non pagano l'imposta. Grazie alle disposizioni del vecchio Accordo sulla tassazione dei frontalieri del 1974, essi pagano le imposte sul reddito solo in Svizzera. Questo stesso beneficio verrà poi mantenuto anche in futuro grazie a quanto previsto dall’art. 9 del nuovo Accordo sulla tassazione dei frontalieri.

In base al diritto europeo i frontalieri dovrebbero essere assoggettati al servizio sanitario dello Stato in cui lavorano. Nel nostro caso i frontalieri dovrebbero quindi pagare la Cassa malati in Svizzera. Tuttavia, un accordo specifico tra Italia e Svizzera fa sì che il frontaliere, al momento della richiesta del permesso di lavoro, possa esercitare il diritto di opzione per restare assoggettato al Servizio Sanitario Nazionale italiano.

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La nuova tassa sui frontalieri italiani

Dal 2024 dovranno contribuire al mantenimento del Servizio Sanitario Nazionale attraverso un’imposta annuale che varierà tra il 3% e il 6% del proprio reddito netto annuo, con una aliquota che verrà decisa dalle singole Regioni. Come riportato dalla bozza, quei soldi verranno utilizzati dallo Stato italiano per “migliorare le condizioni del personale medico di frontiera e finanziare gli ospedali di confine”: incentivi volti a mettere un freno alla fuga verso i vicini Cantoni dei professionisti; secondo le stime del 2022, in Lombardia si stima che manchino 9mila infermieri - stima Fnopi sui dati Ocse del 2022 - e 4mila medici, anche perché tantissimi di loro preferiscono gli attraenti stipendi svizzeri rispetto a quelli italiani. Tra il 2021 e il 2022 sono 500 gli infermieri che si sono formati all'Università dell'Insubria e sono poi andati a lavorare in Canton Ticino.

I territori maggiormente colpiti da questa fuga sono quelli delle province di Como e Varese, vista la vicinanza con la Svizzera, ma anche la provincia di Lecco non è esente da problematiche legate a questo meccanismo. Le prime stime parlano di un contributo totale che potrebbe toccare i 110 milioni di euro, mentre in busta paga ai sanitari ogni mese potrebbero arrivare fino a 750 euro.

Infermieri, il sindacato svizzero: “Ok il principio, ma troppi soldi”

Rapida la reazione dell'Ocst, sindacato dei lavoratori frontalieri, sul tema: “Il principio di fondo è condivisibile. Il servizio sanitario nazionale è pubblico e viene alimentato dalle tasse pagate da tutti coloro che hanno un reddito”. Il problema, piuttosto, è di natura puramente economica: “Ciò che non condividiamo sono le cifre che sono a nostro avviso eccessive, anche perché introdotte tutte ad un tratto, senza alcuna gradualità. Inoltre troviamo criticabile il metodo avuto dal Governo per l’introduzione di questa norma che non ha voluto discutere con alcun rappresentante dei lavoratori”. Dubbi anche sulle modalità di applicazione: “Si tratta di una forbice ampia in quanto tra le due cifre la differenza è enorme. Sarà quindi fondamentale vedere cosa decideranno di fare Regione Lombardia e Regione Piemonte. Su come avverrà il pagamento non si sa ancora nulla.  Probabilmente sarà il "vecchio frontaliere" a dover in qualche modo certificare il proprio reddito, anche perché la Svizzera non trasmetterà all’Italia i dati reddituali di questi soggetti”.

L'articolo 50 della legge finanziaria

Questo il testo integrale contenuto nella bozza della legge finanziaria:

Sono tenuti a versare alla Regione di residenza una quota di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale: a) i residenti che lavorano e soggiornano in Svizzera che utilizzano il Servizio sanitario nazionale; b) i frontalieri di cui all’articolo 9, comma 1, dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo e Scambio di lettere, fatto a Roma il 23 dicembre 2020, ratificato e reso esecutivo ai sensi della legge 13 giugno 2023, n. 83, nei casi in cui è stato esercitato il diritto di opzione per l’assicurazione malattie come previsto al paragrafo 3, lettera b), dell’allegato XI del regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza europeo, aggiunto conformemente paragrafo 1, lettera i), della sezione A dell’allegato II all’Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone, con allegati, atto finale e dichiarazioni, fatto a Lussemburgo il 21 giugno 1999, ratificato e reso esecutivo ai sensi della legge 15 novembre 2000, n. 364, e successive modificazioni; c) i familiari a carico dei soggetti di cui alle lettere a) e b). La Regione di residenza definisce la quota di compartecipazione familiare di cui al comma 1, compresa fra un valore minimo del 3 per cento e un valore massimo del 6 per cento, da applicare al salario netto percepito in Svizzera. Il ricavato complessivo è utilizzato è destinato al sostegno del servizio sanitario delle aree di confine in particola a beneficio del personale medico e infermieristico sotto forma di premio di frontiera. Con decreto del Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, sentiti i Presidenti delle regioni confinanti con la Svizzera, sono individuate le modalità di assegnazione delle somme, di versamento del contributo e il trattamento economico mensile massimo del predetto premio di frontiera”.

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