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Lupi in Valtellina e Valchiavenna, è polemica

Al sindaco di Chiavenna, Luca Della Bitta, non sono piaciute le parole del tecnico faunistico provinciale, Maria Ferloni, sulla necessita di cambiare lo stile di allevamento di ovicaprini in quota per evitare predazioni: «Mettere in discussione decenni di cultura, agricoltura e allevamento della mia terra mi ferisce. Sarò all'antica ma non tradisco i nostri agricoltori e allevatori»

Immagine d'archivio

Torna a far discutere la presenza del lupo in provincia di Sondrio. Nei giorni scorsi, infatti, una ventina di pecore sono state trovate in Val Fontana, nel territorio comunale di Ponte in Valtellina, dal loro allevatore morte o in fin di vita. Seppur in valle si sia sparsa la voce della presenza di addirittura due branchi di lupi, secondo i tecnici faunistici della Provincia di Sondrio, sarebbe, dopo i rilievi in loco e lo studio delle immagini riprese dalle fototrappole, un esemplare isolato il protagonista delle ripetute razzie.

Un episodio, certamente non nuovo, capace di riaccendere il dibattito sulla presenza di grandi predatori tra le nostre montagne. Intervistata da Elisabetta Del Curto de La Provincia di Sondrio, il tecnico faunistico provinciale, referente territoriale per i grandi carnivori, Maria Ferloni, ha così dichiarato: «Queste predazioni vengono risarcite e noi procederemo, come sempre, in questo senso, però, va anche capito, che occorre custodire i propri animali. La modalità consueta, di portarli in quota e lasciarveli per mesi, allo stato brado, del tutto incustoditi, non è consona. Lo ripetiamo da anni, e, tuttavia, i problemi si ripetono tali e quali. Noi continuiamo a risarcire, però, non so, fino a quando questa politica verrà attuata».

Parole non banali, capaci di aprire nuovi scenari di approccio alla difficile questione, a partire dal cambio di cultura nell’allevamento di ovicaprini in quota. Il sindaco di Chiavenna ed ex presidente della Provincia, Luca Della Bitta, non ha gradito le parole dell'esperta provinciale: «Leggere che, per voce di un funzionario provinciale, a seguito della presenza di un esemplare di lupo si metta in discussione decenni di cultura, agricoltura e allevamento della mia terra mi ferisce. Sono certo non sia stata la linea dell'amministrazione provinciale degli anni passati e credo non sia nemmeno quella attuale. Accusare chi, da solo, con passione, capacità, energia ogni giorno si prende cura delle nostre montagne e del nostro territorio di essere fuori tempo per un lupo (con tutto il rispetto per ogni forma di vita) mi pare paradossale e inaccettabile».

«Io, sarò all'antica ma non tradisco i nostri agricoltori, i nostri allevatori ( in forma professionale o di hobby/amatoriale/di passione personale). Io continuo a stare con loro. Continuo a pensare che se c è qualcuno con i suoi animali che siano pecore, capre o mucche vive il territorio abbiamo speranza. Continuo a credere che a questa nostra gente dobbiamo dire grazie perché sono custodi della nostra terra in un momento in cui ne ha tanto bisogno. Siano essi agricoltori, allevatori, hobbisti o cacciatori. Forse sono all'antica ma, orgoglioso di esserlo sto con loro e non con mode innovative che pongono bandiere davanti alla cultura della nostra gente» ha continuato seccato il primo cittadino valchiavennasco.

«Mi auguro di leggere racconti in cui essere proprietari di pochi o tanti capi sia letto come un gesto di coraggio e non come occasione per prediche giudicanti mischiate ad un finto e poco produttivo approccio da riserva indiana. Per questo credo che fino a quando ci sarà qualcuno che si prende cura del territorio, a partire dal mondo dell'agricoltura, dell allevamento e anche della caccia che scelgono di stare alle regole e ci mettono, ogni alba e per ogni giorno dell'anno di alzarsi presto per questo, le istituzioni debbano essere al loro fianco. Sono considerazioni forse scontate.. ma.. a quanto pare.. vale la pena ricordarlo ogni tanto» ha concluso Della Bitta.

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