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Coronavirus, ecco il vaccino "made in Lombardia": sperimentazione al via

Via ai test sull'uomo per il "Covid-eVax". Prima dose somministrata a Monza

Contro il coronavirus è il giorno dell'avvio della sperimentazione del vaccino "made in Lombardia", il siero "Covid-eVax" ideato da Takis e Rottapharm Biotech e già testato clinicamente con la collaborazione di Bicocca e San Gerardo di Monza. 

Proprio nell'ospedale brianzolo, lunedì mattina, un ragazzo di 21 anni - volontario - ha ricevuto la prima dose iniettata all'uomo. La "Fase 1" della sperimentazione toccherà anche Napoli e Roma con l’istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale e l’istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Saranno 80 i volontari sani divisi in 4 gruppi con dosi diverse somministrate con o senza richiamo, mentre in "Fase 2" si raggiungeranno fino a 240 soggetti sulle dosi più promettenti.

Un vaccino a prova di variante

"Il San Gerardo a Monza è responsabile del trattamento dei primi soggetti di ciascuna dose e quindi della verifica dei risultati preliminari", stando a quanto reso noto dall'ospedale. “Il vaccino promuove la produzione di una porzione molto specifica della proteina spike, quella che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane e contro cui, quindi, l’organismo scatenerà la risposta immunitaria”, ha sottolineato Paolo Bonfanti, direttore della unità operativa di malattie infettive della Asst Monza e professore associato di malattie infettive dell’università Bicocca .

Il Pascale a Napoli invece ha un ruolo determinante nell’espansione del numero di soggetti per ciascuna dose, al fine di consolidare i risultati. “Tra l’altro - ha precisato Paolo Ascierto, direttore dell’unità di melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale di Napoli - il vaccino a Dna può essere facilmente e velocemente modificato a tenere conto delle varianti del virus che stanno diventando prevalenti o che si dovessero manifestare in futuro”.

Lo Spallanzani a Roma è responsabile di tutti gli esami di laboratorio che serviranno per documentare la risposta immunitaria e quindi la potenziale efficacia. "Il vaccino si è infatti comportato molto bene nelle prove di laboratorio, provocando una forte risposta immunitaria sia di tipo anticorpale sia cellulare, che ora andrà confermata nell’uomo", hanno spiegato i responsabili.

Il vaccino italiano e i suoi vantaggi

Il vaccino a Dna rappresenta una innovazione rispetto alle altre piattaforme tecnologiche già disponibili, quali quelle a Rna messaggero o a vettore virale. “Il Dna consente di evitare la catena del freddo nella conservazione e nel trasporto”, ha sottolineato Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis. "Per le sue caratteristiche, la produzione dell’antigene è prolungata nel tempo e il vaccino potrebbe funzionare bene già al primo ciclo". 

"Inoltre, se necessario la somministrazione può essere ripetuta più volte per una risposta immunitaria più solida, anche grazie all’impiego della tecnica dell’elettroporazione sviluppata da un’altra azienda italiana, Idea di Carpi, che facilita l’ingresso del Dna nelle cellule muscolari e funge anche da adiuvante, stimolando quindi i processi immunologici”, ha concluso.

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