Coronavirus, Sertori risponde ai sindaci dell'Alta Valle: «Ognuno faccia quanto di propria competenza, ne usciremo»

L'assessore regionale: «Per onestà, bisogna rilevare che agli inizi del mese di marzo, quando già Regione Lombardia stava affrontando il virus nei noti focolai, l’Alta Valtellina alle prese con la stagione invernale ha sottovalutato una situazione molto seria»

Avevano chiesto che le loro istanze arrivassero a Regione Lombardia, e così è stato. Ci ha pensato l'assessore regionale (e valtellinese) Massimo Sertori a rispondere alle richieste avanzate dai sindaci di Bormio, Livigno, Sondalo, Valdidentro, Valfurva e Valdisotto (qui la lettera completa) in merito all'emergenza coronavirus in Alta Valle.

La richiesta precisa dei primi cittadini del Bormiese era quella di poter «tracciare più casi possibili di contagiati, soprattutto tra le persone ammalate a domicilio, ridurre le possibilità di contagio e preparare il nostro territorio all’ingresso nella cosiddetta “Fase 2”, in cui dovranno riprendere gradualmente le attività economico-produttive convivendo tuttavia con una situazione di pericolo residuo». In poche parole tampone ai sintomatici e sperimentazione di test sierologici immediatamente.

Con argomentazioni e dettagli Sertori ha voluto rispondere punto per punto alle richieste dei sindaci dell'Alta Valle ricordando loro, tra le altre, che «agli inizi del mese di marzo, quando già Regione Lombardia stava affrontando il virus nei noti focolai e in tutti i territori e la comunicazione dava notizie del pericolo incombente, l’Alta Valtellina alle prese con la stagione invernale ha sottovalutato, come altri, una situazione molto seria».

Ecco di seguito la lettera di risposta dell'assessore alla Montagna di Regione Lombardia, Massimo Sertori:

Gentili,

l’istanza in oggetto, sottoscritta dai Sindaci dei Comuni di Bormio, Livigno, Sondalo, Valdidentro, Valfurva e Valdisotto, nel merito ha ricevuto risposta dettagliata da parte della Dottoressa Lorella Cecconami, Direttore Generale dell’ATS della Montagna. Su sollecitazione del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, desidero invece trasmettere alcune considerazioni di carattere generale.

Le Province a Nord della Lombardia, quindi Varese, Como, Lecco e Sondrio, sono al momento le meno colpite dalla diffusione del virus, tra queste la Provincia di Sondrio è quella con minori casi. Indubbiamente la distanza logistica rispetto ai focolai è una delle cause che in queste zone hanno portato alla diffusione del Covid-19 alcuni giorni in ritardo rispetto al resto della Lombardia.

In questi territori, verosimilmente, il virus non è circolato in modo diffuso prima dei vari provvedimenti assunti dallo Stato e dalla Regione e comunque prima della presa di coscienza da parte della popolazione dell’effettivo pericolo e del rischio di contagio.

In relazione alla Provincia di Sondrio, così come affermato nella nota dei Sindaci, il territorio maggiormente colpito è quello dell’Alta Valtellina.
Credo di poter individuare le ragioni principali nella forte vocazione turistica del comprensorio e quindi le molte occasioni di contatto tra le persone, peraltro provenienti da tutta la Lombardia, e non solo.

Certo, per onestà, bisogna rilevare che agli inizi del mese di marzo, quando già Regione Lombardia stava affrontando il virus nei noti focolai e in tutti i territori e la comunicazione dava notizie del pericolo incombente, l’Alta Valtellina alle prese con la stagione invernale ha sottovalutato, come altri, una situazione molto seria.

Ricordo bene la prima conferenza stampa del 7 marzo p.v. convocata dal sottoscritto, dal Presidente della Provincia di Sondrio, Elio Moretti, e dal Sindaco del Comune di Sondrio, Marco Scaramellini, nella quale chiedevamo  in modo accorato ai cittadini di restare a casa e di assumere dei comportamenti responsabili per limitare la diffusione del Covid19.

Ricordo anche che subito dopo la conferenza ebbi notizia di una lettera pubblica e polemica, a firma degli stessi Sindaci, in relazione all’ospedale Morelli di Sondalo così come ricevetti numerose telefonate soprattutto da parte di cittadini, imprenditori e rappresentanti istituzionali che mi accusarono di aver creato un danno, in particolare al turismo, con le mie affermazioni.

Ricordo peraltro che proprio il giorno della conferenza stampa, appariva sul Corriere della Sera la pubblicità con gli slogan “Vivi la montagna a pieni polmoni”, “C’è una zona bianca dove star bene è contagioso”, correlata dai loghi di Bormio e di Livigno.

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Tutto questo mi aveva indotto a capire che non vi era la percezione reale di quanto stesse avvenendo, al punto tale che mi affannai a telefonare e a recarmi di persona nel comprensorio dell’Alta Valle cercando di spiegare quale realmente era la situazione.

È passato solo poco più di un mese da quella conferenza stampa e in questo periodo, dove il coinvolgimento umano e la sofferenza di molti è all’ordine del giorno, abbiamo trasformato l’ospedale Morelli di Sondalo in uno ospedale Covid-19, portato i posti in isolamento da una decina a 200, le terapie intensive da 6 a 24 e da questo lunedì sono stati attivati altri 60 posti, sempre al Morelli.

Abbiamo passato giorno e notte nella ricerca di dispositivi di sicurezza che con l’esplosione della pandemia erano diventati introvabili, abbiamo dovuto affrontare un’emergenza senza precedenti che purtroppo non è ancora finita. E penso proprio alle persone che stanno affrontando la malattia in ospedale, a casa, nonché alla criticità presso le RSA.

Questo lavoro è stato possibile grazie all’apporto di tutti, in primis dei Sindaci, e anche qui potrei fare mille esempi, come quello del Sindaco di Livigno che si è prodigato nel recupero dell’alcol, poi servito per confezionare il disinfettante per tutta la Valle, per tutte le case di riposo e non solo.

Ebbene, credo che dobbiamo andare avanti con questo spirito, tutti possiamo sbagliare, reputo giusto il confronto anche dialettico, a tratti aspro, ma se ognuno di noi cerca di fare correttamente quanto di propria competenza, sono certo ne usciremo.

Ultima nota, sono circa 5.000 i tamponi che Regione Lombardia riesce ad effettuare giornalmente in relazione ai reagenti disponibili che, come è noto, sono limitati. Solo il personale sanitario è composto da 300.000 persone. Numeri che dovrebbero essere sufficienti a far comprendere quanto sia impossibile, al netto della volontà, effettuare tamponi a tutta la popolazione.

Inoltre, come evidenziato anche dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), i test rapidi sierologici non sono affidabili. La Lombardia è la regione d’Europa tra le più avanzate nella ricerca di un test sierologico attendibile per certificare la presenza di anticorpi al Covid-19, in tempi rapidi e in un numero di gran lunga maggiore degli attuali.

Uno di questi è stato individuato al Policlinico San Matteo di Pavia. Si tratta di un test che attraverso un prelievo di sangue, verificherà se una persona che ha contratto il virus, considerata guarita perché negativa a due tamponi, a distanza di qualche giorno ha sviluppato quegli anticorpi che gli consentiranno di non ammalarsi di nuovo. Quindi da una parte ci sarà chi riceverà una ‘patente di immunità’, dall’altra parte, chi non risulterà immune, e dovrà continuare a mantenere le precauzioni attualmente adottate per tutti. Entro 2 settimane è attesa la certificazione CE, poi si potrà partire con i test sulla popolazione.

Quando saranno disponibili ovviamente questi test, saranno un elemento importante anche durante la fase di ripresa. A tal proposito, con il Presidente Attilio Fontana siamo già al lavoro per affrontare la ‘fase 2’ post emergenza, che vedrà in Provincia di Sondrio come in tutta la Lombardia la ripresa progressiva delle attività produttive ed economiche e necessariamente avrà una nuova visione del futuro.

Questa sarà la seconda, difficile, grande sfida che saremo chiamati ad affrontare tutti insieme.

Nel restare come sempre a disposizione, colgo l’occasione per trasmettere i miei migliori auguri per una serena Pasqua.page5image7071296 page5image7070336

Cordiali saluti

L’Assessore Massimo Sertori

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