Coronavirus, in Lombardia scatta la "fase uno": si contano i posti letto

L'assessore regionale al Welfare Gallera: «Attuazione della prima fase del piano ospedaliero». Ecco quanti posti ci sono

Immagine d'archio

Parola d'ordine: farsi trovare pronti. Regione Lombardia, spaventata dalla nuova ondata di contagi, sta iniziando a organizzare i propri ospedali in vista di un aumento dei casi di coronavirus, che ormai sembra prossimo se non già arrivato. 

Il bollettino delle ultime 24 ore lascia poco spazio ai dubbi: 1.844 positivi in regione, 504 soltanto sotto la Madonnina, oltre 100 nuovi ricoveri e 17 morti, dato che non era così alto da diverse settimane. L'esigenza, adesso, è "mappare" i posti presenti nei vari hub ospedalieri, senza tralasciare il covid center allestito in Fiera e finora inutilizzato. 

Covid, quanti posti in ospedale ha la Lombardia

Per questo mercoledì sera l'assessore al welfare lombardo, Giulio Gallera - che ha avuto un incontro con i dirigenti sanitari regionali e con i rappresentanti delle strutture private - ha fatto sapere che «l’evoluzione epidemiologica di questi ultimi giorni ha determinato l’attuazione completa della prima fase del Piano ospedaliero regionale, approvato dalla Giunta il 16 giugno scorso». In questa sorta di fase uno vengono messi a disposizione «1550 posti Covid nei 18 ospedali Hub», tra cui «150 posti di terapia intensiva, 400 di sorveglianza sub intensiva e 1000 posti letto nei reparti». 

Ad oggi, stando agli ultimi dati forniti, sono occupati 64 posti in terapia intensiva e 645 nei reparti ordinari. 
 
«Il piano prevede inoltre la possibilità di riattivare ulteriori 300 posti letto Covid nelle strutture dotate di reparti di pneumologia - ha sottolineato l’assessore - e la definizione di aree per l’isolamento dei pazienti asintomatici che necessitano di sorveglianza, negli altri presidi. È stata definita anche l’organizzazione operativa degli ospedali nella Fiera di Milano e di Bergamo, il cui funzionamento partirà dopo il 150esimo ricovero nelle terapie intensive regionali. Essi rappresentano un supporto essenziale per gli ospedali lombardi nel delicato equilibrio fra la cura di pazienti Covid e quelli affetti da altre patologie».

Ancora più tamponi (anche i rapidi)

Un'altra mano arriverà poi dai tamponi. «Uno sforzo notevole sarà effettuato anche a livello di tracciamento dei casi - ha aggiunto l’assessore al welfare - con l’impegno a lavorare per raggiungere 40 mila tamponi giornalieri. Ai tamponi molecolari si aggiungeranno quelli rapidi, che saranno disponibili nelle prossime settimane. Essi saranno impiegati sia nel settore scolastico che sul territorio».

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Durante la riunione si è affrontato pure il tema della sorveglianza domiciliare e dell’isolamento dei casi positivi, che viene attivato dalle Ats attraverso specifici piani territoriali. “Il nostro Sistema sanitario sta affrontato una fase molto delicata - ha concluso Gallera - e abbiamo messo in campo una strategia che mette la qualità della cura al centro dell’azione. Siamo pronti ad affrontare questa nuova sfida lavorando in stretta sinergia fra gli ospedali e il territorio”. 

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