L'Unione Commercio scrive a Fontana e Speranza: «No alla zona rossa in provincia di Sondrio»

La lettera: «La vera causa della recrudescenza della pandemia è stata innescata dal mancato governo della mobilità conseguita all’apertura delle scuole»

Esasperazione e rabbia, ma anche delusione e rassegnazione, sicuramente fatica a comprendere l’ennesimo provvedimento illogico e discriminatorio che fa pagare alla categoria il prezzo più alto delle conseguenze legate alle nuove regole per contenere l’espansione della pandemia. Sono tanti gli stati d’animo che agitano gli operatori del commercio, del turismo e dei servizi, all’indomani dell’ennesimo Dpcm che introduce, a partire da venerdì 6 novembre, nuove misure restrittive. Provvedimenti che in Lombardia risultano ancora più aspri, in quanto regione classificata zona rossa.

«Un momento particolarmente difficile per gli imprenditori dei nostri settori, che si sentono di nuovo toccati nel vivo della loro stessa sopravvivenza e beffati. Infatti, il notevole dispendio di energie e denaro che hanno messo in campo sia per adeguarsi ai protocolli di sicurezza (adottando tutti i dispositivi previsti per la sanificazione) sia per riorganizzare l’attività (garantendo i distanziamenti per la fruizione dei propri locali/strutture in tutta sicurezza) alla prova dei fatti non è servito a nulla. A loro va tutta la vicinanza e la comprensione dell’Unione del Commercio e del Turismo, che non lascerà nulla di intentato per farsi portatrice delle loro istanze», dichiara la presidente Loretta Credaro. 

Intanto, qualcuno ha già detto che non ce la farà a riaprire, altri nei giorni scorsi avevano provocatoriamente annunciato che avrebbero disobbedito alle nuove chiusure. Certamente una realtà che, molto provata, a ragione lancia un nuovo e ancora più forte grido di allarme. Lo aveva già fatto durante la manifestazione di piazza del 28 ottobre, realizzata con il coordinamento dell’Unione del Commercio e del Turismo. Oggi, alla luce delle ulteriori restrizioni, siamo di fronte a un quadro che da drammatico si preannuncia insostenibile. Un colpo di grazia, che ha spinto l’Unione del Commercio e del Turismo a inviare una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, con una richiesta prioritaria su tutte: escludere il territorio lombardo e, in particolare, la provincia di Sondrio dalla zona rossa.

Colpa dell'apertura delle scuole

«Premesso che, in presenza di un’emergenza sanitaria purtroppo ancora in espansione, il mondo del terziario condivide certamente la priorità da dare alla salvaguardia della salute pubblica, esso ritiene tuttavia che la vera responsabilità di questa recrudescenza del contagio non è da ricercarsi, come invece viene fatto credere, in qualche movida o cerimonia, o nella convivialità dei pubblici esercizi – tra l’altro, non si capisce la ratio secondo cui debbano restare chiusi negozi come i casalinghi e quelli di abbigliamento -, ma va individuata nella caparbia e insensata volontà di aprire tutte le scuole contemporaneamente, limitandosi a considerare l'impatto solo all’interno delle aule, senza la minima valutazione di tutti gli effetti collaterali che si accompagnano alla mobilità, soprattutto con riferimento a un sistema di trasporti che sin dal primo giorno del nuovo anno scolastico si è ben capito essere al collasso. Purtroppo, si è aspettato un mese e mezzo per intervenire e ora ecco i risultati» si legge in una nota dell'Unione commercio.

Un copione nazionale che si è replicato anche nel trasporto locale. Quest’ultimo avrebbe potuto organizzarsi con facilità, tenendo conto del numero di abbonamenti, e invece non l’ha fatto. Il tema dei trasporti, a detta dell’Unione, «non è stato minimamente affrontato con l’attenzione che avrebbe meritato e ora il Governo, anziché ammettere la propria inadeguatezza rispetto a questa criticità, ha scaricato tutta la responsabilità sugli operatori, quasi fossero loro i principali artefici della ripresa dei contagi. Una situazione per noi inaccettabile».

Zona rossa

Il rimedio appare ora peggiore della malattia. «L’aver inserito tutta la regione e, nello specifico, la provincia di Sondrio nella zona rossa è del tutto insensato. Non è giusto che – osserva l’Unione -, a causa dell’incapacità politica che ha portato a questa seconda ondata di pandemia, si facciano ricadere le colpe sugli operatori, che invece devono pur vivere». 

In conclusione, occorre un quadro che renda possibile conciliare da un lato le misure atte a fronteggiare l’escalation dei contagi in modo efficace, dall’altro le esigenze di sopravvivenza delle imprese. È appunto necessario che si faccia un passo indietro. La principale richiesta degli operatori è quella di poter continuare a lavorare in tutta sicurezza. Se il tiro non verrà corretto, le ulteriori strette del nuovo provvedimento vanificheranno tanti sforzi e a breve termine porteranno molte attività al collasso e quindi alla chiusura.

Va sottolineato, infine, che gli operatori delle cosiddette zone rosse dovranno avere aiuti maggiori rispetto a quelli di altre realtà (a tale riguardo bisognerà per esempio pensare a misure aggiuntive ai ‘ristori’ già previsti) e che sarà importante considerare non solo gli aspetti dei contributi, ma anche la sospensione delle tasse e sistemi/incentivi di rilancio dell'economia.

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