Coronavirus

Impianti sciistici chiusi, la rabbia del sindaco di Sondrio: «Non siamo figli di un Dio minore»

Marco Scaramellini: «Chiediamo rispetto e attenzione, pari dignità rispetto ad altri territori. Servono provvedimenti speciali per le aree montane che vivono di turismo, aiuti adeguati per sostenere chi non ce la fa adesso e per gettare le basi per la ripartenza»

La continua chiusura degli impianti di risalita, con annessa emergenza economica per tutti i settori che gravitano attorno alle stazioni sciistiche, è una ferita che si allarga, giorno dopo giorno, nel "corpo" dei territori montani. A lanciare un nuovo grido di allarme è il sindaco di Sondrio, Marco Scaramellini, preoccupato per il silenzio assordante che il Governo Conte continua ad usare in risposta alle richieste della Montagna.

«L'emergenza è sanitaria ma anche economica e per la montagna, che deve rinunciare alla stagione dello sci, la zona rossa e la perdurante situazione d'incertezza significano disastro. I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi, scriveva Goethe, ma questo è il momento di far sentire la nostra voce. Non un lamento ma un richiamo affinché chi decide guardi alle possibili conseguenze, perché se in estate ci sono le spiagge da difendere, in inverno ci sono le piste da sci e bloccarle significa chiudere l'intero comparto turistico. Chiusi gli impianti da sci, chiusi gli alberghi, chiusi bar e ristoranti, chiusi i negozi: si blocca l'indotto artigianale e tutti gli stagionali rimangono senza lavoro». ha dichiarato Marco Scaramellini.

«Un sistema economico messo in ginocchio che chissà quando e chissà come potrà rialzarsi: siamo seriamente preoccupati e vorremmo che le nostre esigenze fossero considerate. La montagna è un territorio svantaggiato e spesso ci si dimentica che vive di turismo, fermarlo significa decretarne la morte. Tutti siamo preoccupati per questo virus ma vediamo troppe disparità di trattamento: sembra che la salute sia in pericolo soltanto in montagna, dove peraltro gli spazi sconfinati garantiscono un distanziamento automatico» ha aggiunto il primo cittadino sondriese.

«Chiediamo rispetto e attenzione, pari dignità rispetto ad altri territori, per non sentirci figli di un Dio minore. Servono provvedimenti speciali per le aree montane che vivono di turismo, aiuti adeguati per sostenere chi non ce la fa adesso e per gettare le basi per la ripartenza. Magari evitando il balletto di aprire e chiudere, di colorare le zone sulla base di dati non aggiornati. Bene ha fatto il presidente Attilio Fontana a sollevare la questione e a chiedere che la zona rossa venga rivista» ha concluso Scaramellini.

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