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Albosaggia e Caiolo in campo per superare l'abbandono di boschi e terreni

Un progetto innovativo per dare un aiuto concreto ai proprietari di boschi e terreni incolti o in via di abbandono

Un aiuto concreto ai proprietari di boschi e terreni incolti o in via di abbandono. La proposta, già in via di realizzazione, è contenuta in un progetto innovativo fortemente voluto dai Comuni di Albosaggia e Caiolo e messo a fuoco grazie al supporto tecnico della SEV, la Società Economica Valtellinese. Il concetto non è nuovo, ma a proiettarlo nel futuro prossimo, con grosse possibilità di successo, è un bando nazionale che sulla partita potrebbe portare, fra gli alberi del versante orobico, un contributo economico in grado di attivare processi virtuosi per salvare un vasto patrimonio boschivo altrimenti destinato all’estinzione.

Nel dettaglio, i proprietari degli appezzamenti parteciperanno ad una gestione unitaria, sia pure a tempo, dei loro terreni, di cui manterranno intatti la proprietà e i diritti di cessione o trasmissione ereditaria. Due le azioni previste: l’animazione territoriale, con attività di promozione, informazione e promozione di una gestione attiva e sostenibile delle risorse silvo-pastorali, e la costituzione di forme associative o consortili finalizzate ad una efficace conduzione del patrimonio fondiario, per contrastare il frazionamento delle proprietà silvopastorali nelle aree montane.

Tutti i cittadini interessati saranno contattati e informati nel dettaglio nei prossimi giorni dalle due Amministrazioni Comunali promotrici dell’iniziativa che, oltre ad essere garanti dell’operazione, parteciperanno a questa sfida con aree proprie. I dati parlano chiaro: sia ad Albosaggia che a Caiolo, dal fondovalle fino ai 1300 metri di quota, la proprietà privata è preponderante e la cura di queste aree si ferma al 20% del totale.

«L’unico modo per superare questo abbandono con tutte le gravi conseguenze che comporta - spiega il Sindaco di Albosaggia, Graziano Murada - è mettersi insieme condividendo un piano di coltivazione e cura dei boschi che in 15 o 20 anni possa garantire a ciascun proprietario un loco pienamente produttivo e, seppur vecchio, rinnovato e rigenerato».

«Sappiamo che è una operazione non facile e faticosa - gli fa eco il primo cittadino di Caiolo, Primavera Farina - ma se dovessimo riuscire a vincere il bando, per il quale sono richiesti almeno 30 ettari di bosco, saremo in grado di dare risposte di vitale importanza ai bisogni presenti e futuri del nostro patrimonio ambientale di media montagna. Un passo determinante per finanziare anche tutte le relative attività di promozione ed i progetti collegati, ad esempio la realizzazione e vendita dei prodotti che ne deriveranno».

Il bando scade il 15 dicembre, il progetto è approdato in questi giorni alla convocazione degli intestatari dei singoli boschi compresi fra la frazione Madonna dei Mosconi, a cavallo fra Albosaggia e Caiolo, e l’antico abitato di Sant’Antonio. Determinante il supporto tecnico della SEV ed in particolare del Presidente Benedetto Abbiati, che ormai da tempo si occupa con competenza e altrettanta passione della creazione e gestione di associazioni fondiarie e altre realtà consortili proprio nell’ottica di salvare quella parte di montagna a rischio abbandono.

In meno di 50 anni nel sondriese si sia verificato il dimezzamento delle superfici a pascolo, a prato e a vigneto, a fronte di un aumento del bosco

«Uno studio della Fondazione Fojanini - spiega lo stesso Abbiati - ha dimostrato come in meno di 50 anni (1991-2007) nel sondriese si sia verificato il dimezzamento delle superfici a pascolo, a prato e a vigneto, a fronte di un corrispondente aumento soprattutto del bosco». Una deriva dalla quale si può riemergere come alcune esperienze interessanti dimostrano anche in Provincia di Sondrio. «La S.E.V. - riprende e conclude il Presidente - ha coinvolto e guidato i 24 proprietari che hanno aderito all’Associazione Fondiaria Vigneti di S. Rocco a Castione Andevenno: 38 mappali per una superficie complessiva di oltre 4 ettari, riportati all’ originaria destinazione a vigneto, con conseguente ripristino o mantenimento di una significativa porzione di territorio».

Il bando nazionale del CIPE, che scade il 15 dicembre, prevede un investimento complessivo di 8 milioni di euro il cui riparto sarà comunicato ad aprile 2021: se il progetto orobico passerà e verrà finanziato ci saranno due anni di tempo per poter attivare percorsi di progettazione, informazione e coinvolgimento della popolazione per approdare poi alla realizzazione. In prospettiva si parla di prevenzione e cura dei dissesti, manutenzione e gestione dei sentieri, valorizzazione del patrimonio boschivo e dei maggenghi, rilancio turistico e iniziative di ripresa di tutte le attività economiche correlate.

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