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Giovedì, 2 Febbraio 2023
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Como celebra don Roberto Malgesini: un "folle" e sincero amico degli ultimi

Al sacerdote valtellinese l'Abbondino d'Oro, massima onorificenza cittadina. Il cardinal Cantoni: "Si è donato fino alla fine"

Sala piena e un lunghissimo applauso hanno fatto da cornice alla cerimonia di assegnazione dell'Abbondino d'Oro alla memoria presso la biblioteca comunale nella mattina del 21 gennaio 2023. La massima onorificenza di Como è stata conferita a don Roberto Malgesini, il prete valtellinese, originario di Cosio Valtellino, ucciso in piazza San Rocco da uno dei tantissimi uomini stranieri e in difficoltà che aiutava quotidianamente.

Come riportano i colleghi di QuiComo, a ritirare l'Abbondino è stata la sorella Caterina che con gli occhi velati di lacrime ha si è rivolta alla fitta platea con un "grazie a tutti", mentre il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, le ha porto l'onorificenza. Con loro sul palco al momento della consegna anche il presidente del consiglio comunale Fulvio Anzaldo e il presidente della commissione Abbondini, Carlo Mantero, che hanno sottolineato nei loro intervento la trasversalità e l'unanimità della scelta di assegnare a don Roberdo la massima benemerenza civica alla memoria.

Ma è stato il discorso del cardinale e vescovo di Como, Oscar Cantoni, quello che più di tutti è andato dritto al cuore del significato di questa celebrazione alla memoria di don Roberto Malgesini. "Dove c'era gente che poteva aver bisogno di lui, lì accorreva - ha raccontato monsignor Cantoni -. Si direbbe che fosse attratto dai più malcapitati. E ad essi accorreva, portando non solo caffè e brioche, ma anche una tenera amicizia, quella sola capace di alleviare la solitudine o il senso di fallimento in chi nella vita ha perso tutto, soprattutto la dignità".

Poi il vescovo ha parlato delle straordinarie qualità di don Roberto, qualità che lo facevano sembrare "un folle" a confronto di persone per così dire normali. "Nella vita - ha detto Cantoni - ho avuto modo di incontrare vari “matti”, con stili differenti, ma tutti strani. Nello stesso tempo, ho avuto la fortuna di incontrare però anche dei “folli”. C'è una grossa differenza tra i matti e i folli! Vorrei porre tra i folli che ho conosciuto anche don Roberto. Sapeva di rischiare! Molti glielo avevano raccomandato, e tra questi anch'io; stai molto attento, perché c'è da aspettarsi di tutto, anche il peggio. Don Roberto sorrideva, alzava le spalle, non curante di sé. Si è donato fino alla fine. Allora non mi rimane che una invocazione: Signore, donaci ancora dei "folli da slegare", persone che come don Roberto donano loro stessi, fino a rischiare la loro vita, a imitazione di Te, che ci hai amati e hai dato tutto sé stesso per noi".

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