Valtartano: al Ponte nel Cielo si è aggiunta una "mulattiera didattica"

Il percorso pedonale conduce al bivacco Frasnino ed è lungo circa 200 metri. È un’opera per migliorare l’offerta turistica della valle

«Una vera “mulattiera didattica" che lascerà il segno dopo la sua realizzazione, sia per i ragazzi in grado in futuro di realizzare queste ‘opere d’arte’ che per le migliaia di visitatori del ‘Ponte nel cielo’ e della Valle che apprezzeranno l’impegno vero dell’ostinato mantenimento delle migliori tradizioni e professioni montanare».

È il commento di Renato Bertolini, 47 anni, presidente del Consorzio Pustaresc nato nel 2000, all’intervento avviato a settembre e  in corso di completamento a Campo Tartano da parte degli studenti del  Pfp di Sondrio, supportati da una squadra di esperti manovali del posto.

Si tratta di un’opera volta al miglioramento dell’offerta turistica del  piccolo borgo montano di Tartano: la pavimentazione del percorso pedonale che dal “Ponte nel Cielo” porta al bivacco Frasnino è lunga circa 200 metri, in mezzo alla natura. È stato scelto il tipico e tradizionale resc (acciottolato) che ripropone, in tutto e per tutto, l’antico sistema utilizzato dagli avi valtellinesi per i collegamenti pedonali utilizzabili anche dal bestiame e dagli animali da soma, le cosiddette “mulattiere” in pietra.

«Si è pensato di approfittare di questa rara occasione per coinvolgere la scuola degli operatori edili di Sondrio del Pfp (Polo di formazione professionale) nell’ambito di una richiesta di finanziamento a Fondazione Pro Valtellina - spiega Renato Bertolini, presidente del Consorzio Pustaresc -. L’idea è stata bene accolta nel bando cultura e 
ambiente dell’anno in corso e, come sempre quando si tratta di aiuti della nostra Fondazione di comunità locale (che già aveva dato una grossa mano a suo tempo con il bivacco in Frasnino) siamo già nella fase dei lavori».

Al lavoro c’è la ditta locale e consorziata “Augusto Bertolini”, affiancata dai muratori in pensione del paese di Campo, che hanno frequentato la scuola per muratori a Ponte in Valtellina negli anni Settanta, che insegnano agli studenti come si realizza l’acciottolato a selciatone, l’arte della posa delle pietre, un po’ come avviene per i più famosi muretti a secco delle vigne, lavori per i quali, lentamente, ma inesorabilmente, stanno scomparendo le maestranze in grado di realizzarli.

«È doveroso ringraziare Marco Dell’Acqua, referente della Fondazione che è sempre stato a fianco del Consorzio anche nella complessa realizzazione del Ponte e il preside del Pfp, Evaristo Pini, che ha dedicato parte del suo prezioso tempo per organizzare la graditissima collaborazione che porta, per varie lezioni, diverse classi dei suoi studenti nella nostra vallata alpina. Il costo dell’intervento è supportato, per il 60%, dalla Fondazione e per il rimanente dai proventi del Ponte nel Cielo che, a solo un anno dalla sua inaugurazione, già riversa sul territorio i benefici degli utili che, ricordiamo, devono essere reinvestiti nel comprensorio consortile, come imposto dallo statuto di miglioramento fondiario, per quello che è la formazione di un circolo virtuoso perpetuo che si protrarrà negli anni».

I ragazzi sono accompagnati dall’istruttore Donato Del Dosso, con grande esperienza nel campo, e sicuramente ricorderanno, negli anni, questa insolita formazione “sul campo” in un vero scomodo e impegnativo cantiere di montagna. A questi giovani è demandata una parte del «gravoso compito di mantenere in vita le migliori tradizioni costruttive 
per gli anni futuri, caratterizzati da un sempre maggiore uso di macchinari e attrezzature a svantaggio dell’abilita manuale».

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«È bello vedere la straordinaria luce negli occhi di questi giovani - sottolinea Bertolini - dalla quale traspare che hanno idee chiarissime sul loro futuro, una scelta professionale che li proietta direttamente nel mondo del lavoro, senza tentennamenti e senza il solito tormentone ‘porto a casa un qualunque diploma o laurea e poi vedremo cosa ne farò’ (e intanto giro il mondo con i soldi dei genitori e dei nonni). Chi fa la scuola di muratori, come a me piace ancora chiamarla senza tanti giri di parole, sa chiaramente cosa farà nella sua vita e lascerà sul territorio opere visibili e durature nel tempo».
 

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