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C'è l'accordo Governo-sindacati: i vaccini anti covid si faranno nelle aziende

La somministrazione in azienda entra nel piano strategico nazionale come elemento in più, senza penalizzare le altre strategie di vaccinazione. Mancano però ancora le dosi necessarie di vaccino per partire davvero

I vaccini anti Covid nelle aziende entrano nel nuovo protocollo per la sicurezza e il contrasto al Covid nei luoghi di lavoro, frutto di una intesa tra il Governo, le imprese e i sindacati. La novità più importante dell'aggiornamento del protocollo risiede proprio nell'avvio del canale aziendale (parallelo alla rete ordinaria dei centri vaccinali) per l'inoculazione dei vaccini. 

L'adesione dei datori di lavoro e dei lavoratori sarà volontaria. Le aziende potranno candidarsi, senza requisiti di carattere dimensionale, e la vaccinazione verrà in quel caso offerta a tutti i lavoratori a prescindere dalla qualifica e dal contratto. I costi di allestimento degli spazi, reperimento dei medici e somministrazione sarebbero interamente a carico dell'azienda, mentre sarebbero in carico al servizio sanitario regionale la fornitura dei vaccini e dei dispositivi di somministrazione (le siringhe). Le aziende potranno organizzare la vaccinazione all'interno dei propri spazi oppure in strutture sanitarie private attraverso specifiche convenzioni o, ancora, presso le strutture dell'Inail. E potranno anche "associarsi" tra loro per sfruttare spazi di una di esse.

La condizione indispensabile è che vi siano sufficienti dosi di vaccino a disposizione. Come detto, infatti, il canale aziendale non sarà mai alternativo a quelli sanitari, ma aggiuntivo. La vaccinazione in azienda, in altri termini, secondo il protocollo entra nel piano strategico nazionale del commissario straordinario come elemento in più, che non penalizza le altre strategie di vaccinazione (per età, per patologie e nei centri vaccinali abituali).

La Lombardia pronta

La Lombardia aspettava questo protocollo come un sostanziale "via libera" alle vaccinazioni in azienda secondo un progetto di Confindustria Lombardia e Confapi presentato a marzo ma non ancora applicato. Oltre al sì dell'esecutivo, infatti, mancano le dosi di vaccino aggiuntive per far partire l'operazione. Numerose aziende lombarde si sono comunque già rese disponibili a vaccinare i propri dipendenti quando sarà possibile farlo.

E il governatore lombardo Attilio Fontana, il 6 aprile, durante un webinar organizzato da un'associazione di imprenditori europei, aveva dichiarato che la Regione è pronta ma mancava ancora il via libera. Presumibilmente quello definitivo arriverà in concomitanza con la vaccinazione di massa, se saranno disponibili molte altre dosi di vaccino (compreso il Johnson&Johnson, che deve ancora arrivare).

Il protocollo: trasferte, riunioni, spazi e smart working

Per il resto, il protocollo conferma lo smart working come utile strumento di prevenzione del contagio da Covid anche nelle fasi di ripresa progressiva delle normali attività. Per quanto riguarda i lavoratori risultati positivi al Covid, dopo il 21esimo giorno di positività saranno riammessi sul posto di lavoro solo dopo un tampone negativo (molecolare o antigenico) effettuato in una struttura accreditata presso il servizio sanitario pubblico. Confermato l'obbligo di mascherine negli spazi condivisi oltre che la distanza di almeno un metro tra le persone. 

Il distanziamento potrà essere fatto rispettare anche rimodulando gli spazi di lavoro e i tempi, possibilmente con orari differenziati per scoraggiare il sovraffollamento degli ambienti. Restano infine confermate le prescrizioni relative alle trasferte di lavoro (consentite previa una valutazione del rischio), le riunioni in presenza (non consentite salvo un motivo di necessità o urgenza), gli eventi interni (salvo la formazione in azienda dei dipendenti).

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