Coronavirus: Prefetto, sindacati e ATS al lavoro per tutelare le case di riposo

Al centro del confronto i pochi dispositivi di sicurezza personale e la scarsità di tamponi covid-19 per operatori sanitari e anziani ospiti

Lungo le giornate di martedì 7 e giovedì 9 aprile 2020, coordinati dal Prefetto di Sondrio, Salvatore Pasquariello, si sono svolti in videoconferenza due importanti incontri sul delicato tema del contagio da coronavirus al'interno delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) della provincia di Sondrio.

Agli incontri, richiesti dai sindacati confederali di Valtellina e Valchiavenna Cgil, Cisl e Uil, hanno preso parte anche il Direttore Generale dell’ATS, Lorella Cecconami, e i Direttori di alcune delle RSA della provincia. 

La richiesta dei sindacati nasceva dalla preoccupazione, segnalata da alcuni operatori  sanitari delle RSA, di avere a disposizione pochissimi dispositivi di protezione individuale.

Una carenza preoccupante tanto da non soddisfare tutte le esigenze sanitarie, oltre che di operare in sicurezza, mettendo dunque a rischio sia gli operatori stessi che gli anziani ospiti delle strutture.

Carenza di tamponi

Durante gli incontri, più volte i direttori delle strutture protette hanno sottolineato la necessità di incrementare il numero di tamponi covid-19, prevedendolo per tutto il personale socio-sanitario e per gli ospiti che manifestano sintomi evidenti.

Condivisa, inoltre, la necessità di una maggiore trasparenza circa le modalità di gestione delle RSA in particolare per l’allocazione e la gestione degli ospiti positivi o sospetti positivi. 

La posizione di ATS

La Direzione dell’ATS, nel premettere che il reperimento dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) resta a carico delle RSA, ha rappresentato la difficoltà oggettiva per tutti, soprattutto nel primo periodo dell’emergenza, dell’approvvigionamento di tali DPI e che, comunque, è in corso un notevole sforzo per ovviare a tale situazione, ricorrendo a tutte le possibili fonti di rifornimento, compreso quello delle donazioni.

Per quanto riguarda i tamponi, essi, anche per motivi tecnici, devono essere fatti seguendo le linee guida indicate dalla Regione Lombardia e comunque gli ospiti sospetti vengono già considerati e trattati come fossero positivi. 

Le Case di riposo hanno sottolineato le difficoltà legate all’impossibilità di reperire in numero sufficiente le mascherine, i camici, ecc, nonché la carenza di personale, che nonostante impegno e dedizione è stato spesso decimato da assenze per malattie, da contagi o situazioni di sospetto, che li hanno costretti a periodi di quarantena. 

Infine si è condiviso l'importanza di aumentare il numero delle persone (operatori ed ospiti) da sottoporre a tamponi.

In questi giorni, grazie anche agli incontri in Prefettura, è in atto l’assegnazione di medici ed operatori alle strutture più in difficoltà.

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