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Bozzetti sondriesi. La Posta

Là dove si incontrano via Trento e Corso Vittorio Veneto sorge il palazzo della posta. È una massiccia e squadrata costruzione, risalente ai primi del ‘900. Quindi ha i suoi buoni cento anni e se ne sta lì, statuaria, a fare la sentinella sul vicino alberato piazzale Bertacchi. 

     Adesso, in quel punto angolare, c’è il semaforo. Ma una volta i veicoli che scendevano da Piazza Garibaldi, lungo il corso, dovevano rispettare solo il segnale di stop. 

     Oggi, in quel tratto, le auto transitano quasi a passo d’uomo per la presenza di numerosi pedoni che attraversano senza particolari attenzioni. Ma nei tempi passati non era propriamente così. La circolazione era su entrambi i sensi di marcia e ci passavano anche le corriere che ripiegavano sul piazzale, fino alla stazione. 

     Ero un bimbo delle elementari quando assistetti a un incidente proprio all’angolo della Posta. Una Fiat 1100, tutta nera ma con le ruote cerchiate di bianco, prese in pieno un’Ape che proveniva da Piazza Garibaldi e non aveva rispettato lo stop. Uno stridore di freni agghiacciante e un botto sinistro. Vidi il conducente dell’Ape volare a terra ma poi rialzarsi subito come se fosse l’omino con la molla. Ero appena uscito dal negozio di Scandella, accompagnato da mia madre. Rimasi davvero impressionato. Accorse molta gente e forse se ne parlò fino a sera, nei bar della zona. 

     Da ragazzo non frequentavo l’ufficio postale. Mi ci recavo solo per imbucare qualche lettera. La spingevo nella fessura al muro, vicino alla rampa d’ingresso. Stavo un attimo sul marciapiede a considerare che fosse stata risucchiata nel modo corretto e che giacesse tranquilla, insieme ad altre lettere, in attesa della spedizione. 

     Ricordo di avere imbucato cartoline per amici e parenti lontani, lettere indirizzate a una ragazzina di Sondrio con cui avevo un timido filarino, lettere affidatemi dai genitori. Mi faceva un certo senso la cartolina postale, con quel testo che tutti potevano leggere. E immaginavo il postino perdere del suo tempo a decifrare calligrafie per conoscere i fatti altrui.

     Il palazzo della Posta era a tutti gli effetti un luogo d’incontro. Ci si trovava facilmente, dentro o fuori, su quell’ampio marciapiede che era, ed è, una delle più importanti arterie pedonali della città.

     Sono trascorsi gli anni, i tempi sono cambiati. Eppure, quel massiccio palazzo è sempre lì, nel suo aspetto austero, ad assolvere la sua antichissima funzione sociale.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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