Come è fatta la Frana del Ruinon?

Il dissesto è formato da alcune decine di milioni di metri cubi ed occupa una superficie di circa mezzo chilometro quadrato

Mai come in questi ultimi mesi si è parlato della frana del Ruinon e di quanto abbia condizionato la vita dell'intera Valfurva, in Alta Valtellina. Sono stati mesi molto difficili in cui la vallata ha subito notevoli danni in termini economici oltre che d'immagine. Una minaccia costante che da 35 anni, ciclicamente, torna nel dibattito pubblico della Valfurva e non solo. Ma quanti conoscono la frana del Ruinon e le sue caratteristiche? Ecco una breve descrizione secondo gli studi di Arpa Lombardia.

Un quadro generale della frana è ben mostrato dalla ricostruzione 3D creata dal geologo Maurizio Azzola che qui riproponiamo:

La frana del Ruinon 

Quella del Ruinon è una frana attiva all'interno del territorio comunale di Valfurva, e coinvolge il versante sud-ovest del monte Confinale, sulla sponda idrografica destra del torrente Frodolfo, nel tratto compreso tra gli abitati di Santa Caterina e di San Gottardo.

L’area di frana si estende dalla quota del coronamento superiore (2.100m slm), fino a circa 200 metri dal fondovalle situato a quota 1.400m slm ed occupa una superficie di circa 0.5 chilometri quadrati. Si distinguono nettamente due nicchie di distacco, rispettivamente alle quote di 2.050-2.100m slm e di circa 1.900m slm. La nicchia di frana più alta presenta una larghezza di circa 700 metri e risulta in progressiva espansione, in particolare verso sud-est.

Lo spostamento record della frana

A quote superiori al limite del bosco il Torrente Confinale, che trae origine dall’omonimo lago a quota 2.930 m.slm., evidenzia una situazione idrogeologica particolare con numerose sorgenti posizionate a valle di un potente affioramento di marmi.

Nello specifico quello del Ruinon è un dissesto caratterizzato da un importante scivolamento di detriti superficiali e di roccia alternato a più possibili crolli di massi anche di grossa volumetria e colate detritiche in concomitanza ad eventi meteorologici come pioggia e/o disgelo primaverile. L'intero ammasso di frana instabile consta volumetrie fino ad alcune decine di milioni di metri cubi.

Subisce rallentamenti nella sua dinamica in occasione del periodo invernale. Si osservano frequenti distacchi di materiale roccioso soprattutto a partire dalla "nicchia bassa". Ne è un esempio il grande masso ciclopico di 90 metri cubi caduto sulla strada provinciale 29 del Gavia all'alba di martedì 20 agosto 2019.  

Il monitoraggio

La frana del Ruinon è monitorata da geotecnica automatica e manuale, GPS automatica e manuale, topografica e meteorologica. Dal 2006 la frana è monitorata permanentemente da un sistema radar interferometrico terrestre. La postazione di misura è posta sul versante opposto a quello dell’area di frana e, grazie ad un sistema di trasmissione in tempo reale, acquisisce e trasmette i dati rilevati alla sala operativa della Centrale di Arpa a Milano.

Grazie alle sue caratteristiche il monitoraggio radar è in grado di misurare i movimenti superficiali di un ampia area di frana senza la necessità di accedere fisicamente alle aree osservate non richiedendo il posizionamento di capisaldi e in qualsiasi condizione atmosferica e di visibilità. Il sistema radar installato fornisce con un'altra frequenza temporale le mappe di deformazione della frana e le serie temporali degli spostamenti di tutti i punti osservati dal radar al fine di valutare l'evoluzione del fenomeno e le modificazione della distribuzione spaziale e temporale degli spostamenti sul corpo di frana. 

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