La frana del Ruinon ha raggiunto livelli di spostamento record? Per gli operatori va fatto brillare il versante

La caduta del masso gigante è la goccia che fa traboccare il vaso

I rilevamenti condotti dal Centro di Monitoraggio Geologico (CMG) di Arpa Lombardia

La caduta del grosso masso di 90 metri cubi, messosi in moto poco a valle della “nicchia bassa” del Ruinon, a circa 365 metri di quota sopra la strada provinciale del Gavia, nelle prime ore di martedì 20 agosto 2019, è la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Si perchè la preoccupazione degli operatori locali, dopo un'estate a dir poco tempestata da limitazioni e "emergenze", ha raggiunto il limite della sopportazione. «Gli operatori economici della Valfurva intendono ribadire, con assoluta fermezza, che hanno chiesto da tempo che fossero fatti brillare i massi, almeno quelli ritenuti pericolanti.  Hanno richiesto altresì un sistema automatizzato di controllo della frana collegato ad un impianto semaforico sulla strada provinciale, che si attivasse in caso di caduta sassi o materiale vario, richiesta ribadita anche nell’incontro di qualche giorno fa. Diversamente non si uscirà mai dallo “stato di emergenza” con le note conseguenze sulla viabilità. » si legge in una nota diffusa dagli operatori. 

«Gli operatori hanno continuato, per la verità inascoltati, a sollecitare un punto di equilibrio tra la “doverosa tutela della pubblica incolumità e la tutela, altrettanto doverosa ed istituzionale, dell’economia e del benessere di una Comunità e del suo territorio”. A questo punto si pensa di risolvere la questione della “Frana del Ruinon” con la chiusura costante (o quasi) della strada da e per Santa Caterina, in attesa di quegli interventi che verrano realizzati fra qualche anno e che, in realtà, dovevano essere già effettuati qualche lustro fa?  Ricordiamo, ad esempio, che, solo da poche settimane, è stato commissionato il progetto per eliminare l’infiltrazione nel corpo frana delle acque del torrente Confinale, pur essendo gli Enti competenti a conoscenza del fenomeno da alcuni decenni» continua la nota dei furvesi.

E poi una proposta: «In attesa di questo progetto, non è il caso di “intubare” le acque con un intervento immediato anche se provvisorio? Ora vedremo quali saranno le prossime decisioni che verranno assunte in uno stato di perenne incertezza. Noi operatori economici sappiamo invece, in questo caso con certezza, che la chiusura della strada significa la continua agonia delle attività imprenditoriali e dell’economia di una stazione turistica, la quale da troppo tempo subisce pesantemente una situazione che doveva essere risolta definitivamente diversi anni fa».

Il masso ciclopico caduto sulla strada

Durante la sua caduta il masso ciclopico si è diviso in due parti. La parte principale, circa 60 metri cubi, ha invaso la carreggiata della strada provinciale numero 29 che porta al passo del Gavia. Il secondo blocco, di circa 25 metri cubi, si è arrestato a una distanza di circa 60 metri dall’asse della carreggiata. Questi i primi dati raccolti dai tecnici  del Centro di Monitoraggio Geologico (CMG) di Arpa Lombardia nei pressi della frana del Ruinon.

Il CMG dell’Agenzia segue attentamente la situazione che ha raggiunto livelli di spostamento mai verificatisi negli anni precedenti. Grazie alle rilevazioni di Arpa Lombardia, che a giugno ha segnalato l’incremento della pericolosità e dei movimenti della frana, gli Enti coinvolti avevano deciso limitazioni della strada che porta a Santa Caterina. Continua l’analisi dei dati provenienti dalle apparecchiature installate nei pressi della frana. 


 

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