L'intervista

Dall'ultimo posto all'Eccellenza: ecco com'è rinata la Nuova Sondrio

Il lavoro dietro le quinte, ma assolutamente fondamentale, del direttore sportivo Christian Salvadori: le sue parole

Con una Nuova Sondrio in grande difficoltà, nell'autunno di due anni fa, per merito di un'amicizia in comune, il presidente Michele Rigamonti ha deciso di dare vita a un radicale cambio di rotta: stop, almeno per quanto riguarda la prima squadra, a un progetto primariamente valtellinese e via a una gestione di "più ampio respiro" soprattutto relativamente alla composizione della rosa.

Per riuscire in questa strategia, proprio grazie all'amicizia in comune sopra citata, il numero uno della società biancazzurra si è affidato a Christian Salvadori, dirigente aretino, cresciuto sotto l'ala protettiva di Walter Sabatini e che già prima di arrivare a Sondrio poteva vantare un'esperienza da Ds in Eccellenza, serie D e serie C e da osservatore anche in serie A e un palmares con sei campionati vinti (a cui aggiungere un campionato Primavera 3). Non c'è dunque molto da stupirsi, dunque, anche se vincere non è mai scontato, che anche grazie al fondamentale lavoro dietro le quinte di Christian Salvadori, la Nuova Sondrio sia stata capace di risalire la china, salvandosi tranquillamente nella scorsa stagione e conquistando, in quella appena conclusa, la promozione in Eccellenza.

Christian Salvadori, com'è nata l'idea e l'opportunità di approdare a Sondrio e cosa l'ha spinta a farlo, vista la situazione di classifica della squadra a novembre 2021?

"Ho un’amicizia in comune con Michele Rigamonti. Vero, il Sondrio era in palese difficoltà e la situazione piuttosto desolante: allenamenti di sera tardi su un campo ghiacciato con tante pause in ogni seduta. Ho cercato, però, come mi ha insegnato Walter Sabatini, di vedere la luce in fondo al tunnel e il potenziale della società. E poi non me la sentivo di abbandonare Michele che merita tutto il mio impegno".

Poco dopo di lei è arrivato in biancazzurro anche mister Fabio Fraschetti, un tecnico che, proprio come lei, aveva esperienze e una carriera in categorie ben più prestigiose della Promozione.

"Ho subito detto a Michele che se avessi potuto portare un allenatore e 10 giocatori ce l’avremmo fatta. Con il mister ci eravamo visti sui campi e ci eravamo sentiti via messaggio, ma non ci conoscevamo di persona. Ci ho messo un po' a convincerlo e ora è cresciuto il rapporto di stima e fiducia professionale reciproca. Una fiducia cieca che nel nostro rapporto è davvero esaltata: io non so la formazione prima di domenica mattina e non metto mai becco nelle scelte del mister, lui non dice nulla sulla costruzione della squadra".

Subito sono iniziati ad arrivare i risultati, tanto che la squadra ha risalito la classifica e ha conquistato una tranquilla salvezza. A molti, però, specie inizialmente,non è piaciuto il fatto che la maggior parte dei giocatori, cosa poi ripetuta anche in questa stagione, vengano da fuori provincia e siano stranieri.

"Il progetto Valtellina in pratica è durato da giugno a dicembre e i risultati erano sotto gli occhi di tutti. Qui è difficile reperire giocatori e quindi ho puntato su meritocrazia, fame, adattabilità e qualità. Se sono arrivati tanti argentini, non è perché sono esterofilo, ma perché sono umili, affamati e bravi. Vivere di calcio non vuol dire per forza guadagnare cifre elevate: il budget di quest’anno del Sondrio era inferiore a quello di una squadra e pari a quello di altre due. E poi se non ci sono idee, fantasia e la voglia di allargarsi a nuovi orizzonti, i nomi che girano sono sempre gli stessi e chiedono sempre cifre alte".

Le idee, quindi, contano più dei soldi: quali sono le sue per garantire alla Nuova Sondrio un futuro sempre più stabile e roseo a livello di risultati?

"Come in altre realtà nuove, qui ci voleva un “anno 0”. L’obiettivo è quello di una rivoluzione culturale: qui il calcio è ancora vissuto come un passatempo, ma sarebbe bello che i Vanotti e i Moroni di turno, giovani già pronti a livello di atteggiamento, possano intendere e vivere il calcio con la mentalità con cui la viviamo noi, crescere ancora in un ambiente professionale gestito da professionisti e fare da “apripista” per altri ragazzi. Per Sondrio siamo in un momento da ora o mai più. Con Sansovino e Sangiustese sono riuscito ad arrivare tra i professionisti e si parla di realtà con meno di 10 mila abitanti. Qui siamo in un capoluogo di provincia, con le Olimpiadi in arrivo e tanto potenziale da sfruttare affinché proprio il Sondrio sia anche un punto di riferimento a 360° per il movimento provinciale. Ed è necessario che tutti, istituzioni, tessuto sociale, imprenditori, facciano la loro parte: non per Rigamonti e Salvadori, ma per il Sondrio e la città".

Intanto, un primo tassello è stato messo, con la promozione in Eccellenza. L'obiettivo a lungo termine è quello della serie D nell'anno olimpico, ma quali sono quelli per la prossima stagione?

"Partiamo dalla conferma di tutti i migliori e dalla valorizzazione dei giovani. Poi ci sarà qualche innesto, a livello quantitativo e qualitativo visto che in questa stagione, anche a causa degli infortuni, si è lavorato spesso con una rosa ristretta. Più di tutto però, vogliamo continuare a impegnarci per creare una mentalità e un’attitudine di lavoro e sacrificio. Vogliamo provare a vincere ancora e anche la coppa Italia d'Eccellenza sarà un nostro obiettivo. Intanto, tre o quattro Under di questa zona all’inizio non hanno creduto al Sondrio, mentre ora, capendo il progetto si sono detti onorati di poter vestire la maglia biancazzurra. Un segno, così come i complimenti arrivati da tanti ex campioni e addetti ai lavori del mondo del calcio, che si sta capendo la programmazione che c’è dietro la Nuova Sondrio e il fatto che sia mirata per crescere".

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