Pericolo zecche: alcuni consigli per proteggersi

Una guida per difendersi dall'invasivo parassita

L'esplosione dell'estate in Valtellina e Valchiavenna ha riportato d'attualità un questione che, via via negli anni, è divenuta una problematica. Stiamo parlando dei "morsi delle zecche". 

Questi parassiti esterni, che hanno dimensioni che variano da qualche millimetro a 1 centimetro, hanno un apparato boccale, il rostro, che è in grado di penetrare la cute e di succhiare il sangue. Nei mesi caldi, temperatura e umidità, favoriscano l'attività delle zecche, che non sono particolarmente selettive nella scelta dell'organismo da parassitare. Scelgono, infatti, diverse specie di animali: dai cani, ai cervi, agli scoiattoli, fino all'uomo. La zecca, nel suo pasto di sangue, rimane attaccata all'organismo ospite per una durata che varia dalle sei ore, per le zecche molli, a giorni o a settimane per le zecche dure.

La loro presenza sul territorio è legata a quella degli organismi da parassitare: stalle, cucce di animali e pascoli, proprio per questo, sono tra i loro habitat preferiti. Durante la stagione invernale tendono a proteggersi dal freddo rifugiandosi negli anfratti dei muri, sotto la vegetazione, le pietre o interrandosi in profondità, per poi riemergere all'aumentare delle temperature. 

Il morso da zecca: come agiscono i parassiti

Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore perché emettono una sostanza contenente principi anestetici. Generalmente rimangono attaccate all’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

Le malattie trasmesse dalle zecche: i pericoli per l'uomo

Il morso della zecca non è di per sé nocivo per l’uomo, ma le zecche possono essere vettori di pericolose malattie. In Piemonte, è stata segnalato un forte incremento di zecche rispetto al passato e negli ultimi anni si sono registrati numerosi casi di malattie, come la borelliosi di Lyme e la rickettsiosi. Altre patologie infettive veicolate da zecche, che presentano rilevanza epidemiologica nel nostro Paese sono: l'encelefalite da zecca o Tbe, la febbre ricorrente da zecche, la tularemia, la meningoencefalite da zecche, l'ehrlichiosi.

Una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.

Come prevenire il "morso da zecca"

Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmettere una malattia. Ecco alcuni consigli generali:

  • Indossare abiti chiari, per individuare le zecche più facilmente. Coprire le estremità inferiori con calze chiare. Utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello. E' consigliato anche l'uso di stivali
  • Evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta

  • Al termine dell’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi

  • Trattare gli animali domestici (cani) con sostanze acaro repellenti prima dell’escursione

  • Spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni.

Inoltre, in commercio esistono repellenti per insetti (DEET, N-dietiltoluamide, icaridina, permetrina) e prodotti piretroidi da spruzzare sugli abiti.

 Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Infatti, solo dopo un certo periodo, alcune ore, in cui è saldamente ancorata per alimentarsi, la zecca rigurgita parte del pasto, inoculando nel sangue dell’ospite eventuali patogeni. Bisogna comunque tenere presente che solo una percentuale di individui è portatore di infezione.

 Rimozione della zecca

 Cosa non fare:

  • Non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto.

Cosa fare:

  • la zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimossa tirando dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione. Attualmente si possono trovare in commercio degli specifici estrattori che permettono di rimuovere la zecca con un movimento rotatorio

  • durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni

  • disinfettare la cute prima e dopo la rimozione della zecca con un disinfettante non colorato. Dopo l’estrazione della zecca sono indicate la disinfezione della zona (evitando i disinfettanti che colorano la cute, come la tintura di iodio)

  • evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate

  • spesso il rostro rimane all’interno della cute: in questo caso deve essere estratto con un ago sterile

  • distruggere la zecca, possibilmente bruciandola

  • dopo la rimozione effettuare la profilassi antitetanica

  • annotare la data di rimozione e osservare la comparsa di eventuali segni di infezione nei successivi 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione

  • rivolgersi al proprio medico curante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi.

Uso di antibiotici

La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi. Nel caso in cui, per altre ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è opportuno impiegare farmaci di cui sia stata dimostrata l’efficacia sia nel trattamento delle rickettsiosi che delle borreliosi.

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