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Scontro politico

Sondrio, interrogazione urgente sui manifesti anti-gender affissi in città

A presentarla il Partito democratico con il sostegno degli altri gruppi di minoranza a palazzo Pretorio

Si è ormai scatenata la bagarre sui manifesti anti gender apparsi nei giorni scorsi in città e affissi in varie zone del capoluogo da Provita&famiglia. 

Da un lato la Cgil e alcune associazioni che hanno richiesto all'amministrazione comunale la rimozione di tali manifesti, in quanto non soltanto discriminatori, ma anche contrari alla normativa vigente e ai regolamenti in materia di pubbliche affissioni; dall'altro, poi la maggioranza consiliare di palazzo Pretorio che, compatta, ha non solo respinto la richiesta della Cgil, ma ha anche accusato proprio l'organizzazione sindacale di aggredire la diversità e non attenersi al suo statuto.

Ora all'acceso dibattito si aggiunge anche il Partito Democratico che, con il sostegno degli altri gruppi di minoranza presenterà un'interrogazione urgente in occasione della seduta del prossimo consiglio comunale di Sondrio. 

Nell'interrogazione, partendo dal presupposto che "i messaggi e le foto riportati in quei manifesti sono particolarmente discriminatori, sessisti e offensivi della dignità di coloro che hanno orientamenti di genere non eterosessuale e tali messaggi sono particolarmente diseducativi per i giovani, poichè portatori di discriminazione, pregiudizio e mancanza di accettazione sociale si chiede al sindaco Marco Scaramellini e alla sua Giunta quale sia la loro posizione in merito a tali manifesti e se non si ritenga opportuno intervenire con la rimozione degli stessi.

Tutto questo, prosegue l'interrogazione, non soltanto perchè bisogna promuovere un contesto di accettazione e di supporto per tutti, perché vivere in un ambiente più tollerante e non giudicante è un fattore di protezione per chiunque, ma anche considerati i vari articoli dello Statuto del Comune, della Costituzione e del Codice della strada che, secondo il Pd impedirebbero l'affissioni di manifesti con tali contenuti.

L'interrogazione cita infatti:

  • l’art. 1 dello Statuto del Comune di Sondrio al comma 2 recita che il Comune “Ispira la sua azione alla tutela dei diritti e delle pari opportunità dei suoi cittadini, al di là di ogni differenza di sesso, condizione sociale, nazionalità, razza o religione ed ai principi di solidarietà, reciproca conoscenza e comprensione e favorisce, nell'ambito dei suoi poteri e delle sue competenze, lo sviluppo dei processi di distensione e di collaborazione internazionale”;
  • l’art. 1 dello Statuto del Comune di Sondrio al comma 3 recita che il Comune “Promuove iniziative tese a favorire la crescita di una cultura di pace e di democrazia, considerandole condizioni indispensabili per il progresso della società”;
  • l’art. 3 dello Statuto del Comune di Sondrio al comma 1 recita: “Il Comune rappresenta l'intera Comunità residente nel suo territorio e ne cura unitariamente i relativi interessi nel rispetto delle varie realtà etniche e culturali. Ne promuove lo sviluppo ed il progresso civile, sociale ed economico e garantisce la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche ed all'attività amministrativa.”;
  • l’art. 3 dello Statuto del Comune di Sondrio al comma 3 recita: “ Il Comune riconosce il valore ed il ruolo fondamentale della famiglia quale soggetto titolare di primarie funzioni educative, sociali ed assistenziali. Opera, pertanto, al fine di rimuovere le cause che possono ostacolare il pieno svolgimento di tali funzioni”;
  • l’art. 3 dello Statuto del Comune di Sondrio al comma 4 recita: “ Nell'ambito dei propri poteri e delle proprie funzioni l'Amministrazione comunale svolge la propria azione per superare le discriminazioni di fatto esistenti fra i sessi, determinando, anche con specifiche azioni concrete, condizioni di pari opportunità nel lavoro e promuovendo tutte le iniziative necessarie a consentire alle donne di godere pienamente dei diritti di cittadinanza sociale”;
  • l’art. 3 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”;
  • l’art. 23 del Codice della Strada al comma 4 bis recita: “È vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell'appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”.

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