Idroelettrico, Sertori rassicura dopo la sentenza della Corte Costituzionale: «Non cambia nulla»

L'accoglimento del ricorso avanzato dalla Regione Toscana, ha bocciato l'obbligo, imposto dalla legge nazionale alle regioni, di trasferire alle province il 60% dei proventi derivati dai canoni. L'assessore regionale: «La nostra legge regionale va oltre la sentenza»

«Per Regione Lombardia è del tutto ininfluente la decisione della Corte Costituzionale che, accogliendo un preciso ricorso avanzato dalla Regione Toscana, ha bocciato l'obbligo, imposto dalla legge nazionale, alle regioni di trasferire alle province e alle città metropolitane almeno il 60% dei proventi derivati dal canone demaniale e dal canone aggiuntivo dovuti rispettivamente dai concessionari e dagli ex concessionari relativamente alle concessione di grandi derivazioni idroelettriche».

E' il commento dell'assessore regionale alla Montagna, Enti locali e Piccoli Comuni, con delega alle Risorse Energetiche, Massimo Sertori, alla sentenza n. 155/2020 espressa ieri dalla Corte Costituzionale in merito all'articolo 11-quater del decreto-legge 14 dicembre 2018 n.135 'Semplificazioni'.

«Semplicemente - ha puntualizzato Sertori - le Regioni non saranno più obbligate dalla legge statale a trasferire una quota dei proventi ai territori interessati dagli impianti. Inoltre - ha continuato - la legge regionale 5/2020, autonomamente varata dal Consiglio regionale lombardo il 31 marzo 2020, ha disposto che il canone demaniale introitato da regione dal 2021, venga trasferito annualmente ai territori su cui insistono gli impianti almeno in ragione dell'80%, percentuale che diventa del 100% per la Provincia interamente montana di Sondrio (leggi qui), andando pertanto oltre la misura che prevede la legge». 

«La Regione Toscana - ha continuato - ha presentato ricorso perché ritiene di trattenere presso di sé tutti i canoni, di contro Regione Lombardia si sveste delle risorse per distribuirle sui territori. Si tratta di due politiche antitetiche, una basata sul principio sussidiario che conferisce risorse e benefici ai territori che ospitano gli impianti, l'altra sul centralismo regionale che vuole allontanare le risorse dagli stessi territori che le generano».

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»Dopo 20 anni di inadempienza dello Stato, costellati da pronunce della Corte Costituzionale in favore della potestà legislativa concorrente delle regioni sul settore, siamo riusciti ad applicare il primo vero principio di autonomia, togliendo dal più completo immobilismo questo comparto strategico».

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