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A 70 anni il ritorno della Moratti: dalla Rai alle consulenze d'oro, il (nuovo?) volto della Sanità lombarda

Presidente Rai, poi ministra dell'Istruzione e 5 anni burrascosi a Palazzo Marino, conclusi con la condanna a 600mila euro di risarcimento per consulenze non necessarie. Da sempre attiva nel no profit (San Patrignano), si rimette in gioco a 2 anni dalla morte del marito Gian Marco

Un altro inizio a 70 anni. Letizia Moratti torna nel pieno della vita politica milanese dopo la sconfitta, nel 2011, alle elezioni comunali contro Giuliano Pisapia. Per lei un posto in giunta del Pirellone, vice governatrice e delega alla Sanità, dopo il rimpasto che ha silurato Giulio Gallera, assessore al Welfare non più considerato all'altezza.

Il suo vero nome è Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, ma è nota con il cognome del marito, Gian Marco Moratti, imprenditore del settore petrolifero deceduto 2 anni fa. 71 anni da compiere, figlia di Paolo, eroe partigiano, Brichetto Arnaboldi nasce a Milano da agiata famiglia imprenditoriale e si laurea in Scienze politiche in Statale. Partecipa e ha partecipato a numerose attività umanitarie e di assistenza sociale nei confronti di chi vive situazioni di disagio e di emarginazione: è stata ambasciatrice per San Patrignano (il centro di recupero per tossicodipendenze sovvenzionato dalla famiglia Moratti) all'Onu. Proprio nella discussa comunitàfondata da Vincenzo Muccioli in Romagna i Moratti, negli anni, sono una presenza costante e protettiva. Non solo contribuiscono economicamente allo sviluppo del progetto, ma difendono a spada tratta Muccioli durante il processo per sequestro di persona e maltrattamenti.  

Colta, dall'eloquio puntuto e mai banale, Letizia intraprende una carriera come manager (brokeraggio assicurativo con i fondi della famiglia Moratti, poi i nuovi media con News Corp, Carlyle, Syntek e infine Ubi Banca) ed esordisce in scena pubblica nel 1994, governo Berlusconi, come presidente della Rai, dove si pone l'obbiettivo del risanamento di bilancio. L'obbiettivo è in parte centrato ma a prezzo di liti e contrasti. L'esperienza si conclude rapidamente. 

Ministra e sindaca

Da sempre moderata di centrodestra, per 5 anni (2001-2006) è ministro dell'Istruzione. L'esecutivo azzurro è quello del Berlusconi II e Berlusconi III. Viene ricordata per la "Riforma Moratti", una serie di rinnovamenti in ambito scolastico: inglese e computer alle elementari, voto in condotta, alternanza-scuola lavoro. Poi arriva Palazzo Marino (2006-2011). A capo di una coalizione di centrodestra batte l'ex prefetto Bruno Ferrante. E' la prima (e finora unica) donna a ricoprire la carica di sindaco di Milano. Suscita clamore la spesa 'monstre', sostenuta dal marito, della campagna elettorale. In Comune sono 5 anni burrascosi, ma non privi di soddisfazioni e scelte che hanno segnato il volto di Milano negli anni a venire. Introduce l'Ecopass, il ticket per l'ingresso a pagamento in centro genitore di Area C e getta le basi per la vittoria ad Expo 2015. La visione urbanistica di Porta Nuova, con lo skyline meneghino in continuo divenire e una delle più grandi aree verdi centrali d'Europa, ha anche la sua firma. BikeMi, il primo sharing di bici, viene pensato e realizzato durante il suo mandato.

Le consulenze d'oro e il risarcimento di 600mila euro al Comune di Milano

Negli anni in Comune, ci sono anche punti oscuri. Scontri con la giunta (tra gli altri, Vittorio Sgarbi viene cacciato e Carla De Albertis dà le dimissioni) e un piano parcheggi che si rivela in grande parte fallimentare: troppi ritardi e azioni legali. Non solo. In un controverso giro di nomine a persone fidate, pur non commettendo illeciti penali, nel 2017 è stata condannata a risarcire al Comune di Milano quasi 600mila euro. Secondo i giudici della Corte dei Conti, è colpevole di aver assegnato undici incarichi dirigenziali a soggetti esterni all'amministrazione milanese, provocando così un danno per le casse di Palazzo Marino pari a 1 milione e 889mila euro. Ma anche di aver istituto un ufficio stampa alle sue dirette dipendenze per un danno erariale complessivo di 887mila euro. Per i giudici contabili, si legge nella sentenza, l'operato di Letizia Moratti avrebbe avuto "il connotato della grave colpevolezza, ravvisabile in uno scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell'interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell'espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all'organo di vertice comunale". I magistrati hanno confermato anche la "grave colpevolezza della condotta" per tutti gli assessori che allora votarono le delibere con cui sono state conferite le consulenze d'oro.

Non è la prima volta. Nel 2010 è condannata in appello dalla Corte dei conti del Lazio a pagare 50mila euro per una consulenza da oltre 180mila euro affidata a Ernst&Young nel 2001, quando è ministro dell'Istruzione. La consulenza è finalizzata alla riorganizzazione del ministero. La Corte dei conti nella sentenza del 20 aprile scorso, depositata il 24 settembre, ha giudicato "antigiuridico e produttivo di danno erariale il conferimento di incarichi per attività alle quali si possa far fronte con personale interno o che siano estranee ai fini istituzionali o che siano eccessivamente onerose in rapporto alla disponibilità di bilancio".

La ricandidatura e la sconfitta

Nel 2011 si ricandida in piazza della Scala. La campagna, con toni alti e sguaiati, costa otto volte di più (quasi 10 milioni di euro) di quella dell'avversario, l'avvocato "arancione" Giuliano Pisapia che diventa il nuovo sindaco di Milano, e si rivela un mezzo disastro. Passano alla storia le accuse infondate per le quali arriva a scusarsi ("Pisapia ladro d'auto") e una strategia comunicativa basata sul pericolo di "islamizzazione" di Milano con tanto di gaffe del suo staff che risponde, seriamente, a una domanda sarcastica sui social riguardo all'inesistente quartiere milanese di "Sucate". Promette di rimanere in Comune, banchi dell'opposizione, ma nel 2012 rassegna le dimissioni. Accetta l'incarico nel Consiglio di gestione di Ubi Banca, lasciando cadere tutte le sirene che la ripropongono a ruoli politici nel corso degli ultimi anni. Fino al richiamo, evidentemente non resistibile, del Pirellone. 

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