Sondrio, la Minoranza contro il sindaco Scaramellini: «Non è più un interlocutore credibile»

Non è piaciuta la scelta del primo cittadino di non rispondere in consiglio comunale all'interrogazione urgente "Zona rossa in Lombardia: pasticci che i cittadini non meritano". Il video di quanto accaduto

 

Continua a far discutere la scelta dei gruppi di minoranza del consiglio comunale di Sondrio di abbandonare anzitempo l'assemblea virtuale cittadina dopo che il sindaco, Marco Scaramellini, avvalendosi del comma 6 dell'articolo 30, ha preferito rispondere per iscritto all'interrogazione urgente presentata dal Partito Democratico a proposito dell'errata assegnazione a "zona rossa" della Lombardia nelle scorse settimane. Una scelta inusuale, visto che solitamente all'interrogazioni urgenti le risposte sono date oralmente, ritenuta dalla Minoranza "incomprensibile", presa soltanto per sfuggire dalle responsibilità e prendere tempo.

A fare chiarezza sulla scelta di uscire dal consesso cittadino gli stessi capogruppo dell'Opposizione. «I Sindaci di Bergamo, Milano, Brescia, Lecco, Varese, Cremona e Mantova e molti altri primi cittadini lombardi hanno inoltrato a Regione Lombardia una richiesta per conoscere i dati sulla pandemia trasmessi a partire dal 12 ottobre 2020 all’Istituto Superiore di Sanità. Dati che, come è noto, hanno determinato le “colorazioni” e le conseguenti restrizioni alle attività nella regione».

«Il Gruppo Consiliare del PD ha chiesto al Sindaco di Sondrio se fosse intenzionato a fare lo stesso. E l’ha chiesto depositando una interrogazione urgente tre giorni prima del consiglio comunale, il cui contenuto era di pubblico dominio perché riportato anche dai giornali. Dichiarata ammissibile -quindi urgente- la questione, il Sindaco, nel corso del consiglio comunale del 29 gennaio 2021, ha però scelto di prendere tempo e di non rispondere nell’immediato, riservandosi una futura risposta scritta. La scelta ci ha sconcertato» hanno spiegato Stefano Angelinis (Gruppo Giugni Sindaco), Marina Cotelli (Con Giugni Sondrio 2020), Francesco Bettinelli (Sondrio Democratica), Michele Iannotti (Partito Democratico) e Alberto Maspero (Sinistra per Sondrio).

«La domanda, molto semplice e già nota da giorni era: anche Sondrio chiederà chiarimenti alla Regione su quello che è successo, e chiederà che i dati di contagio siano pubblici e trasparenti? Una domanda che, come ben si può comprendere, poteva avere una risposta positiva o una risposta negativa. Ma che, certamente, non necessitava di ulteriori approfondimenti.  Né il Sindaco, come ha implicitamente fatto, appellandosi all’art. 30, comma 6 del Regolamento Comunale per il funzionamento del consiglio, può ragionevolmente sostenere di non essere stato in possesso “degli elementi necessari” per formulare una risposta immediata. Circostanza che, sola, può consentire di non rispondere subito al consiglio, ma di trasmettere una risposta scritta entro cinque giorni dalla presentazione dell’interrogazione» ha continuato la Minoranza.

«L’uso improprio della norma regolamentare, nel caso di specie, ha infranto i principi di leale e franca collaborazione, sia pure su opposte posizioni, che dovrebbero ispirare i rapporti tra Sindaco e consiglio. Per questa ragione, considerata altresì la fretta inusitata con la quale il Presidente del Consiglio ha voluto passare al successivo argomento all’ordine del giorno, abbiamo deciso di abbandonare la seduta. Invero, il malcelato tentennamento del primo cittadino, che prende tempo in attesa di non si sa bene che cosa, sembra piuttosto nascondere la necessità di interfacciarsi con i propri referenti politici, che non si trovano a Sondrio. Ma, così facendo, e rinunciando a riferire pubblicamente al consiglio, a voce, il proprio pensiero su una questione che attiene la vita dei cittadini e che ha avuto conseguenze così importanti, specialmente sul commercio, il Sindaco ha segnato una brutta pagina, minando la propria credibilità come interlocutore» hanno concluso i rappresentanti dei gruppi consiliari di opposizione.

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