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Esodo lavoratori in Svizzera, l'allarme dell'Alta Valle: "Si detassino gli stipendi"

La preoccupazione della Comunità Montana dell'Alta Valtellina in una lettera indirizzata ai vertici di Regione Lombardia. I livignaschi assunti in Engadina sono triplicati negli ultimi due anni

Il grido d'allarme, oramai, è forte e chiaro: la provincia di Sondrio rischia di ritrovarsi, in breve tempo, senza lavoratori a causa delle sirene svizzere. Il lauto stipendio garantito oltre confine ha convinto negli ultimi anni centinaia di valtellinesi e valchiavennaschi a trovarsi un lavoro in Ticino o nei Grigioni, causando così non poche difficoltà al sistema economico locale.

Dopo l’appello lanciato dal sindaco chiavennasco Luca della Bitta e dal presidente della Comunità Montana della Valchiavenna Davide Trussoni, preoccupati dall’esodo giornaliero di 1700 compaesani frontalieri, ecco alzarsi il monito della Comunità Montana Alta Valtellina. È con una lettera, indirizzata ai vertici di Regione Lombardia (al presidente Attilio Fontana, agli assessori Massimo Sertori, Lara Magoni e Guido Guidesi, oltre che al consigliere malenco Simona Pedrazzi), che il presidente Filippo Compagnoni ed il suo vice Remo Galli hanno voluto evidenziare il problema.

Una preoccupazione reale, avvalorata di numeri, resi ancora più conistenti dalla pandemia ancora in corso. "Nel solo territorio livignasco il numero di frontalieri che giornalmente si recano nella vicina Engadina è passato da non più di 200 frontalieri contati prima dell’emergenza Covid ad oltre 600 registrati nell’anno in corso. Anche in Alta Valtellina i numeri hanno segnato un incremento esponenziale, si stimano oltre 1.000 il numero dei lavoratori che si recano nella vicina Svizzera. Questo non può che portare forti ripercussioni sul mercato del lavoro interno, il quale registra mancanza di lavoratori specializzati e figure stabili" si legge nella missiva della CM del Bormiese.

Settore dell'edilizia

Secondo gli amministatori dell'Alta Valle il rapporto tra gli stipendi corrisposti ai lavoratori dipendenti è molto sbilanciato tra le due realtà territoriali. "Come segnalato anche dai sindaci della Valchiavenna, un capocantiere in Svizzera guadagna fino a 7 mila euro al mese e un falegname 4.500 euro. Il settore dell’edilizia è quello maggiormente esposto a questo esodo, sostenuto da un divario talmente elevato tra la busta paga italiana e quella svizzera che incentiva appunto i lavoratori a recarsi quotidiana-mente oltre confine".

Nelle attività locali vengono così a mancare quelle figure professionali, tecniche e artigiane, fondamentali e necessarie per realizzare le opere di ristrutturazione spinte dai bonus edilizi e dalla ripresa economica post covid. "La carenza di personale segnalata con sempre maggiore insistenza dalle imprese edili e artigiane sta portando ad una situazione drammatica che vede costrette le stesse aziende a rinunciare a commesse per mancanza di tecnici ed operai. Preoccupati sono anche albergatori e ristoratori del comprensorio, i quali stanno vedendo alcuni segni di ripresa del settore turistico ma si trovano contemporaneamente ad affrontare la problematica dell’esodo dei propri collaboratori verso l’Engadina" continuano .

Olimpiadi 2026

"I territori dell’Alta Valtellina, che ospiteranno le Olimpiadi invernali del 2026, si trovano costretti ad affrontare la problematica di un’infruttuosa ricerca di personale qualificato e rischiano di non farsi trovare pronti ad accogliere un evento di portata mondiale. I sindaci e alcuni rappresentanti del territorio sono uniti per segnalare la problematica e invitare il Consiglio della Regione Lombardia ad affrontare il tema proponendo soluzioni al governo, come, per esempio, una riduzione del divario nelle retribuzioni tramite la detassazione degli stipendi dei lavoratori occupati nelle zone italiane di confine. Queste iniziative sono necessarie per dare un segnale di vicinanza ai territori confinanti con la Svizzera che rischiano di perdere i propri lavoratori qualificati, non solo di giovane età, ed ogni prospettiva di crescita futura" continua la lettera.

Ad essere preoccupato, soprattuto per l'arrivo della nuova stagione turistica, è il vicesindaco di Livigno con delega ai rapporti internazionali e alle attività produttive, Thommy Cantoni: “Il numero dei lavoratori dell'Alta Valtellina impiegati in Svizzera è più che raddoppiato negli ultimi anni. Sono preoccupato soprattutto perché questa situazione, insieme al cambio generazionale in atto, sta portando molti giovani ad allontanarsi dal territorio dove sono nati e cresciuti. Ciò porterà a tutta una serie di risvolti socioeconomici che saremo costretti ad affrontare tra pochi anni con ripercussioni importanti sul tessuto economico locale. Mi appello alle istituzioni maggiori per prendere in considerazione la problematica e invito i giovani di Livigno e Trepalle insieme agli imprenditori locali a trovarsi per mettere in atto quelle soluzioni atte a scaturire in punti d’incontro per fermare questo pericoloso esodo".

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