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Sondrio, il sindaco si appella al regolamento e non risponde al Pd in Consiglio: la rabbia della minoranza

Marco Scaramellini ha deciso di non rispondere durante il consiglio comunale all'interrogazione urgente presentata dai Democratici, “Zona rossa in Lombardia: pasticci che i cittadini non meritano", lo farà per iscritto. Iannotti: «Basiti dalla decisione del sindaco»

Ha scatenato non poche polemiche la scelta del sindaco di Sondrio, Marco Scaramellini, di rispondere per via scritta all'interrogazione urgente presentata dal gruppo consiliare del Partito Democratico “Zona rossa in Lombardia: pasticci che i cittadini non meritano", in occasione del Consiglio comunale di venerdì 29 gennaio, a proposito dell'errata assegnazione a "zona rossa" della Lombardia nelle scorse settimane.

I Democratici chiedevano al primo cittadino sondriese se avesse avanzato ufficialmente richiesta di chiarimenti a Regione Lombardia di quanto accaduto, come fatto da molti sindaci lombardi, e se si fosse fatto parte attiva nei confronti della Regione per rendere trasparenti e aperti a tutti i dati relativi al contagio. Scaramellini dal canto suo ha preferito rimandare le risposte mettendole per iscritto.

"Quando l’interrogazione o l’interpellanza hanno carattere urgente, possono essere effettuate anche durante l’adunanza, subito dopo la trattazione di quelle presentate nei termini ordinari. Il consigliere proponente rimette copia del testo al Presidente del Consiglio che ne dà diretta lettura (sul carattere urgente dell’iniziativa si pronuncia il Consiglio, senza discussione, per alzata di mano). Il Presidente, il Sindaco o l’assessore delegato possono dare risposta immediata se dispongono degli elementi necessari. In caso contrario si riservano di dare risposta scritta al proponente entro cinque giorni da quello di presentazione".

Appellandosi al comma 6 dell'articolo 30 del "Regolamento per il funzionamento del consiglio comunale e delle commissioni consiliari" del Comune di Sondrio, il sindaco di Sondrio ha rimandato le risposte a lunedì 1 febbraio. Una scelta anomala, seppur legittima, giunta all'improvviso dopo che, all'unanimità, il Consiglio comunale aveva approvato l'ammissibilità dell'interrogazione (seppur giunta in ritardo rispetto alla scadenza della presentazione degli atti, vista l'urgenza degli argomenti trattati) che ha fatto infuriare la minoranza, tanto da spingerla ad abbandonare compatta il consesso cittadino virtuale, convinta che non ci fossero più le condizioni per continuare i lavori.

I commenti

«Siamo rimasti basiti dalla decisione del sindaco di non rispondere in consiglio comunale alla nostra interrogazione rimandando il tutto ad una risposta scritta, per questo abbiamo abbandonato il consiglio, non c’era più le condizioni per continuare a lavorare. Come gruppo del PD avevamo consegnato l’interrogazione tre giorni fa, c’era tutto il tempo per preparare una risposta da dare a tutto il Consiglio comunale che voleva capire cosa è successo con il pasticcio dei dati trasmessi erroneamente da Regione Lombardia  all’Istituto Superiore di Sanità» ha dichiarato il capogruppo Pd, Michele Iannotti.

«La grave inadempienza di Regione Lombardia nei confronti dell’I.S.S. ha causato pesanti ripercussioni al tessuto socio economico della città che merita una risposta.  Non serve a nulla ribaltare le colpe su altri soggetti, la campagna di disinformazione che è stata portata avanti dal Presidente Fontana e dalla Lega contro un organismo terzo ed autonomo come l’I.S.S. è davvero assurda di fronte alla realtà dei fatti. Non fa altro che alimentare e rafforzare quel clima di sfiducia nelle istituzioni e nella politica che non fa bene alle nostre comunità. La questione dei dati sbagliati è l’ultima di una lunga serie di errori a cui abbiamo assistito in questo anno di gestione del Covid. Con questo tipo di politica non andiamo da nessuna parte, mi auguro ci sia un cambio di passo presto altrimenti chi ci rimette sono sempre i cittadini» ha concluso Iannotti.

Della stessa linea il capogruppo di Sondrio Democratica, Francesco Bettinelli: «L'interrogazione urgente non è arrivata a pochi minuti dal consiglio comunale, ma era conosciuta e pubblica da un paio di giorni. Trovo stucchevole che il sindaco non si sia voluto esprimere appellandosi al regolamento, non dovendo nemmeno reperire dei dati, ma dovendo semplicemente spiegare se intendesse o meno attivarsi a tutela cittadini lombardi e in nome di una doverosa trasparenza in sede di consiglio comunale. L'impressione è che ancora una volta non sappia far valere la propria autonomia, e quindi quella della città, rimanendo sempre e comunque fedelmente schiacciato sulle posizioni del governo regionale».

Amareggiato dal canto suo il presidente del Consiglio comunale, Maurizio Piasini, della scelta delle forze politiche di minoranza di abbandonare l'assemblea: «Sinceramente mi ha sorpreso questo atteggiamento visto che è il regolamento che garantisce tutti. Anche in questo caso». «Quali condizioni politiche sono mancate visto che, da regolamento, non poteva esserci discussione durante un’interrogazione?» si domanda Piasini facendo riferimento alle accuse lanciate da qualche consigliere della minoranza. «Il comma 6 dell'articolo 30 è stato usato anche dai sindaci precedenti e non ha mai creato scandalo» ha voluto rimarcare in conclusione il presidente del Consiglio comunale.

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