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Nicola, l'uomo che ha costruito il "Castello del Gaudì" di Grosio

La spettacolare attrazione, alla quale l'uomo lavora da 42 anni, richiama ogni giorno centinaia di visitatori da fuori provincia. "Non sono un artista: lo faccio per salvare il mio matrimonio". La video intervista e le foto

Un giardino roccioso degno di una fiaba, o di un film di avventura alla Indiana Jones. Tutto questo costruito per amore. Anzi, "per salvare il matrimonio". Nicola Di Cesare, pensionato abruzzese da mezzo secolo trapiantato a Grosio, è autore di una delle attrazioni più gettonate degli ultimi mesi, in grado di richiamare persone al di fuori dei confini della provincia di Sondrio.

Nel giardino di casa, lungo l’imponente sperone di roccia che sovrasta la sua abitazione, Di Cesare ha costruito un vero e proprio castello, mettendo in fila oltre 200 gradini tra muretti a secco, pareti decorate con mosaici, piante e vasi. Un'opera d'arte maestosa, visibile anche a centinaia di metri di distanza, sempre più meta dei turisti in Valtellina. Tanto che ormai si parla di "castello del Gaudì di Grosio", vista la somiglianza con la casa Batllo del celebre architetto catalano.

Il "Castello del Gaudì" di Grosio - L'opera d'arte che non ti aspetti in Valtellina

"Arte? È solo voglia di fare"

Il Di Cesare, personaggio umile e istrionico, di arte non vuole proprio sentirne parlare. Anche se lavora ininterrottamente al giardino da 42 anni. "Non seguo un disegno o un progetto, viene tutto automatico, è solo voglia di fare. Quando avevo un giorno libero, invece di andare in giro per le osterie o in vacanza, mi dedicavo al giardino - spiega Di Cesare nel video realizzato dal nostro collega Stefano Bolotta, che vi proponiamo - È un 'salvamatrimonio', perché quando arrivo a casa la sera dopo una giornata di lavoro sono stanco e non tormento mia moglie, che così è contenta".

Già dipendente dei Visconti Venosta, quindi cuoco e ferroviere, Di Cesare accoglie con il sorriso i numerosi visitatori che varcano la soglia del suo cancello per ammirare "il castello del Gaudì", come fosse a Barcellona e non nel cuore della Valtellina. Il tutto senza chiedere un euro (l'ingresso è gratuito, chi lo desidera può lasciare un'offerta libera).
"Non ho mai fatto pubblicità, credo sia grazie al passaparola via internet - spiega - Io non ci trovo niente di straordinario. Finché c'è vita vado avanti, un pezzettino alla volta. Ci sono tante cose da fare: un po' l'agricoltura, un po' la muratura. Ora, dopo essere arrivato in alto, tornerò indietro a finire quello che avevo iniziato".

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