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Giovedì, 13 Giugno 2024
Collaborazione proficua

L'Università di Bergamo creerà un Polo territoriale di ricerca in Valtellina

Ieri l'incontro con il presidente Menegola: allo studio progetti di alta formazione dedicati alla montagna

Lavorare insieme alla definizione di un accordo quadro per individuare e definire progetti di alta formazione dedicati alla montagna. Questo in sintesi l’obiettivo condiviso ieri dal presidente della Provincia di Sondrio Davide Menegola che ha ricevuto, insieme al sindaco di Chiuro Tiziano Maffezzini, a Palazzo Muzio il Magnifico Rettore dell’Università degli  Studi di Bergamo, professor Sergio Cavalieri e i suoi più stretti collaboratori.

L’ateneo di Bergamo ha già al suo attivo in Valtellina una serie di iniziative che spaziano dalla Bassa all’Alta Valtellina: basti pensare al progetto emblematico di Fondazione Cariplo “Le radici di un’identità” così come al progetto Horizon sul “Turismo culturale e creativo nelle Aree Rurali e Remote: Modelli di Business Sostenibili, Cooperazione e Politiche”, il corso di perfezionamento sui beni culturali e paesaggistici della montagna in collaborazione con le Università di Brescia e Verona e con la Comunità Montana Valtellina di Sondrio e il coordinamento delle ricerche archeologiche presso i castelli di Caspoggio, Tresivio e Teglio.

"Con l’importante progettualità avviata relativa alla costituzione di un polo territoriale del CST - Centro Studi sul Territorio in Valtellina, con sede a Chiuro, grazie a una convenzione siglata con il Comune - ha spiegato il Rettore, professor Sergio Cavalieri - e a un finanziamento erogato dalla Provincia, l’Ateneo intende creare un polo dell’Università per la ricerca multidisciplinare applicata alla Valtellina, che possa far crescere studenti e giovani ricercatori, per quanto possibile reclutati localmente, in sinergia con il territorio. Si tratta di un impegno, quello dell'Università di Bergamo che conferma la vocazione ad agire in collaborazione con le istituzioni per lo sviluppo dei territori montani, e di quello valtellinese in particolare”.

“Ringrazio il Rettore Cavalieri per il proficuo e interessante momento di confronto. - ha dichiarato il presidente Davide Menegola. E’ intenzione di questa amministrazione provinciale intessere e sviluppare rapporti di dialogo e collaborazione con tutte le Università lombarde, poiché rappresentano un’eccellenza a livello nazionale ed europeo, quindi in grado di fornire, anche ai territori di montagna, una visione sempre aggiornata rispetto alle dinamiche globali. Dall’innovazione tecnologica alla sostenibilità economica, dal turismo sostenibile e inclusione sociale alle strategie di governo del territorio, dalla storia e archeologia alla tutela dell’edilizia alpina, la nostra Terra può davvero offrire una notevole multidisciplinarietà in termini di formazione post laurea, di dottorati di ricerca o di progetti specifici. L’obiettivo della Provincia è quello, grazie a queste collaborazioni, di creare un vero e proprio “Laboratorio di innovazione territoriale” che possa, grazie ad una specifica metodologia, diventare un punto di riferimento a livello regionale e perché no un modello da esportare e dunque replicare anche in altre regioni d’Italia.  L’incontro si è concluso con la promessa di redigere, entro settembre un accordo quadro per definire i termini di una collaborazione strutturata con l’Università di Bergamo. Ringrazio il sindaco di Chiuro Tiziano Maffezzini per aver creato le condizioni perché dal progetto avviato nel suo Comune prendesse avvio un dialogo diretto, più approfondito ed esteso, come opportunità, a tutta la provincia, con l’Ateneo bergamasco”.

“Sono grato al Rettore Cavalieri, ai suoi collaboratori e alla Provincia - ha spiegato Tiziano Maffezzini  - per questa comune visione di intenti e per aver sostenuto la creazione del nuovo Polo Territoriale Valtellina che costituirà un’antenna della ricerca e della formazione universitaria sul territorio della provincia di Sondrio. Ritengo - ha aggiunto Maffezzini - che, investendo nell’alta formazione, saremo in grado di garantire futuri sbocchi lavorativi ai nostri studenti che, dopo l’Università, potranno tornare in Valtellina mettendo a frutto le loro competenze e sostenendo lo sviluppo di nuove professionalità qualificate così utili e direi, oggi più che mai, necessarie alla nostra montagna”.

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