Martedì, 21 Settembre 2021
Scuola

Scuola, un anno di Dad e i suoi effetti secondo gli studenti della provincia di Sondrio

L'ufficio scolastico territoriale ha reso noti gli esiti dei questionari sottoposti a circa 1000 ragazzi e ragazze in Valtellina e Valchiavenna

Didattica a distanza promossa con riserva: è quanto emerge dai questionari approntati dall'Ufficio scolastico territoriale di Sondrio e sottoposti a oltre mille studenti delle scuole di Valtellina e Valchiavenna: cinque istituti comprensivi (Grosio-Grosotto, Tirano, Paesi Orobici, Teglio e Pio XII) e cinque scuole superiori (Da Vinci di Chiavenna, Pinchetti di Tirano Itas Piazzi Sondrio, Itis Mattei Sondrio).

Gli istituti comprensivi

I test a risposta multipla hanno innanzitutto fatto emergere che gli studenti degli istituti comprensivi, circa per il 75%, hanno dichiarato di essere rimasti soddisfatto della DAD, mentre il 25% no. Le cause in cui si può inquadrare il dato negativo possono essere evidenziate nel fatto che, della totalità degli studenti, un quarto di loro ha espresso problemi di connessione o problemi tecnici legati alla tecnologia (mancanza di banda o computer obsoleti).

Alcune difficoltà erano legate anche al fatto che alcuni studenti (17%) non possedevano una stanza propria in cui poter seguire le lezioni con la dovuta tranquillità. Un’altra nota negativa da evidenziare, che può essere stata condizionata oltre che dall’età anche dalla modalità di fruizione delle lezioni, è che il 20% di coloro che hanno risposto al questionario era restio ad accendere la telecamera perché si sentiva a disagio per il proprio aspetto o perché si vergognava.

Un’alta percentuale (85%) ha percepito la mancanza del rapporto con compagni e insegnanti, sintomo di come le tecnologie odierne, pur permettendo collegamenti rapidi e pressoché universali con chiunque, non compensano la mancanza di contatto fisico con chi si vuole al proprio fianco. Sul versante del rendimento scolastico, il 20% ha percepito un peggioramento nel complesso e il 35% meno voglia di studiare.

Riguardo l’umore dei ragazzi, il 35% ha percepito un peggioramento, mentre il 25% non ha notato alcuna differenza con il periodo precedente. Invece, per quanto riguarda la relazione con i familiari, il 68% non ha constatato influenze nel periodo di pandemia, il 15% ha percepito un peggioramento, mentre secondo il 20% addirittura è migliorata. Il 60% dei ragazzi ha percepito che la relazione con chi non si poteva vedere di persona è rimasta uguale, il 25% addirittura migliore mentre il 16% peggiore. Sul versante del rendimento scolastico, il 20% ha percepito un peggioramento nel complesso e il 35% meno voglia di studiare.

Per quanto riguarda invece la percezione e la cura del proprio corpo, il 50% lo ha trascurato rispetto al periodo di normalità precedente, il 16% invece è riuscito a mantenersi più in forma mentre il 32% non ha risentito di cambiamenti.

Le difficoltà emotive

Una nota negativa interessante riguardante l’emotività è che il 70% degli studenti ha provato nella maggior parte del tempo emozioni come rabbia, ansia e pessimismo, dovute alle difficoltà sopra elencate, cui va ad aggiungersi anche la difficoltà di poterle esprimerle o comunicarle in ambienti diversi dalla propria casa.

Il 30% invece ha provato maggiormente calma e soddisfazione. Le emozioni prevalenti, per gli studenti che hanno partecipato al questionario, sono state: noia, preoccupazione, ansia e stanchezza. Il 50% dei ragazzi condivideva i propri stati d’animo esclusivamente con familiari o amici, mentre un fin troppo elevato numero di studenti, il 27%, non riusciva ad esprimersi con nessuno o non ne aveva la possibilità di farlo.

Un altro dato rilevante, che contrasta con l’ansia fomentata dai vari media sulla questione, riguarda le cosiddette challenge online tra ragazzi, a volte anche pericolose, ma a cui solo il 10% ha espresso di aver partecipato e meno dell’1% erano caratterizzate da azioni pericolose. Riguardo un fenomeno che sta affliggendo i ragazzi dagli ultimi anni a questa parte, il bullismo online, è interessante riscontrare che secondo il 60% degli intervistati siano in realtà diminuiti gli episodi di questo tipo. Al contrario, il 40% ritiene che tali situazioni siano aumentate. Solo il 12% ha assistito personalmente a fenomeni di questo tipo durante il periodo di lockdown.

I risultati per le scuole superiori

La percentuale sulla soddisfazione della didattica a distanza divide gli studenti quasi alla perfezione, riportando un 52% dei ragazzi che ritiene sia stato un percorso funzionale, mentre per il restante 48% no. A determinare questo valore negativo concorrono varie cause possibili, tra cui problemi tecnici di connessione a internet (40%) o fatica in generale a seguire una lezione tramite dispositivo tecnologico (32%). Il 15% non seguiva costantemente le lezioni per mancanza di voglia, mentre solo il 55% afferma di aver seguito sempre le lezioni. Purtroppo, alle difficoltà tecniche si aggiungono anche quelle dovute al fatto che quasi un quarto degli studenti (23%) non aveva una stanza propria in cui poter studiare o seguire le lezioni.

Del totale degli studenti va sottolineato che solo il 17% ha sempre tenuto accesa la telecamera, mentre il 25% ha preferito mantenerla spenta per motivi di vergogna o disagio dovuto all’aspetto fisico e all’abbigliamento.

Il periodo di lockdown ha influito negativamente su tanti aspetti legati all’ambito scolastico e non solo. Il 31% ha espresso come nei mesi di pandemia il loro rendimento sia calato, il 57% aveva meno voglia di studiare rispetto al periodo precedente di normalità e un 39% ha percepito come nella globalità la preparazione scolastica non sia stata adeguata. Per quanto riguarda l’aspetto personale, il 26% ha percepito un degrado nella capacità di socializzare; il 52%, che è un tasso molto elevato, ha espresso che lo stato d’animo abbia subito un’influenza negativa, mentre solo il 15% ha affermato che tale periodo non abbia causato alcun peggioramento.

Per quanto riguarda la convivenza con i familiari, i dati sono controversi in quanto, al di là di un 65% che ha affermato che la relazione con essi sia rimasta invariata, il 15% ritiene che la relazione si sia deteriorata e, invece, un sorprendente 20% ha percepito un miglioramento della relazione con essi. 

I dati riguardanti i rapporti con le persone che non si riuscivano a vedere di persona dimostrano che il 32% dei ragazzi ha percepito un peggioramento in tali relazioni. 

Le emozioni negative

Il 79% dei ragazzi ha affermato che le emozioni prevalenti di tale periodo sono state rabbia, ansia e pessimismo. È facile intuire come l’integrità psicofisica abbia subito delle forti pressioni, soprattutto in individui impegnati in una fase critica della propria crescita, che già normalmente sottopone il soggetto a difficoltà emotive. Oltre alle emozioni sopra citate, nervosismo e stanchezza erano altri due stati d’animo tra i più citati dagli studenti, a sottolineare il fatto che non è stato un periodo felice per nessuno di essi.

La maggior parte dei ragazzi (60%) condivideva i propri stati d’animo con la famiglia o con gli amici, per cui questa modalità adattiva di affrontare le difficoltà non è stata repressa dalla mancanza di libertà o dalla mancanza di contatto fisico con chi abitava lontano. Purtroppo però, bisogna anche evidenziare un altro dato negativo: il 23% non comunicava con nessuno le proprie difficoltà e questo può aver rappresentato una causa dell’aggravamento della condizione psicofisica dei ragazzi. 

Solo il 10% degli studenti ha partecipato a challenge sui social media e solo una minima parte di esse era caratterizzata da modalità definibili “pericolose” (<1%).

Sempre parlando del contesto di internet e social media, il 54% degli studenti ha affermato che gli episodi di bullismo online sono aumentati, anche se solo il 15% ha affermato di essere venuto a conoscenza di tali episodi.

Le differenze tra le due fasce d'età

Le differenze principali che si evincono riguardo all’età degli studenti vertono innanzitutto sulla soddisfazione nei confronti della didattica a distanza: mentre negli istituti comprensivi il dato di chi l’ha ritenuta una modalità funzionale è del 75%, negli istituti superiori esso scende fino al 52%. Quindi gli alunni più grandi, nel complesso, hanno ritenuto che tale modalità non fosse sufficientemente adeguata ad ovviare all’impossibilità di poter svolgere le lezioni dal vivo.

Un altro dato che mostra un discostamento sostanziale tra le due fasce d’età è quello riguardante al proprio stato d’animo e, in particolare, alla percentuale che ha percepito un peggioramento dello stesso: dal 35% dei ragazzi più piccoli, forse ancora abituati a convivere maggiormente in casa, al 52% dei ragazzi delle superiori, un’età critica che ha tra le prerogative il fatto di volersi svincolare dall’autorità dei genitori e di realizzare una maggiore autonomia. E, infatti, il 60% dei ragazzi degli istituti comprensivi ha espresso di stare bene in casa, mentre solo il 46% dei loro compagni più grandi ha affermato lo stesso.

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