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Situazione complicata

Scuola, in provincia di Sondrio scoperto un posto su cinque

Le lacune potranno essere colmate da trasferimenti e nomine in ruolo, ma la situazione è particolarmente critica per ciò che concerne gli insegnanti di sostegno

Il dirigente ad interim dell’Ufficio scolastico territoriale della provincia di Sondrio, il dottor Vincenzo Cubelli, lo scorso 22 aprile ha emanato il decreto relativo alla dotazione organica dell’autonomia delle scuole di ogni ordine e grado nella provincia di Sondrio per l’anno scolastico 2024/25. 

Un documento ricevuto anche dalle organizzazioni sindacali che, nonostante alcune discrepanze sui numeri dei posti rispetto alla ripartizione avvenuta con decreto USR Lombardia, hanno potuto analizzare i numeri e verificare come in Valtellina e Valchiavenna vi siano complessivamente il 18% dei posti vacanti, pronti per essere occupati da eventuali trasferimenti o nuove nomine in ruolo.

"La prima impressione, solo il 18% di posti vacanti, però inganna - commenta Elisa Ripamonti, segretario provinciale della Cisl scuola di Sondrio -. Infatti, se approfondiamo l’analisi ci rendiamo conto che oltre il 13% dei posti disponibili è nella scuola primaria e la situazione diventa drammatica per i posti non coperti nel sostegno dove raggiungiamo ben il 57% con punte del 75% di posti liberi nella scuola secondaria di primo grado. Con un simile quadro non si può certo affermare che la stabilità sia un valore aggiunto per le nostre scuole a garanzia, soprattutto, delle persone più fragili e della loro integrazione".

"In realtà poi il numero dei posti disponibili sarà destinato ad aumentare con la pubblicazione dei trasferimenti, dopo la metà di maggio e con i posti resi disponibili per la concessione del par time al personale scolastico - ha proseguito Ripamonti -. Se oggi parliamo di soli 441 posti docenti disponibili, in tutti gli ordini e gradi di scuola nella nostra provincia rispetto ad un totale di 2484 docenti in organico, durante l’estate, in agosto, i numeri certamente raddoppieranno e ciò comporta che ben un terzo del personale delle nostre scuole sarà precario mettendo a dura prova l’organizzazione e la tenuta del nostro sistema scolastico, che ogni anno è costretto a reinventarsi e ad impegnare tempo e risorse per garantire buone prassi, finalizzate alla promozione di una vera comunità educante".

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