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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Mostre

Sondrio, in mostra le bellezze dei giardini dei palazzi Sertoli Salis e Sassi de' Lavizzari

A organizzare questa "promenade di arte pubblica", Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, Mvsa e Comune di Sondrio

E' stata presentata e inaugurata ieri la mostra "I Giardini della scultura/Sondrio. Una promenade di arte pubblica nei giardini Sertoli e Sassi" organizzata da Creval, Mvsa (Museo Valtellinese di storia ed arte) e Comune di Sondrio. La mostra si compone di due testi critici sullo sviluppo della collezione a cielo aperto e sulla genesi dei giardini nel contesto palaziale sondriese, di un fantasioso racconto rivolto ai più piccoli, di una photo-gallery in evocativo bianconero che rimanda ai pionieri della fotografia su lastra ai sali d’argento, capace di valorizzare la materia plastica delle sculture, e di una collezione di immagini d’archivio a illustrazione della storia dei giardini dal punto di vista progettuale.

Le opere esposte

In esposizione opere di: Pietro Consagra, Lydia Silvestri, Pietro Scampini, Sergius Fstöhler, Caro Mo, Giancarlo Sangregorio, Antonio Recalcati, Arturo Martini, Pierluigi Mattiuzzi, Agustìn Càrdenas, Mario Negri, Novello Finotti, Hidetoshi Nagasawa, Takis, Velasco Vitali. Gli autori, presenti in Collezione Credito Valtellinese, sono in ordine di sistemazione fra le porzioni a verde del Giardino di Palazzo Sertoli, cui si aggiungono le installazioni permanenti dei Giardini di Palazzo Sassi de’ Lavizzari.

La collezione e la sua storia

La genesi artistica della collezione en plen air dei Giardini di Palazzo Sertoli e di Palazzo Sassi de’ Lavizzari, ha un’origine comune, così come univoco è stato il desiderio delle Istituzioni che ne sono proprietarie, rispettivamente Creval e la Città di Sondrio, nel creare uno spazio continuo, omogeneo e di indubbia centralità urbana, popolato da opere d’arte plastica fruibili a tutti. Questo "pensiero progettuale" nasce da due azioni di liberalità: quella del Conte Lavizzari, all’inizio degli anni Venti del XX secolo, che vide la donazione alla città del proprio giardino e quello della Banca, che dopo il restauro dello storico palazzo che fu dei Sertoli, stabilì un accordo per la pubblica fruizione e attraversamento delle proprie pertinenze, all’inizio degli anni ‘80.

Il Sertoli, come è amichevolmente chiamato dai sondriesi, è divenuto “Giardino della Scultura” a partire dal 1990, a pochi anni dall’inizio dell’attività espositiva della Galleria che è ospitata nella Corte Rustica dell’omonimo palazzo, accrescendo la propria famiglia di opere plastiche grazie ai lasciti delle mostre. Queste opere, acquisite in Collezione direttamente dagli artisti ospiti in mostre retrospettive o personali, possono essere definite site-specific, nel senso che l’ambientamento nel Giardino, oltre alla sistemazione materiale della singola scultura, intrattiene una relazione specifica, per così dire "programmata", con le siepi, le piantumazioni e le altre dotazioni a verde, come con i sistemi d’acqua che trovano uno sfondo naturale nella facciata ottocentesca di Palazzo Sertoli. Ciò ha visto il costituirsi di una Galleria d’arte a cielo aperto capace di rappresentare parte significativa del clima artistico del Novecento, da Arturo Martini a Mario Negri passando per Pietro Consagra, Agustìn Càrdenas, Novello Finotti, Takis e Velasco Vitali.

I giardini Sassi

Lo spazio cittadino ora delimitato dai giardini pubblici “Sassi” ha invece un vissuto diverso: il patriota Maurizio Quadrio, il poeta Giovanni Bertacchi, l’ingegnere Carlo Donegani, l’economista Ezio Vanoni sono le grandi personalità dell’età post-unitaria valtellinese e sono tutte, invariabilmente, legate al destino del parco poiché convitati, sotto forma di busto commemorativo, all’ideale cenacolo intellettuale che vi si svolge nei pressi di una rinfrescante fontana in granito.

I Giardini Sassi, che nelle foto dell’Archivio Gianoli, oggi conservate al MVSA e in parte presenti in mostra, mantenevano tutte le caratteristiche dell’impianto all’italiana hanno perduto l’aspetto tipico del giardino privato di impianto storico. Con le riforme urbanistiche del secondo dopoguerra, prima fra tutte la costruzione della Camera di Commercio su progetto di Ico Parisi, lo status del piccolo parco ha assistito alla destrutturazione dello schema rinascimentale, "assorbendo" idealmente e in senso planimetrico, le nuove assialità del tessuto cittadino.

Sarà però soltanto all’alba degli anni Duemila che i Giardini Sassi si porranno, unitariamente ai contigui Giardini Sertoli, quale logica prosecuzione espositiva di opere d’arte, nel quadro di un progetto omogeneo, fortemente partecipato dalla Fondazione Credito Valtellinese.

In conseguenza di una mostra, in particolare, dal titolo “Sei artiste nel segno di Venere” (Galleria di Palazzo Sertoli, 2004) si configura un percorso scultoreo urbano con opere in bronzo entrate in Collezione Creval al termine del suo disallestimento. A questo nucleo si sono poi aggregate altre opere acquisite dalla Città al termine di rassegne espositive degli anni ’90.

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