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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Non solo gender gap

Alle donne della provincia di Sondrio le pensioni più basse di tutta la Lombardia

Il quadro della situazione in Valtellina e Valchiavenna tracciato dal centro studi della Cgil di Sondrio

Percepiscono salari più bassi della media maschile e quando vanno in pensione gli assegni mensili sono inferiori a quelli degli uomini. Per le donne, anche in provincia di Sondrio, le disuguaglianze che caratterizzano la carriera lavorativa hanno evidenti ripercussioni anche sulle prestazioni pensionistiche. Lo conferma l’analisi del Centro studi della Cgil incentrata sulle pensioni erogate nel 2021 in provincia di Sondrio, dati che sono confrontati dall’organizzazione dei pensionati di via Torelli con quelli regionali e nazionali.

Il settore privato

Come evidenziato nelle scorse settimane da un’analisi del Centro studi della Cgil di Sondrio, l’importo medio lordo mensile degli assegni erogati in Valtellina e Valchiavenna (esclusa la gestione dei dipendenti pubblici) secondo i dati forniti dall’Inps è il più basso della Lombardia con una media di 868,39 euro. È inferiore di 245 euro alla media regionale, pari a 1.113,43 euro. Il 55.6% delle pensioni vigenti (escluse quelle del pubblico impiego e le 11.166 prestazioni assistenziali) sono erogate a donne e il 44.4% a uomini. Le proporzioni sono mantenute a livello regionale (44.9% uomini e 55.1% donne) e nazionale (45.2% uomini e 54.8% donne). Questo dato è dovuto in particolare alla maggior longevità femminile. Infatti il 57% dei percettori di assegno pensionistico con età inferiore ai settant’anni sono uomini e solo il 43% donne.

Questo dato conferma che per molte donne l’accesso alla pensione è addirittura negato. Analizzando proprio il settore privato, solo il 23% delle 17.053 pensioni di anzianità erogate in provincia di Sondrio (3.915) sono relative a donne, mentre il 77% (13.138) riguardano uomini. Questi dati sono in linea con quelli regionali (25.9% donne e 74.1% uomini) e nazionali (24% donne e 76% uomini). Si tratta di una situazione poco incoraggiante a livello nazionale e regionale, ma ancor di più nella nostra provincia. Emergono con forza i tanti problemi che la Cgil denuncia da tempo: discontinuità, precarietà, part-time involontari e minor salario, ai quali si affiancano le difficoltà nel conciliare i tempi di lavoro e di cura. Criticità che nei fatti consentono a un numero limitato di donne di accedere alla pensione prima dell’età necessaria per la vecchiaia.

Diseguaglianze di genere

Le pensioni di vecchiaia, quelle che maturano per il requisito anagrafico (sulla base dei contributi minimi), vedono le percentuali cambiare. In provincia di Sondrio sono 10.016 gli assegni percepiti da donne (71,5%) mentre 3.994 sono quelli per gli uomini (28,5%). Sono dati in linea con quelli della Lombardia (70,4% e 29,6%) e del Paese (63,2% e 36,8%). Le donne, e in provincia di Sondrio il fenomeno è più accentuato, maturano la pensione principalmente con l’età anagrafica, perché le condizioni del mercato del lavoro non consentono di ottenere la necessaria contribuzione per l’accesso anticipato. Gli uomini invece riescono in buona parte ad accedere prima al pensionamento grazie all’anzianità contributiva: questo consente di beneficiare di questo trattamento prima rispetto alla vecchiaia.

Il gender gap (differenza di genere) per le ragioni esposte ha delle chiare conseguenze anche sull’importo delle pensioni stesse, rendendo ancora più marcate le già gravi differenze. La pensione di anzianità lorda media (senza distinzioni di genere) erogata in provincia è di 1.549,75 euro. Si tratta di una cifra inferiore rispetto alle medie nazionali e regionali, infatti è meno dell’81% dell’assegno medio lombardo e meno dell’89% della media italiana. Le pensioni di anzianità in provincia di Sondrio fanno registrare un importo lordo medio di 1.677,69 euro per gli uomini, mentre quello relativo alle donne è inferiore di un terzo, ammontando in media a 1.120,41 euro. Anche l’assegno di vecchiaia è inferiore alla media lombarda e nazionale: l’importo medio lordo è di 597,54 euro, pari all’84% sia del dato lombardo sia di quello nazionale. Il divario di genere è presente anche nelle pensioni di vecchiaia: l’importo lordo medio di quelle erogate agli uomini è di 760,43 euro, mentre quello delle donne è di 532,58 euro (il 70% circa rispetto agli uomini). Si assiste quindi a una doppia diseguaglianza di genere: è relativa sia all’accesso alla pensione, sia al valore di quanto percepito.

Le diseguaglianze di genere permangono anche tra le persone che hanno avuto accesso alla pensione negli ultimi anni. Le pensioni di anzianità e vecchiaia (anche in questo caso con esclusione del pubblico impiego e delle prestazioni assistenziali e della reversibilità) liquidate nel corso del 2020 sono state 465 (il 35%) a favore di donne e 857 (il 65%) a uomini. Gli importi medi delle pratiche liquidate nel 2020 per anzianità e vecchiaia ampliano il gender gap. Infatti l’ammontare medio dell’assegno per anzianità liquidato a donne è il 64.3% (1372,39 euro) di quello liquidato a uomini (2132,81 euro). Per le pensioni di vecchiaia è il 63,7% (645,64 euro a fronte di 1013,50 euro).

Il pubblico impiego

Per quanto riguarda i dati relativi alle pensioni dei dipendenti del pubblico impiego, gli assegni erogati nel 2021 in provincia di Sondrio sono 10.904, di cui 7553 per anzianità, 567 per vecchiaia, 672 per inabilità e 2012 per reversibilità. I dati relativi al pubblico impiego (dove su 10.904 prestazioni ben 6826 (il 62,6%) sono relativi a donne e 4078 a uomini) mettono in evidenza una riduzione delle differenze di genere per quanto riguarda il numero delle persone che accedono alla pensione. Alla base di questa situazione c’è la prevalenza della manodopera femminile in vari settori come ad esempio la scuola, la sanità e gli enti locali.

Le disuguaglianze, però, sono ancora evidenti negli importi dei trattamenti. Infatti le prestazioni di anzianità sono 7.553, il 58% erogate a donne e il 42% a uomini, quelle di vecchiaia 567 (60% donne e 40% uomini). La differenza è costituita da pensioni di inabilità e reversibilità. Gli importi erogati nella gestione pubblica sono superiori a quelli del privato, ma restano sotto i valori regionali e nazionali. Le pensioni di anzianità hanno un assegno lordo medio di 1.871,34 euro. Ma quello erogato a donne è il 71% (1598,50 euro) di quanto ricevuto dagli uomini (2250,84). L’assegno medio di vecchiaia è 2.057,41 euro e le donne si fermano a 1.582,89 euro, un importo pari al 57% del valore di quello maschile (2778,67 euro). I trattamenti da pensione da pubblico impiego erogano un assegno medio di 1.698,58 euro in provincia di Sondrio. È una cifra inferiore a quella regionale (1.817,42 euro). Nel corso del 2020 sono state liquidate in gestione pubblica 632 pensioni, di cui il 63% (400) a donne e il 37% (232) a uomini. Gli importi medi delle prestazioni liquidate nel 2020 alle donne rispetto a quelli per uomini sono il 76% (1753,48 a fronte di 2305,83 euro) nel caso della vecchiaia e il 77% (1837,06 euro e 2382,92 euro) nel caso dell’anzianità.

Questo dato risente delle difficoltà riscontrate dalle donne nell’accesso a posizioni di rilievo anche nelle organizzazioni e istituzioni del pubblico impiego. La Cgil auspica pertanto che la discussione in corso con il governo, purtroppo sospesa per la guerra in Ucraina, porti al riconoscimento del lavoro di cura e alla soluzione di tutte le altre criticità evidenziate nella piattaforma sindacale. C’è infatti la possibilità di definire e mettere in atto rapidamente misure efficaci per ridurre il fenomeno del gender gap. Inoltre nei rinnovi contrattuali ad ogni livello vanno individuate soluzioni.

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