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Lunedì, 27 Maggio 2024
Le maestranze non ci stanno / Morbegno

Chiusura Riello di Morbegno: una crisi che parte da lontano

I dipendenti dello stabilimento evidenziano anni di tagli di stipendio, promesse non mantenute e condizioni di lavoro in costante peggioramento

Continuano a far sentire la loro voce i dipendenti dello stabilimento Riello di Morbegno, del quale è stata annunciata la chiusura da alcune settimane. Una bruttissima notizia per una sessantina di lavoratori, che perderanno il loro posto, ma non certo un fulmine a ciel sereno.

"Partendo dal dato di fatto che questa azienda è nata e cresciuta grazie ai fondi e alle agevolazioni stanziati dalla legge Valtellina, i lavoratori tutti vogliono portare a conoscenza dell’opinione pubblica il loro rammarico nonché la loro indignazione nell’aver visto e constatato sulla loro pelle nel corso degli anni il più totale disinteresse e la mancata capacità gestionale e d’innovazione di Riello prima e Carrier dopo, che ci ha visto protagonisti nel fronteggiare una situazione di profonda crisi aziendale con la perdita di 160 posti di lavoro nel 2012 con la delocalizzazione della produzione di caldaie in Polonia - evidenziano i lavoratori -. Da qui il ricatto ai lavoratori rimasti con una riduzione sostanziale dello stipendio in cambio di un paventato rilancio aziendale con il trasferimento di macchinari e altre lavorazioni dismesse dagli stabilimenti chiusi in precedenza.

"Risultato:

  • macchinari fatiscenti e obsoleti, lavorazioni oramai superate e pertanto nessuna possibilità competitiva sul mercato,
  • l’utilizzo di cassa integrazione con ulteriore perdita di potere d’acquisto
  • acquisizione di Riello da parte degli americani di UTC e la successiva integrazione con Carrier.

"La mancanza di piani Industriali d’investimento e un progressivo invecchiamento degli impianti ha portato alla crisi attuale. La multinazionale americana ama proclamare il proprio impegno con parole come etica e parità di genere. Etica dimostrata chiedendo straordinari mentre si preparava la chiusura dello stabilimento stesso, e il progressivo disimpegno anche in altri siti in Italia (Pescara). Parità di genere, il personale femminile ha pagato negli anni una sostanziale riduzione a sole 5 unità (il relativo spogliatoio trasformato in un deposito). La crescita professionale si è limitata ai soli corsi obbligatori, nessun ricambio generazionale a sostituire il personale in uscita negli anni (vedi staff leasing lasciati a casa a ottobre 2023) - concludono i dipendenti di Riello -. Chiediamo alle istituzioni locali e gli enti preposti di tutelare i lavoratori in questo difficile percorso ricordando all’azienda i benefici ricevuti dal territorio, che certamente adesso ne esce interamente impoverito.

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