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Domenica, 4 Dicembre 2022
Il quadro provinciale

I pensionati della provincia di Sondrio sono i più poveri della Lombardia

Lo evidenziano i dati forniti dall'Inps ed elaborati in un'analisi condotta dal Centro studi della Cgil di Sondrio

I pensionati di Valtellina e Valchiavenna sono i più poveri della Lombardia: a certificarlo i dati resi noti dall'Inps ed elaborati in un'analisi condotta dal Centro studi della Cgil di Sondrio. L’importo medio lordo mensile degli assegni erogati in provincia di Sondrio (esclusa la gestione dei dipendenti pubblici), infatti, è il più basso a livello regionale e ammonta a 897.53 euro, ben 247.41 (quasi il 22%) in meno della media lombarda, pari a 1.144.94 euro. Sotto i mille euro, oltre a Sondrio, solo la provincia di Mantova con 991.82 euro.

In tutte le altre province lombarde le pensioni sono sopra i mille euro con Milano, Monza Brianza, Lecco e Lodi che hanno un dato superiore alla media. Il basso valore delle pensioni in provincia, in particolare per coloro che hanno lavorato nel settore privato, è il risultato dei tanti problemi che si "incontrano" durante la vita lavorativa: salari bassi, carriere discontinue, precarietà e svariate criticità soprattutto per l’occupazione femminile, ad esempio i part-time involontari e i contratti di breve durata. Tutti questi fenomeni, quando si tratta di tirare i conti per l’importo della pensione, sono nodi che giungono al pettine. E in futuro, se non ci saranno interventi legislativi strutturali, andrà ancora peggio visto l’alto livello di precarietà che da tempo viene denunciata dalla Cgil di Sondrio.

I dati

Le pensioni da lavoro dipendente che non sono legate al pubblico impiego, rapportate alla popolazione, evidenziano una delle percentuali più basse: Sondrio è al 13.6%, a fronte di un valore medio lombardo al 17.1%. Al contrario le pensioni da lavoro autonomo erogate in provincia e rapportate alla popolazione sono il 10.3%, con la media lombarda al 7%. Le prestazioni assistenziali a Sondrio sono il 6.1% con la media a 4.6%. Rapportate alla popolazione il numero complessivo di prestazioni, escluse quelle del pubblico impiego, sono il 32%, un dato maggiore rispetto al 31% medio lombardo, anche se è bene ricordare che la provincia di Sondrio è al 62° posto su 107 province per indice di vecchiaia e al 57° per età media: 44.4 anni i maschi, 47.3 anni le femmine in media 45.8 anni un po’ sopra il 45.6 lombardo. 

Le pensioni erogate

Nel 2022 il numero di prestazioni pensionistiche erogato in provincia, esclusa la gestione del pubblico impiego, è stato di 56.949, ben 728 in meno rispetto all’anno precedente (57.677) Nel 2019, prima della pandemia erano 58.898: sono 1.949 prestazioni in meno dopo l’emergenza pandemia dovute all’elevata mortalità (le nuove pensioni sono in linea con i periodi precedenti). L’importo medio di 897.53 euro è aumentato di 29.12 euro rispetto all’anno precedente, ma anche in questo caso il valore provinciale è inferiore al dato medio lombardo (+31.51 euro).

Le nuove pensioni liquidate nel corso del 2021, sempre escludendo il pubblico impiego, sono 2.098 (2.173 nel 2020), 746 per anzianità contributiva (790), 540 (531 nel ’20) per vecchiaia, 171 (192) per invalidità e 641 (659) reversibilità. Le pensioni liquidate nel corso del 2021 si attestano come importi al di sotto dei dati medi regionali e del dato medio nazionale. Per quanto riguarda l’anzianità contributiva, l’importo medio delle pensioni liquidate nel 2020 è di 1.753 euro con il dato regionale a 2.026 euro e quello nazionale a 1.860 euro. Per la vecchiaia si scende a 1.339 in provincia, 1.617 in Lombardia e 1.409 euro a livello nazionale.

I dipendenti pubblici

Per quanto riguarda i dati relativi alle pensioni dei dipendenti del pubblico impiego, gli assegni erogati nel 2022 in provincia di Sondrio sono 11.155 (erano 10.904 nel 2021 e 10.753 nel 2020), di cui 7.769 per anzianità, 592 per vecchiaia, 659 per inabilità e 2.135 per reversibilità. L’importo medio della pensione di anzianità in questo caso ammonta a 1.902 euro, mentre per la vecchiaia è di 2.112. Il dato medio provinciale è di 1.726 euro. È un importo inferiore di 120 euro a quello regionale e di 220 a quello nazionale. La media del settore privato è inferiore per le ragioni già esposte e perché tiene conto delle prestazioni assistenziali.

Le nuove pensioni da pubblico impiego liquidate nel corso del 2021 sono 631, di cui 429 per anzianità contributiva, 47 per vecchiaia, 15 per invalidità e 140 per reversibilità. Il numero di prestazioni nel 2021 è aumentato - nonostante i decessi dovuti alla pandemia - per effetto di Quota 100 e di Opzione donna, provvedimenti che in questo settore hanno favorito l’accesso alla pensione di un numero maggiore di lavoratori. Per quanto riguarda l’anzianità contributiva, l’importo medio delle pensioni liquidate nel 2021 è di 2.437.23 euro per gli uomini e 1.892.50 euro per le donne. Passando alla vecchiaia si scende a 2.570.01 euro per gli uomini e 2.305.87.87 per le donne.

La rivalutazione

“Fatta l’analisi delle pensioni sul 2022 è bene dire due parole riguardo alla rivalutazione degli assegni pensionistici previsti per l’anno prossimo per la quale a partire dal mese di gennaio, le pensioni saranno rivalutate in modo significativo, consentendo un’importante tutela del potere d’acquisto, seppur parziale, per tutti i pensionati” - spiega Sandro Bertini, segretario generale dello SPI CGIL di Sondrio -. L’aumento sarà pari al 7,3% dell’importo lordo in essere a gennaio 2023 e sarà comprensivo di quel 2% anticipato con la rata di ottobre 2022. Il nuovo meccanismo di calcolo è stato definito l’anno scorso con il Governo Draghi, dopo anni di mobilitazioni e prevede una rivalutazione del 100% per le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.100 euro), del 90% per gli importi che vanno da quattro a cinque volte il trattamento minimo (circa 2.625 euro) e del 75% per tutte quelle superiori a cinque volte il trattamento minimo.”

“Dopo anni di blocchi e di tagli - continua Sandro Bertini -, arriva ora una rivalutazione significativa conquistata l’anno scorso nel confronto con il Governo presieduto da Mario Draghi e arriva dopo la legge delega sulla “non autosufficienza” varata dal precedente consiglio dei ministri nell’ultima riunione. Ci sono volute lotte, manifestazioni ed iniziative varie per raggiungere questi risultati ed oggi possiamo dire di aver fatto un buon lavoro ed aver ottenuto più diritti e tutele per le persone che rappresentiamo".  

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