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La presa di posizione

Impianti idroelettrici: "La sicurezza è una priorità nazionale"

Torna a far sentire la propria voce il coordinamento per il grande idroelettrico dell'arco alpino e appennino che insiste anche sulla necessità di indire gare per il rinnovo delle concessioni

Torna a farsi sentire il coordinamento per il grande idroelettrico dell'arco alpino e appennino che, dopo la tragedia di Suviana rilancia su due fronti strettamenti connessi l'uno con l'altro: da un lato la sicurezza degli impianti e, dall'altro, l'indizione delle gare per il rinnovo delle concessioni idroelettriche.

"Facciamo seguito al nostro comunicato precedente, nel quale abbiamo perorato l’indispensabilità delle gare per il rinnovo delle concessioni delle grandi derivazioni Idroelettriche. Allo stato attuale, non è ancora stata messa in atto nessuna definitiva decisione in merito. Pertanto, ribadiamo quanto allora esposto circa l’esigenza di effettuare tali gare, al fine di salvaguardare l’ambiente e gli aspetti socio-economici dei territori montani, in grande misura dimenticati nel corso di oltre un secolo di sfruttamento della risorsa acqua per la produzione idroelettrica - sottolineano i rappresentanti del coordinamento tra cui il valtellinese Renato Cardettini -. Il recentissimo evento calamitoso di Suviana ha portato all’attenzione dell’intera nazione l’aspetto della sicurezza di tali impianti. Vorremmo enfatizzare il fatto che non si tratta unicamente di una questione, peraltro serissima, di sicurezza degli ambienti di lavoro. Gli impianti coinvolti sono infatti costituiti da opere e impianti quali dighe e centrali, ma anche da canali e condotte di adduzione e di scarico, oltre che da elettrodotti quasi mai interrati. I rischi connessi con l’esistenza e l’esercizio di tali manufatti gravano sui territori circostanti".

Basti pensare, ad esempio, che in Lombardia sono presenti 77 dighe e la loro età media è di 75 anni: L’evoluzione del modello operativo dei concessionari a seguito del decreto Bersani del 1999 ha comportato, tra le altre conseguenze per i territori, un abbassamento della priorità effettivamente (non dichiaratamente) attribuita alla “questione sicurezza”. Infati, inconvenienti anche gravi e ripetuti, mancate manutenzioni del territorio e/o degli impianti ricorrono con frequenza e gravità crescente, come confermano informazioni di stampa ed esperienza e conoscenza diretta dei nostri partecipanti - proseguono i componenti del coordinamento -. Il disastro di Suviana è divenuto un caso emblematico, sia per le perdite umane che per il relativo impatto mediatico. Indipendentemente dalle cause specifiche, oggi non note, e dal contesto specifico, esso non può essere considerato un evento isolato ed estemporaneo, semmai si pone su un percorso di peggioramento sistematico delle condizioni generali di sicurezza nel settore, potenzialmente prodromico di altri episodi anche maggiormente catastrofici".

Servono dunque decisioni e soluzioni immediate: "Il coordinamento pone le autorità apicali del Paese di fronte all’inderogabile e stringente responsabilità di fermare l’andamento peggiorativo di tali rischi che coinvolge lavoratori, popolazione, ambiente, beni di grande valore economico e strategico. A nostro parere, trattandosi di un fenomeno complesso, è necessario un approccio coordinato e sinergico che si può sintetizzare nelle seguenti due linee principali - spiegano Cardettini e i suoi "colleghi" delle altre regioni -:

  • ampliamento e adeguamento delle competenze dell’ente ministeriale di sorveglianza delle dighe le cui prescrizioni saranno immediatamente esecutive a pena dell’immediata revoca della concessione. Per quanto risulta, infatti le sole dighe sono soggette a verifiche periodiche da parte di tale ente ministeriale che ne assicura l’affidabilità, ma esso nin ha competenze su nessun altro elemento del “sistema impianto idroelettrico”. Dobbiamo ricordare che tale ente è stato costituito in seguito al disastro del Gleno (1923) e sarebbe davvero imbarazzante assistere ad altre tragedie simili prima di agire
  • i bandi di gara per il rinnovo di tutte le concessioni dovranno porre la “questione sicurezza” come assoluta priorità, persino a monte delle esigenze socio economiche ed ambientali di salvaguardia dei territori. È quindi opportuno che la stessa formulazione dei bandi segua uno standard tecnico stabilito da una Authority statale le cui autorevolezza e terzietà sarà condizione essenziale per il corretto funzionamento dell’intero sistema di produzione idroelettrica, ribadiamo di interesse strategico per il Paese. E’ opportuno sottolineare l’importanza di costituire un format nazionale obbligatorio di offerta tecnico economica i cui requisiti minimi conterranno anche gli standard di compensazioni ambientali e socio-economiche per i territori coinvolti e le condizioni per le revoche delle concessioni.  

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