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Domenica, 19 Maggio 2024
Si può fare meglio

Concessioni idroelettriche in Lombardia: ecco i primi due bandi di gara

Uno riguarda, in un solo lotto, le dighe Codera Ratti, in provincia di Sondrio, e Dongo in quella di Como

Come annunciato nei mesi scorsi, Regione Lombardia ha messo a gara per trent’anni le prime tre dighe per la produzione di energia idroelettrica. I lotti sono, in realtà, soltanto due, visto che il primo riguarda in combinata la diga Codera Ratti, in provincia di Sondrio, e Dongo, in provincia di Como. Il secondo lotto riguarda, invece, la diga di Resio, in provincia di Brescia.

I bandi rimarranno aperti per sei mesi, fino alla fine di ottobre, mentre per l’assegnazione bisognerà attendere il 2025 inoltrato.

Una novità che soddisfa solo in parte il Comitato del grande idroelettrico di cui è portavoce anche il valtellinese Renato Cardettini: "Bene i primi bandi ma c’è molto da fare ancora. Nel nostro documento programmatico chiedevamo un cambio di paradigma che si basava sui seguenti principi: efficientamento, sicurezza impiantistica e ambientale, manutenzione del territorio, lavoro e clausole sociali, canoni/compensazioni. Salutiamo con favore il fatto che finalmente dopo decenni di proroghe la concessione di 2 piccoli impianti sia messa a gara. Questa prima gara sarà un esempio di scuola ed è per questo che ne segnaliamo i limiti e le criticità. Dietro i bandi c’è molto lavoro delle strutture regionali e questo test servirà per tarare il meccanismo e migliorarlo - sottolineano Cardettini e gli altri esponenti del comitato -. Sulle criticità: manutenzione del territorio, sicurezza impiantistica e ambientale, clausole sociali e sicurezza sul lavoro le prime emergenze sottovalutate, meritavano una premialità maggiore. Nello specifico nei criteri di selezione delle offerte: attività gestioni invaso valore 5, struttura tecnica organizzativa valore 10, efficientamento impianti valore 7, mentre le compensazioni economiche valgono il doppio".

"Chi parteciperà alle gare si concentrerà sulla parte economica in quanto meno impegnativa. Deludente la questione impatto lavorativo, c’è il minimo per legge e nessuna forma innovativa di premialità per chi si impegna a riportare lavoro vero in montagna (ricordiamo 700 posti di lavoro persi in 30 anni nella provincia) - si conclude l'intervento -. Anche sulla formula avremmo preferito la società pubblico privata con il coinvolgimento dei Comuni e degli enti locali. C’è tempo per migliorare, non possiamo svendere la montagna e le nostre risorse naturali".

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