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Viaggio della speranza

Sette ore per arrivare a Milano e così saltano le lezioni all'università

La testimonianza di una studentessa valtellinese dopo l'ennesima giornata di passione sui binari

Ieri è stata davvero una giornata difficile per chi ha viaggiato in treno, dopo che, nelle prime ore del mattino, alcune persone hanno camminato lungo i binari e hanno lanciato sassi in direzione dei convogli all'altezza della stazione di Carnate-Usmate.

A pagare le conseguenze dei ritardi, delle cancellazioni e delle limitazioni di percorso dei treni, ancora una volta, gli incolpevoli pendolari che avrebbero solo voluto raggiungere le loro sedi di studio e di lavoro e che, invece, non sono riusciti a farlo in tempo.

Tra questi anche Aurora, una studentessa dell'Alta Valle che racconta quanto le è accaduto ieri: "Come tutti i lunedì ho dovuto usufruire del "servizio" di Trenord per recarmi in università. Peccato che a lezione non ci sia mai arrivata. La giornata inzia con la soppressione del treno delle 9.08 che intendo prendere da Tirano - esordisce la giovane valtellinese -: scopro però che il treno partirà con enormi ritardi da Sondrio. Problema: come arrivare a Sondrio? Scopro con sgomento che Trenord ci ha abbandonati, nessun bus sotituivo. Nulla di straordinario, è già successo. Decido così di rassegnarmi e attendere il treno successivo delle 11.08. Mi aspettano due ore di attesa in stazione, ma non importa, sarò resiliente e poi ormai ci sono abituata".

L'attesa, però, oltre che lunga, diventa anche vana: "Lo sgomento inizia a diventare sdegno quando scopro che anche il treno che avevo tanto pazientemente atteso non sarebbe mai arrivato. Soppresso anche quello. Questa volta però il bus sotitutivo c'è e riesco a raggiungere almeno Sondrio - prosegue nel suo racconto Aurora -. Una volta in stazione veniamo rassicurati sul fatto che presto sarà disponibile un treno per raggiungere Milano, è previsto per le 11.41. Tiro un sospiro di sollievo. Il treno arriverà presto, assicurano in biglietteria. Non so quale concezione di "presto" abbiano i dipendenti di Trenord, ma sicuramente è diversa dalla mia visto che l'agognato treno arriva con più di un'ora di ritardo. Ebbene, nell'attesa non ho pensato a fare il biglietto perchè onestamente non sapevo se e quando il treno sarebbe arrivato, stavo per rinunciare, sarei tornata a casa e non volevo buttare i soldi di quel biglietto visto che in Trenord i rimborsi non sono contemplati. E proprio in quel momento arriva al binario 3 il fantastico treno 2825, nuovo di zecca, del colore della speranza. Salgo immediatamente e penso che non appena vedrò il controllore farò il biglietto, poco male mi dico, capirà sicuramente".

Invece alla beffa del ritardo biblico si aggiungerà anche il danno di una multa: "Il treno è ovviamente affollato, il viaggio comincia alle 12.26. Dopo un paio di fermate intravedo il controllore, gli vado incontro, spiego la situazione e mi sento rispondere che: "Eh no, sfortunata pendolare, ti tocca la sanzione, niente biglietto a bordo se non alla salita." - riferisce sempre Aurora -. Ebbene, ammetto la mia ignoranza in merito a regolamentazioni Trenord, ma dopo tutti questi disagi mi viene da rispondere che la sanzione forse poteva essermi risparmiata. Comunque sia, pago la sanzione con quello stesso enusiasmo con cui si pagano normalmente le multe. Il viaggio continua tra fermate eterne in mezzo al nulla, luci che si spengono e una calca che affolla il piccolo tenero Donizzetti. E così arriviamo a 200 metri dalla stazione Centrale di Milano, sembra un miraggio. E un mirraggio rimane visto che il treno si inchioda e sembra non volere sentire ragioni, non vuole porprio arrivare a destinazione. Ed ecco che, a peggiorare ulteriormente la situazione, si blocca anche l'aria condizionata. Nel convoglio si crea un microclima tropicale che si aggira sui 30 gradi, i finestrini sono bloccati. Siamo tutti paonazzi, c'è chi si sente male, chi è mostruosamente indignato, chi parimenti sudato".

Il viaggio, insomma, si conclude (in)degnamente in linea con tutto il suo tragitto: "Chiudono la serie una folla di turisti increduli che si ripromettono che su Trenord non saliranno mai più. Per fortuna un raggazzo eroico con un mazzo di chiavi riesce a sbloccare alcune sicure dei vetri e aprire un pò il finestrino e l'aria si fa un pò più respirabile: già perchè per aprire un finestrino serve la brugola - così si conclude il racconto di Aurora -. Ed eccoci, alle 16 del pomeriggio, fare finalmente il nostro ingresso trionfale alla stazione Centrale. Le porte si aprono, mi viene voglia di baciare terra ma una ressa infernale ci attende al binario, la gente spinge e si accalca per scendere e per salire. Guardo compassionevolmente quelli che stanno per iniziare il loro viaggio come guardassi coloro che si dirigono al patibolo. Lasciate ogni speranza voi che entrate. Così si conclude il mio viaggio della speranza che ancora una volta fa auspicare che qualcuno, su ai vertici, guardi verso noi comuni umani e si impegni un pò di più".

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