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Martedì, 7 Febbraio 2023
Strage di Erba / Albaredo per San Marco

Strage di Erba, Olindo torna a parlare dal carcere: "Io e Rosa incastrati"

A 16 anni dalla strage gli avvocati di Olindo Romano e di Rosa Bazzi preparano la richiesta di revisione del processo con "nuove prove e un testimone"

Sono passati 16 anni dall'11 dicembre del 2006 quando a Erba venne commessa la strage e da allora il nome della città in provincia di Como è rimasto indelebilmente legato a questo fatto di cronaca nera. Un delitto efferato dove hanno perso la vita  Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Il marito di quest'ultima, Mario Frigerio, colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie a una malformazione congenita che impedì al coltello di recidere la carotide. Olindo Romano e Rosa Bazzi, ritenuti i responsabili della strage, vennero fermati l'8 gennaio 2007 e arrestati dopo meno di 24 ore e un estenuante interrogatorio. Olindo è tornato a parlare dal carcere di Opera, dove sta scontando la sua pena. 

Le dichiarazioni di Olindo Romano dal carcere

"Sono passati sedici anni dalla strage di Erba, ci sto riflettendo parecchio in questi giorni. Forse è arrivato il momento di fare un po' di chiarezza". A parlare all'Adnkronos è Olindo Romano. "In cella la vita è sempre quella, nulla di nuovo. Per passare un po' il tempo continuo a lavorare in cucina, per il resto sto senza far niente tutto il giorno, spesso in compagnia di qualche altro detenuto costretto come me in questo carcere".
 
L'avvocato Fabio Schembri, che (insieme ai colleghi Nico D'Ascola, Luisa Bordeaux e Patrizia Morello, ndr) sta lavorando a una richiesta di revisione del processo alla luce di "nuove prove e un testimone chiave". Romano conferma: "È sempre stato convinto della mia innocenza e di quella di Rosa e non è più l'unico, grazie a Dio, a credere che io e mia moglie non abbiamo commesso la strage di Erba. Non so perché non sia stata approfondita la pista dello spaccio di droga, continuo a pensare che sia stato più semplice incastrare due persone come noi non sveglissime e inconsapevoli di quello che ci stava piombando addosso".

"Io e Rosa presi in giro, facile incastrarci"

Per l'ex netturbino 60enne originario di Albaredo per San Marco le accuse contro di lui e contro la moglie non hanno fondamento. "Mi capita di ripensare a quei giorni e a come ci hanno abbindolato e preso in giro - spiega all'Adnkronos - tanto che solo quando ci hanno portato al Bassone ci siamo accorti che i sospettati eravamo noi. Da allora tutto è assurdo e continua a essere irreale. Io le liti dalla casa di Raffaella e Azouzl e ricordo bene, litigavano spesso, ma non per questo abbiamo pensato di fare una strage. E, in effetti, non c'entriamo nulla. Chi è stato? Non lo so, diversamente lo avrei già detto ai miei avvocati, ma di certo una strage simile può farla solo chi è abituato a fare quelle cose, non penso sia facile improvvisare un fatto del genere così efferato". 

Oggi Olindo Romano sembra un'altra persona rispetto alla foto di repertorio dove è ritratto con Rosa nella cella del tribunale. Dimagrito, con un portamento calmo e i capelli bianchi. I suoi ricordi dopo 16 lunghi anni sembrano ancora intatti: "Frigerio (Mario, marito di Valeria Cherubini e unico superstite, ndr) è stato utilizzato come noi. Ripenso a quell'uomo, quando lo incontravo: era una brava persona, per questo credo che abbiano manipolato i suoi ricordi per farlo testimoniare contro di noi. Io lo considero una vittima come noi".

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