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Martedì, 18 Giugno 2024
Per le ore notturne

Dopo l'aggressione dei giorni scorsi, presto nuove misure di sicurezza al Pronto soccorso

Intanto Asst Valtellina e Alto Lario precisa: "Il soggetto che si è reso protagonista delle aggressioni al personale e dei danneggiamenti alle strutture era stato valutato per due volte dai medici della Psichiatria che avevano evidenziato come non vi fossero gli estremi per trattenerlo"

Anche dopo i fatti avvenuti nella notte tra il 18 e il 19 luglio quando un uomo di 31 anni ha provocato danni e minacciato con un coltello il personale sanitario del pronto soccorso di Sondrio, Asst Valtellina e Alto Lario sta studiando nuove misure per incrementare la sicurezza del personale stesso e dei pazienti.

E' infatti in vista l'introduzione di una figura professionale adeguata, una guardia giurata, per le ore notturne, che regolamenterà gli accessi e i controlli all'interno del Pronto Soccorso. Lo scopo è quello tutelare gli operatori sanitari e di garantire loro le condizioni ideali per lo svolgimento del loro lavoro che si traduce nel fornire una risposta ai bisogni di cura, nel caso specifico in situazioni di emergenza urgenza, ai cittadini. La tutela della sicurezza si estende a tutti gli utenti che accedono al Pronto Soccorso. 

Tutto questo che, nelle scorse settimane, dopo la già divulgata attivazione del sistema di chiamata rapida con la Questura si aggiunge la videosorveglianza che consente agli agenti di polizia di verificare in tempo reale la situazione nei locali del Pronto Soccorso di Sondrio in caso di necessità.

La precisazione

Intanto, circa i fatti dei giorni scorsi, arriva anche una precisazione di Asst Valtellina e Alto Lario: "Il soggetto che si è reso protagonista delle aggressioni al personale e dei danneggiamenti alle strutture era stato valutato per due volte dai medici della Psichiatria che avevano evidenziato come non vi fossero gli estremi per trattenerlo. I comportamenti antisociali e aggressivi ripetutamente messi in atto, che hanno sconvolto gli operatori sanitari presenti e messo a rischio la loro incolumità, non sono la manifestazione di una patologia psichiatrica e non necessitano quindi né di un trattamento psichiatrico né di un ricovero.

L'aggressività, infatti, rientra tra i comportamenti umani e non deriva in maniera esclusiva da un problema sanitario: le condizioni mediche che possono trovare espressione in atteggiamenti aggressivi non sono di esclusiva competenza psichiatrica come, ad esempio, demenza, epilessia, tumori encefalici, intossicazioni o astinenza da alcol, farmaci, sostanze stupefacenti. In quest'ultimo caso, la legislazione attuale non consente di emettere un Trattamento sanitario obbligatorio, che si applica a disturbi mentali veri e propri e non a condizioni di origine organica come questi. Nello specifico, la conferenza Stato-Regioni, nelle raccomandazioni in merito all'applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale, precisa: "Tra le motivazioni del TSO non sono previste né l'incapacità di intendere e di volere né lo stato di pericolosità. Il TSO non è, in questi casi, lo strumento di elezione, per il suo carattere sanitario, destinato a facilitare la cura e non la scomparsa della pericolosità".

Il ruolo del medico, e quello dello psichiatra in particolare, non è quello di tutela dell'ordine pubblico e di prevenzione dei reati, che spettano ad altri enti e organi dello Stato con i quali l'Asst Valtellina e Alto Lario ha sviluppato negli anni un'importante collaborazione a tutela dei propri operatori e degli utenti delle strutture sanitarie.

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