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Martedì, 6 Dicembre 2022
Ruolo di primo piano / Grosio

Rapine in villa a Padova: tra i complici anche un 30enne con dimora in Valtellina

Sarebbe stato proprio quest'ultimo a fornire alla banda di criminali i dettagli utili per uno dei loro colpi più violenti, risalente allo scorso 18 agosto

C'è anche un 30enne moldavo con dimora in provincia di Sondrio, per la precisione a Grosio, tra i componenti della banda che lo scorso 18 agosto si è resa protagonista di una violenta rapina in una villa di Padova in cui i criminali hanno anche ferito i due anziani proprietari dell'abitazione.

L'arresto

Nelle scorse ore, come riportano i colleghi di PadovaOggi, il capo banda, un moldavo 33enne che aveva compiuto anche altre rapine nel 2020 e ne stava progettando un'altra ai danni di un imprenditore di Teolo, è stato arrestato dai poliziotti della Squadra Mobile di Padova che hanno eseguito un ordine della Procura della Repubblica, grazie ad un’ordinanza di applicazione di misura della custodia in carcere richiesta ed ottenuta dal Giudice per le Indagini Preliminari sulla base dei gravi indizi raccolti dagli inquirenti.

I complici

Tra i compici (almeno quattro) del 33enne arrestato, anche un suo connazionale 30enne residente in provincia di Pavoda, ma con dimora in quella di Sondrio. Decisive per l'individuazione del complice le indagini compiute sull'auto utilizzata dalla banda.

Già nelle ore successive alla rapina, infatti, gli inquirenti avevano notato, grazie alle immagini di video sorveglianza, la presenza sospetta all’interno di una stazione di servizio di via Armistizio - distante circa un chilometro dal punto situato su Corso Boston da dove gli agenti avevano da subito intuito che i rapinatori si erano introdotti nell’area di pertinenza dell’abitazione delle vittime, raggiungendola poi a piedi - per l’intero arco temporale in cui veniva commessa la rapina, di un’autovettura Chrysler Station Wagon.

L'auto in Valtellina

Individuata la targa dell’auto gli inquirenti stessi sono risaliti alla proprietaria, una 60enne di Vo' Euganeo e hanno appurato come il mezzo fosse in realtà in uso al figlio, un 33enne moldavo incensurato e senza precedenti. L'auto stessa non veniva più rintracciato a Padova, nonostante l'intensificazione dei servizi di controllo del territorio disposta in sede di Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica nei giorni successivi alla rapina. Mediante l’analisi del traffico di un’utenza riconducibile al 33enne (individuato con certezza nel soggetto alla guida dell’autovettura utilizzata dai rapinatori), i poliziotti hanno verificato come costui si era effettivamente spostato, già all’indomani della rapina, in provincia di Sondrio, e precisamente in località Grosio, ove veniva finalmente rilevata qualche giorno dopo la presenza della sua autovettura, parcheggiata nei pressi di un’abitazione che riconduceva ad un uomo ed una donna di nazionalità moldava.

Questi ultimi risultavano aver lavorato proprio alle dipendenze della coppia di anziani di Padova sino al 2017 (l’uno come giardiniere, l’altra come colf). Le ulteriori indagini hanno consentito quindi di individuare proprio nel figlio dell’uomo un altro dei complici della rapina, che aveva in effetti raggiunto Padova i primi giorni di agosto, rimanendo ospite del suo connazionale. Proprio da costui si è ragionevolmente ritenuto siano arrivate le informazioni sulla villa della coppia rapinata. 

Le perquisizioni

Nei confronti del 30enne con dimora in provincia di Sondrio oltre che del capobanda 33enne sono state disposte alcune perquisizioni anche se merce griffata e materiale utilizzato per le rapine sono stati rinvenuti e sequestrati solamente nell'appartamento del capobanda e non del suo connazionale legato al territorio valtellinese. 

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