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Domenica, 3 Luglio 2022
Storia difficile

Nigeriano espulso: ecco la sua storia

A raccontarla Lucia Duca, insegnante di italiano e amica del ragazzo: "Aveva tante fragilità e non ha mai subito nessuna condanna qui in Italia. Voleva rientrare in Nigeria e ho pagato io i voli e i tamponi richiesti per il viaggio"

Dietro i nomi, le età e i fatti che raccontiamo si nascondono sempre le storie delle persone coinvolte: a volte lineari e semplici, altre più complesse, difficili e caratterizzate da fragilità e problemi che ne condizionano il cammino. E' il caso ad esempio del ragazzo di 24 anni, di nazionalità nigeriana, espulso dall'Italia e che lo scorso 5 marzo ha preso un aereo dall'aeroporto di Milano Linate per tornare nel suo Paese.

L'espulsione

L'espulsione, secondo quanto comunicato dall'autorità giudiziaria, è stata determinata dal fatto che il ragazzo era stato sottoposto dal gip del Tribunale di Sondrio, all'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria a seguito di procedimento penale per i reati di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a Pubblico Ufficiale.

La vicenda, però, non si riduce qui ed è molto più complessa. A raccontarla, Lucia Duca, insegnante di italiano e amica dello stesso ragazzo.

Le fragilità

"Ho conosciuto il ragazzo alcuni anni fa visto che ero la sua insegnante d'italiano al centro provinciale d'istruzione per stranieri. - così inizia il racconto della donna - Ho subito notato che aveva un pò la testa fra le nuvole e qualche fragilità. Anche per questo sono diventata sua amica, l'ho fatto venire a casa mia, facendogli conoscere la mia famiglia e i miei figli, l'ho aiutato a trovare un lavoro in attesa che ottenesse i documenti per poter rimanere più stabilmente in Italia".

L'iter in tal senso, però, si conclude in maniera negativa e i problemi del giovane nigeriano sono aumentati: "L'iter - ha proseguito Lucia Duca - è già complicato di suo, e lui purtroppo l'ha ulteriormente complicato visto che non riusciva a capire tante cose, ha lasciato il centro di accoglienza e ha deciso lui a chi rivolgersi poi per provare a ottenere i documenti, perdendo così un'altra possibilità".

Il primo "arrivederci"

Così il giovane nigeriano ha lasciato l'Italia, stabilendosi all'estero e trovando anche un lavoro: "Siamo rimasti in contatto - ha spiegato la sua ex insegnante - e sembrava andasse tutto bene, visto che mi ha detto che aveva trovato pure un lavoro. Poi, però, ho iniziato a ricevere strani messaggi: mi diceva che non stava bene, che "sentiva le voci". Gli ho detto di farsi aiutare, ma lui è tornato in Italia e un giorno me lo sono letteralmente trovato alla porta di casa".

L'inizio del calvario

"Appena tornato, però - così prosegue Lucia Duca - lui ha espresso la volontà di rientrare in Nigeria. Sapeva di non avere i documenti e di essere irregolare e per anni aveva sentito che, proprio senza documenti, lo avrebbero mandato via. Io gli ho consigliato di seguire un programma assistito per il suo rimpatrio, ma lui era agitato, non stava bene, e quindi ha deciso di andare in Questura chiedendo lui stesso di essere mandato via. Tra l'altro, tengo a precisare che lui era stato indagato, ma mai condannato nella vicenda giudiziaria che lo aveva visto coinvolto, e quindi il provvedimento d'espulsione è legato al fatto di essere irregolare, ma non al fatto che avesse commesso qualche reato".

La sera stessa in cui il ragazzo nigeriano è andato in Questura gli è stato comunicato che sarebbe stato trasferito al centro di rimpatrio di Gorizia e così è stato: "Le condizioni lì, però, non erano per niente buone. - ha sottolineato Lucia Duca - Lui non stava bene, io ero molto preoccupata, tanto che ho pure scritto alla Questura di Gorizia senza però ricevere mai risposta. Un giorno, comunque, io gli ho inviato un pacco con tutte le sue cose visto che sembrava che, finalmente, lo facessero partire per la Nigeria. Invece, dopo tre mesi e mezzo al centro di Gorizia, un giorno lo hanno lasciato uscire e lui è tornato da me".

La situazione si sblocca

A questo punto Lucia Duca si rivolge all'Anolf per cercare di trovare una soluzione in maniera autonoma e finalmente la situazione si sblocca: "Una persona che lavora in Anolf ha fatto da tramite con la Questura di Sondrio - ha evidenziato la donna - e siamo riusciti a ottenere una copia del nullaosta per la partenza del ragazzo rilasciato dall'ambasciata della Nigeria. A quel punto, a mie spese, ho comprato il biglietto aereo e ho pagato due tamponi Pcr, ma mancava ancora l'originale del nullaosta e così sono stata costretta, nell'attesa, a spostare la data del volo".

Il lieto fine

Alla fine, Lucia Duca e il ragazzo, accompagnati dal componente di Anolf, sabato scorso hanno raggiunto l'aeroporto di Milano Linate: "In effetti - conclude Lucia Duca - la Polizia aeroportuale era piutttosto perplessa che, solamente con una copia del nullaosta, visto che l'originale ancora non era arrivato, il ragazzo potesse partire, ma la compagnia aerea ha accettato e così finalmente ha potuto fare ritorno in Nigeria, come desiderava da tempo. Rimane, comunque, una vicenda assurda, in cui, probabilmente, senza il mio aiuto, il ragazzo sarebbe ancora bloccato in Italia e mi dispiace che sia stata resa nota solo una minima parte di tutta la sua storia. Per questo ho voluto raccontarla". 

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